Francesco Angelone Maestro d’arte
Francesco Angelone Nato a Viterbo, sin da piccolo manifesta interesse verso il disegno e le arti grafiche, frequenta l’Istituto d’Arte di Civitavecchia e consegue il diploma di Maestro d’arte. Terminati gli studi si avvicina alla lavorazione del legno con un impie- go decennale nella realizzazione di mobili ed arredi per una azienda qualificata nella produzione di mobili su commissione. Si specializza nei diversi procedimenti della trasformazione del materiale a partire dal ta- glio fino alla rifinitura del legno e nella ricerca di risultati in grado di valorizzare il legno e risvegliare il fascino della tradizione che già suscita. Si perfeziona nella personalizzazione dei materiali, nel dettaglio e nella tipologia di verniciatura. Terminato l’impegno si sposta nel settore della lavorazione della pelle dove acquisisce abilità e manualità tali da consentirgli di rendere la pelle un materiale unico e pregiato. Si impegna in una continua ricerca su tut- te le operazioni che si effettuano sulla pelle asciutta per modificarne la superficie dal punto di vista estetico e funzionale. Si specializza in tutta una complessa sequenza di lavorazioni in cui la sua competenza riesce ad esprimersi grazie ad una ricerca costante negli anni. Le pelli lavorate sono destinate ad articoli realizzati grazie alla creatività degli stilisti e dei designer di grandi marche nazionali e internazionali.
Il suo interesse principale resta però il disegno a matita e il chiaroscuro attraverso i quali riesce a fornire al disegno un'i- dea di plasticità, volume e profondità. Si orienta verso il reali- smo e si concentra sullo studio del tono e del grado di lumi- nosità del colore. In un oggetto in scala di grigi è in grado di riprodurre le infinite variazioni di sfumature tra la tonalità dell’ombra e quella in luce, e le altrettanto infinite variazioni di gradazioni. Riproduce con abilità il risultato dell’interazio- ne della luce con le asperità del materiale di cui è composto un oggetto e l’ombra portata sul piano di appoggio da un corpo che ostacola il passaggio della luce. La passione per l’arte, per la speri- mentazione e per tutto ciò che è creativo sono il filo conduttore di tutta la sua produzione e probabilmente di tutte le sue attività.
I temi che predilige vanno dal ritratto al paesaggio. Colleziona così negli anni una vasta serie di ritratti di personaggi del ci- nema e dello spettacolo, della politica e della cultura. La tecni- ca è prevalentemente il Chiaroscuro grazie al quale riesce a rendere il rilievo, il volume e le particolarità di una forma ri- spetto alla sorgente luminosa che l'investe. Regola il graduale variare del tono dei colori e fino all'applicazione di piccole zone o macchie di colore chiarissimo nei punti sui quali brilla la luce. Ha sperimentato anche disegni a carboncino o a matita e ges- so su carta colorata, sempre limitati al variare di uno stesso colore, più il bianco dei \"lumi\".
I paesaggi Il problema pittorico del chiaroscuro è spes- so strettamente con- nesso, oltre che alla luce, anche all’intento di rappresentare lo spazio in modo natu- ralistico. Francesco studia e ri- costruisce le forme, armonizza gli spazi, plasma i volumi tra l'alternanza delle luci e delle ombre. Osserva i corpi e analizza le for- me, percorre quel pro- cesso inverso che dalla dimensione più este- riore conduce alla sfe- ra più intima della na- tura e dell'equilibrio. Ma un corpo senza scheletro non regge, e per il disegno realistico è necessario anche e soprattutto lo studio della forma, dello spazio e della prospettiva. Così si concentra sullo studio dell’oggetto e sulla necessità di dare corpo, volume, vivacità e profondità, soltanto con la luce, ma tracciando la sua parte in ombra e riproducendo l'ombra che questo sviluppa sulla superficie sulla quale poggia.
Nei paesaggi esterni, affronta il problema della luce: di giorno la fonte luminosa è costituita dal sole, nei paesaggi serali la fonte luminosa può es- sere la luna o una luce artificiale. Nei giorni senza sole, la luce filtra attraverso le nubi ed illumina la scena. La luce è più diffusa, il contrasto tra la parte illuminata e quella in ombra è poco netto, e le ombre, anche se pur sempre esi- stenti, sono meno nette e marcate ed i loro con- torni molto sfocati, le ombre sono molteplici ed orientate in direzioni diverse. Lo studio tecnico in questo caso è molto complesso e dimostra una attenta osservazione.
Affronta la prospettiva tra gli oggetti. Restituisce corretta- mente la proporzione degli gli edifici, delle costruzioni, delle figure. Evidenzia i diversi piani e gli oggetti posti su spazi diversi dando loro le giuste proporzioni. Conosce il modo di rappresentare gli oggetti secondo i prin- cipi scientifici dell’ottica, in modo da rendere la stessa imma- gine che si avrebbe con la visione diretta. In campo tecnico il disegno manuale di prospettive a uno, due o tre punti di fuga trova un sempre minor campo di im- piego a causa della diffusione di software per la generazione automatica di visioni prospettiche. Lo studio della teoria e dei principali metodi per il disegno prospettico richiede quantità di tempo e impegno che sempre più spesso sono superate dall’utilizzo delle moderne tecnologie
I ritratti Il chiaroscuro iperrealista è caratterizzato da minuzia e at- tenzione per i dettagli. La formazione tecnica lo ha portato a studiare il pigmento nelle sue svariate caratteristiche, ha imparato a costruire il co- lore, a comprenderne la fisica e la dinamica. Ha fatto espe- rienza delle reazioni sui supporti per comprendere quanta co- munione e differenza c'è tra le varie materie. Ha studiato i di- versi supporti: dalla carta alla tela, dalla tavola in legno all'in- tonaco perché questi potessero valorizzare e rendere giustizia al suo lavoro.
Anche la fase creativa segue precise regole, per quanto meno rigide, che comprendono la stesura del bozzetto ed i vari studi sul soggetto figurativo a partire dal ritratto, dalla figura, dalla natura mor- ta o dal paesaggio. È attento non solo alla defini- zione progressiva del disegno, frutto dello studio della forma dei riflessi sulla forma, ma lascia in- travedere anche i cambiamenti di idee in corso d’opera. I ritratti sono solitamente ripresi da foto. Per fare una copia, lavora prevalentemente fidandosi della capacità, dell'esperienza e dell’abilità, non solo nel copiare i contorni del disegno, ma anche nel ri- produrre i particolari, i volumi e le ombre.
È attraverso il viso di un uomo, una donna, un bambino o un vec- chio che denota il ca- rattere, l'umore, l'età, la razza e le caratteri- stiche del soggetto che sceglie. Rende le pro- porzioni e le distanze tra le varie componen- ti del viso, e rispetta il cambiamento delle proporzioni legato al variare dell'età, dalla razza e del sesso. Me- morizza le caratteristi- che del viso e le varia- zioni che subiscono le diverse parti, quando il viso cambia espressio- ne, quando cambia posizione e quando cambia l'angolatura di ripresa. Nei ritratti i particolari cambiano, come il viso, cam- biando espressioni, le posizioni, le persone, il sesso, l’età e la razza. Cura, in una prima fase, solo le proporzioni e memorizza le caratteristiche. Nella fase successiva, dise- gna le ombre e solo in una terza fase si preoccupa delle sfumature
Il suo disegno può essere un semplice studio per una base pittorica o un opera rifinita e completa con particolari ed ombreggiature. Un lavoro può essere interrotto e ripreso, senza tutti quei proble- mi, che invece ci sono nella pittura. Il disegno ne- cessita di pochi materiali (matita gomma e carta e sfumino). Per il disegno spesso anche pastelli, cre- te, carboncino, gessetti, sanguigna. La scelta della tecnica dipende dal soggetto da rappresentare, dal tempo a disposizione e dall’ispirazione del mo- mento. Questo rende il suo lavoro vario e diversi- ficato e giustifica i cambiamenti che ha avuto nel corso del tempo e l’interesse sempre nuovo verso altre tecniche e altre espressioni dell’arte grafica. Valentano, 2020
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