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VINYL 15 luglio 2020

Published by epraghi, 2020-06-25 05:45:48

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15 LUGLIO 2020ANNO III — N° 15 Luglio 2020 In edicola dal 15 Luglio 2020 bimestrale · € 5,00 BAINCBLKACK40 ANNI DI ROCK DA ASCOLTARE A TUTTO VOLUME! • BRITPOP: LE ORIGINI E I DISCHI ESSENZIALI • • NEIL YOUNG: GENIO SENZA COMPROMESSI • • THE CURE: SEVENTEEN SECONDS • • I VINILI COLORATI • SIRE RECORDS STORY • • GHEMON • PERTURBAZIONE • AFTERHOURS •

NUOVA LAND ROVER DEFENDER TI STUPIRÀ. ANCHE SU STRADA. Sul set di No Time To Die, Nuova Defender si è trovata nel suo elemento naturale: l’avventura. Progettata per affrontare qualsiasi sfida, è un’auto realizzata con i materiali più resistenti di sempre e collaudata fino al limite delle sue possibilità. Con il suo inconfondibile design rinnovato e tecnologie di bordo più intuitive che mai, è pronta ad entrare in azione su strada. E in fuoristrada. landrover.it Veicolo modificato per ragioni di sicurezza. Set cinematografico con stuntman professionisti. Non emulare. Gamma Nuova Defender, valori di consumo carburante (l/100 km): ciclo combinato da 7,5 a 10,2 (NEDC 2), da 8,8 a 12,5 (WLTP). Emissioni CO2 (g/km): ciclo combinato da 199 a 234 (NEDC 2), da 230 a 280 (WLTP). I valori sono indicati a fini comparativi. © 2020 Danjaq, LLC and Metro-Goldwyn-Mayer Studios Inc. NO TIME TO DIE, and related James Bond Indicia © 1962-2020 Danjaq, LLC and Metro-Goldwyn-Mayer Studios Inc. NO TIME TO DIE, and related James Bond Trademarks are trademarks of Danjaq, LLC. All Rights Reserved.



VINYL EDITORIALE 3 2 FOTO DEL MESE 14 Traffic, Londra 1971 4 22 6 STORIE 18 Back In Black: 40 anni di rock a tutto volume 6 Cristiano Godano: qui parlo io 12 Ghemon: le mie canzoni 14 Perturbazione: una storia d'amore 16 Afterhours: 30 anni dopo 18 REWIND Neil Young: la leggenda del country rock 22 The Britpop Guide: la storia e i dischi essenziali 27 The Cure: Seventeen Seconds 34 MONDO VINILE Sire Records: dal punk alla disco e oltre 40 Tutti pazzi per i vinili colorati 44 Dietro la cover: Pet Sounds 48 JUKEBOX Le recensioni dei dischi che stiamo ascoltando, tra novità, ristampe e pezzi storici 50 27 34 DIRETTO DA Contenuti e immagini delle pagine 4-5, 22-37, DISTRIBUZIONE Barbara Schwartz 40-43 tratti da Long Live Vinyl, in accordo M-Dis Distribuzione Media S.p.A. CONSULENZA REDAZIONALE Via Cazzaniga 19, 20132 Milano Silvia Gianatti, Giuliano Donati con Anthem Publishing Ltd. (design e concept REDAZIONE E GRAFICA copyright di Anthem Publishing). Tel. 02-2582.1. Flavia Vimercati, Alberto Villa Foto di copertina di Guido Karp. REDAZIONE HANNO COLLABORATO De Agostini Publishing Italia S.p.A. Andrea Valentini, Valentina Giampieri, Foto Getty Images: pagina 6, 10, 30. 20154 Milano, via Tito Speri 8. Gianni Sibilla, Claudio Cabona, Daria Croce, Foto Ghemon di A. Treves e Andrea \"Nose\" Barchi. AMMINISTRAZIONE Giampiero Di Carlo, Lamberto Colpi, Rockol De Agostini Publishing Italia S.p.A. Foto Godano: Guido Harari. 28100 Novara, via Giovanni DIRETTORE RESPONSABILE Dove non indicato: crediti in pagina. da Verrazzano 15. Pietro Boroli Le altre immagini provengono dalle cover © 2020 De Agostini Publishing Italia S.p.A. SERVIZIO CLIENTI DIRETTORE MARKETING E VENDITE degli album (collezioni private). mail: [email protected] Valentina Bramati L’editore è a disposizione degli aventi diritto con i tel. 199 120 120 quali non gli è stato possibile comunicare, nonché costo massimo della chiamata € 0,144936 PRODUCT MANAGER per eventuali involontarie omissioni o inesattezze IVA INCLUSA a minuto di conversazione, Francesco Losco da rete fissa, senza scatto alla risposta, LEGAL AFFAIRS nella citazione e/o nelle foto. indipendentemente dalla distanza. ISSN 2611–7290 Da rete mobile costo dipendente Avv. Andrea Maruccio dall’operatore utilizzato. Avv. Patrizio Visco DE AGOSTINI VINYL n. 15 del 15/07/2020 Pubblicazione periodica bimestrale sito web esce il 15 luglio 2020 www.deagostini.it Registrazione presso il tribunale di Novara n. 655 del 05/09/2018 STAMPA Rotolito Spa – Milano

VINYL 3TITOLO Un mese di luglio senza i grandi concerti è qualcosa che non avremmo mai immaginato. L’onda lunga della pandemia sta avendo riflessi importanti e pesanti sul mondo musicale dove pochi artisti ripartono, per pochi spettatori, con il limite delle mille persone a distanza. Tanti mesi senza musica live e festival sono una ferita profonda per chi ama la musica come noi. In redazione ci siamo allora consolati pensando a chi avremmo voluto vedere in concerto in un immaginario luglio 2020 e così è nato questo numero ricchissimo di varietà di genere, come raramente Vinyl lo è stato. Un segnale forse della nostra voglia di musica da vivere per una stagione di rinascita. Partiamo alla grandissima con un tributo a Back In Black. La nostra cover story ci porta in un viaggio immaginario nel mondo degli AC/DC attraverso la storia della creazione di questo album fondamentale e impareggiabile. Sosta negli Stati Uniti, con Ramones, Talking Heads, Pretenders e Madonna, tutte perle della SIRE, una delle label più sorprendenti di cui abbiamo raccontato la storia. Ma America significa anche cantautorato e lo abbiamo approfondito con Neil Young, ripercorrendo la carriera solista, e non solo, di un musicista che ad ogni album ha saputo sempre sorprendere e non essere mai lo stesso. Il nostro tour immaginario continua dai locali punk di New York ai club inglesi, prima con i Cure e poi con un’approfondita analisi del Britpop, risposta inglese al movimento Grunge, con band anticonvenzionali come Elastica, Verve, Blur, Pulp e tante altre… Insomma, un viaggio virtuale che spazia tra decenni, luoghi e generi alla ricerca della più bella musica da ascoltare live. E tu chi vorresti vedere in concerto stasera? Questo mese in abbinamento a De Agostini Vinyl n. 15 troverai i numeri in edicola delle collezioni Bob Dylan Vinyl Collection e Francesco De Gregori The Vinyl Collection. Prezzo De Agostini Vinyl € 5,00. Prezzo dei vinili in abbinamento editoriale: album prima uscita a prezzo promozionale € 9,99, album singoli € 17,99, album doppi e tripli € 27,99, album quadrupli € 39,99. L’offerta De Agostini Vinyl si compone del solo magazine o del magazine più gli album a scelta tra quelli abbinati al magazine di questo mese. Magazine 5 € + 1 album singolo prima uscita 9,99 € = 14,99 € Magazine 5 € + 1 album singolo 17,99 € = 22,99 € Magazine 5 € + 1 album doppio/triplo 27,99 € = 32,99 € Magazine 5 € + 1 album quadruplo 39,99 € = 44,99 €

VINYL Live in 4 London STORIE Traffic, 1971 Jim Capaldi e Dave Mason, rispettivamente batterista e chitarrista dei Traffic, prova- no alla Fairfield Halls di Londra prima del concerto che verrà registrato nello storico Wel- come To The Canteen (1971), il primo live album della band che premia la terza, breve, reunion di Dave Mason con il gruppo. I Traffic del ’71, però, sono già ben diversi da quelli di Mr. Fantasy, tanto che la co- pertina non riporta nemmeno il nome della band, ma solo quello dei singoli musicisti. Anche le ristampe successive manterranno questa peculiari- tà, limitandosi ad aggiungere il nome del gruppo soltanto sulla costa. La scelta si spiega guardando la tracklist, dove solo la metà dei brani appar- tiene al repertorio dei Traffic, con “Dear Mr. Fantasy” (tratta da Mr. Fantasy), “Forty Thou- sand Horsemen” (da Traffic) e “Medicated Goo” (da Last Exit). “Gimme Some Lovin’”, invece, è il singolo compo- sto da Steve Winwood per lo Spencer Davis Group, men- tre “Sad And Deep As You” e “Shouldn’t Have Took More Than You Gave” provengono dal primo disco solista di Dave Mason, Alone Together (1970). © Long Live Vinyl

IL DISCO VINYL K Traffic, Welcome To The Canteen 5 I S L A N D 1971 FOTO DEL MESE Brian Cooke/Redferns/Getty

VINYL AC/DC STORIE6 BACK IN BLACK 40 ANNI DI ROCK DA ASCOLTARE A TUTTO VOLUME Nell’estate del 1980 gli AC/DC reagiscono alla tragica scomparsa di Bon Scott con un nuovo album che sancisce la svolta verso il loro definitivo successo grazie a un sound più hard & heavy che mai. Quest’anno Back In Black compie i suoi primi 40 anni… e li porta in maniera eccellente di Lamberto Colpi Brian Johnson con la caratteristica coppola (iniziò a indossarla per evitare che il sudore gli colasse negli occhi) e Angus Young con i pantaloni corti della divisa da scolaretto, suo trademark fin dalle origini.

Quando il 27 luglio Foto di Guido Karp sono un album in cantiere e un 7 1979 arriva sul mer- successo a portata di mano da cato Highway To VINYLagguantare: sarebbe una follia Hell, gli AC/DC tira- mollare proprio ora. no un grosso sospiro di sollie- BACK IN BLACK vo: con l’aiuto del produttore UN RITORNO IN NERO Mutt Lange hanno finalmente Fast forward: facciamo un confezionato un album capace salto in avanti di cinque mesi. di raccogliere più ampi consen- Cinque mesi densissimi, in cui si, conquistando anche la dif- nel quartier generale degli ficilissima piazza americana. AC/DC – o Acca Dacca, come Non è ancora il successo con li chiamano in Australia – si re- la “s” maiuscola ma i fratelli gistra un fermento continuo. La Angus e Malcolm Young (chi- novità più eclatante, di porta- tarre), Bon Scott (voce), Cliff ta davvero enorme, è l’arrivo Williams (basso) e Phil Rudd Malcolm e Angus Young: brothers in guitars. di Brian Johnson in veste di (batteria) viaggiano finalmente nuovo frontman: è proprio lui con il vento in poppa e si godo- che canta tutti i pezzi di Back no il risultato di oltre un lustro di duro lavoro in studio In Black, l’album che arriva nei negozi il 25 luglio del e sui palchi di mezzo mondo, con l’ovvio condimento 1980, un anno e due giorni esatti dopo Highway To Hell di eccessi all’insegna della sacra triade sex & drugs & (il cui titolo, nel frattempo, ha acquisito i connotati di rock’n’roll. una profezia letale). Ma, come insegna la più classica teoria dei meccanismi Back In Black è un disco dal peso specifico elevatissi- legati alla narrazione, il colpo di scena è letteralmente mo. Lo si intuisce già dalla copertina, evocativa, miste- dietro l’angolo. E, per definizione, un colpo di scena è riosa, minacciosa e cupa: incute timore e rispetto alla un turning point, ma non necessariamente un evento prima occhiata. Nella tiratura iniziale, su uno sfondo positivo. Nel caso degli AC/DC è una tragedia: la morte total black svetta il logo degli AC/DC in rilievo bordato del carismatico frontman Bon Scott, un rocker vecchio di bianco, mentre il titolo è quasi invisibile: è, infatti, in stampo che sembrava capace di sfidare il demonio in rilievo ma nero e senza contorni. Lo si identifica solo persona e invece perde la vita nel modo più banale. Il guardando in controluce il cartone, oppure toccando- certificato di morte recita “cause accidentali”: per la lo, in modo da percepirne il dislivello. precisione si parla di assunzione esagerata di alcolici. È senza dubbio un album listato a lutto che, con un Il sipario sull’esistenza di Scott scende nella notte aspetto solenne, vuole rendere omaggio al tra il 18 e il 19 febbraio 1980: Bon non aveva ancora compagno di mille battaglie Bon Scott, ca- compiuto 34 anni. Ma quel medesimo sipario non sof- duto sul campo. A sottolineare il concetto foca l’energia e la voglia di dominare il mondo degli c’è anche il brano d’apertura che è intitolato AC/DC, che iniziano subito la tanto dolorosa, quanto Hells Bells e ha come intro una serie di rintocchi necessaria, ricerca di un sostituto. In fin dei conti ci di campana a morto. LE CHITARRE DI BACK IN BLACK 12”. Il fratello Malcolm, motore di tutta la costruzione sonora griffata AC/DC, ha utilizzato la sua bellissi- Uno degli aspetti caratteristici di Back In ma Gretsch White Falcon bianca del 1959 collegata Black è il suono delle chitarre e del basso. a diverse testate e casse Marshall. In più ha anche Angus Young è da sempre un endorser suonato parti con una testata Marshall Super Bass fedelissimo del modello SG (alias “diavo- (nata, a fine anni Sessanta, come prodotto destinato letto”) della Gibson; nelle session tenute a ai bassisti, ma scelta anche da alcuni chitarristi per Nassau ha utilizzato la sua amata SG Stan- via del suono più “grosso”). dard del 1970, acquistata nel 1971 all’età di 16 anni. Originariamente montava un ponte con leva del Non è noto, invece, che strumento abbia imbracciato tremolo Lyre Maestro – poi eliminato nel 1978 – e due Cliff Williams; è da sempre un amante dei bassi Music pickup humbucker PAF (non è chiaro se quello al ma- Man, ma in quel periodo dal vivo lo si vede spesso con nico sia poi stato sostituito o semplicemente Angus ne un Fender Precision, mentre nel video ufficiale della tit- abbia rimosso la cover). Come amplificatori ha usato le track suona un Gibson Thunderbird (con paletta non diverse combinazioni di testate Marshall valvolari da 50 reverse). Stando ai ricordi di Platt, ha usato una testa- e 100 Watt, abbinate a varie casse con quattro coni da ta Ampeg Portaflex B15-N e un’unità Demeter Tube Di Box direttamente collegata al mixer.

VINYL LA REALIZZAZIONE Per incidere Back In Black la Atlantic affida la band, STORIE per la seconda volta consecutiva, alle sapienti mani di 8 Mutt Lange. Il produttore trentaduenne ha al proprio attivo diversi lavori (fra i nomi più illustri con cui haFoto di Tyler Crothers lavorato ci sono i Boomtown Rats e Graham Parker), ha già avuto a che fare con gli AC/DC per Highway To Hell e possiede una visione e una personalità molto forti: quello che ci vuole per riprovare a far fare il tanto agognato grande salto, a livello di fama e vendite, ai rocker australiani. E infatti le cose vanno proprio così. Lange, insieme al tecnico del suono Tony Platt, resta per quattro settimane (fra aprile e maggio del 1980) con la band presso i Compass Point Studios di Nassau, sull’isola caraibica di New Providence. Al producer si deve l’idea di un sound rinnovato, più hard, scuro e pesante – che sarebbe divenuto il trademark del decennio a seguire per la musi- ca degli AC/DC – mentre Platt mette al servizio delle ses- Brian Johnson e Angus Young: il frontman e il guitar hero.

sion una scaltrezza in studio fuori dal comune, oltre Per gli AC/DC è un invito a nozze: la dimensione dal VINYL a una grande conoscenza tecnica. È proprio grazie vivo è quella che prediligono. Certo, devono fare i conti ai suoi accorgimenti e ai trucchi imparati sul campo con Lange, che è severissimo nell’imporre l’idea secon- 9 che Back In Black prende forma e diventa un album do cui tutto deve essere perfetto (nessuna sbavatura, esplosivo. Lui stesso spiega nel volume The Youngs di esecuzioni a prova di bomba, parti impeccabili), ma BACK IN BLACK Jesse Finks: “Questo è un disco onesto, vero, diretto loro hanno le spalle larghe. In più è evidente che, in e io penso che tutto ciò si rifletta nel suo sound. Una quella primavera del 1980, Angus e Malcolm hanno delle cose più importanti che ricordo del lavoro con raggiunto l’apice della loro maturità come musicisti: gli Young è che potevi utilizzare degli effetti, ma non un dettaglio che getta benzina sul fuoco e consente di si doveva notare assolutamente. Per cui ci sono alcuni incidere pezzi solidissimi, con una spinta e un impatto accorgimenti, nell’ombra, ma non te ne rendi conto inediti per gli AC/DC. all’ascolto”. E aggiunge: “Avevo piazzato dei microfoni Il tutto, peraltro, con mezzi tecnici che oggigiorno ri- panoramici. Avevo il controllo di quanto ogni singolo sultano quasi risibili (oltre che ovviamente obsoleti), strumento finiva per sentirsi nelle tracce di tutti gli al- tanto che Terry Manning, uno degli assistenti di Platt, tri. In questo modo, mixando tutto insieme, si ottiene arriva a dire ridendosela di gusto, sempre nel volume quella che io chiamo ‘colla acustica’. Fa in modo che di Finks: “Sembra quasi una barzelletta se si pensa che ogni cosa sembri davvero suonata nello stesso posto e il mixer dei Compass Point Studios era un MCI [a 48 nello stesso momento, perché è proprio così che face- canali – nda]… adesso è considerato uno dei peggio- vamo. Serve a unire il tutto. Ma funziona bene solo con ri sulla piazza fra i modelli in circolazione all’epoca. un gruppo capace di suonare insieme tutto live – due Ma non importava, no?”. In effetti non è questione di chitarre, basso e batteria – e farlo bene”. mixer, anche perché subito dopo gli AC/DC entrano CHI È MUTT LANGE? Nato l’11 novembre del 1948 in ambito rock, con qualche la sua compagna), For Those About in Zambia e poi naturalizzato sconfinamento “importante” nel To Rock sempre degli AC/DC e britannico, Robert John Lange, pop. Fra le sue produzioni post- Drones dei Muse. detto Mutt, viene riconvocato Back In Black si contano dischi Ha inoltre collaborato – come per Back In Black dopo Highway di grande successo del calibro di produttore e compositore – con To Hell (1979). Gode già di una Hysteria, Pyromania e High’n’Dry giganti della discografia pop come buona reputazione ma la vera dei Def Leppard, 4 dei Foreigner, Tina Turner, Lady Gaga, Britney esplosione della sua fama (e del Waking Up The Neighbours e 18 Til Spears, Céline Dion e Backstreet suo talento) comincia subito dopo: I Die di Bryan Adams, il debutto Boys. Nella sua carriera ha vinto da quel momento sarebbe, infatti, dei Boomtown Rats, Heartbeat City ben cinque Grammy Award, divenuto uno dei producer (e uno dei Cars, The Woman In Me e Up di dei compositori) più blasonati Shania Twain (che per anni è stata fra il 1991 e il 2016, come producer e autore.

VINYL BON SCOTT ai Compass Point i Talking Heads, che – con Brian Eno Fine (in)gloriosa e misteriosa – si apprestano a incidere Remain In Light, un disco apprezzatissimo dalla critica che occupa un posto spe- di una rockstar 10 ciale nella storia del pop. STORIE Ronald Belford Scott, detto “Bon”, nasce a Forfar, in Dopo le quattro settimane di registrazioni ai Com- Scozia il 9 luglio del 1946 e all’età di sei anni emigra pass Point, gli AC/DC e la loro crew si spostano nella in Australia con la famiglia. Qui, dal 1966, inizia a gra- Grande Mela, occupando per 12 giorni i leggendari vitare nel circuito delle rock band, fino al 1974 quan- Electric Lady Studios: qui procedono ad alcuni piccoli do gli AC/DC lo chiamano a sostituire il loro primo aggiustamenti nelle parti di assolo (vengono effettuate frontman, Dave Evans, appena cacciato dal gruppo. le pochissime sovraincisioni presenti nell’album) e al Da quel momento con la band incide sei album in stu- mixaggio finale delle tracce. dio e uno dal vivo (l’esuberante If You Want Blood… Foto di Nachoman-au You’ve Got It del 1978). Con i fratelli Young, Bon trova I BRANI il proprio habitat naturale e solo una morte prematu- Al netto della produzione, di tutto il bagaglio tecnico ra lo strappa a quello che è un sogno diventato real- utilizzato in fase di registrazione e della solidità della tà. Il suo corpo senza vita viene trovato il 19 febbraio band, a rendere grande Back In Black è la qualità delle 1980 in una Renault 5 parcheggiata proprio di fronte canzoni. Si tratta di una collezione di pezzi fra i più al 67 di Overhill Road (a East Dulwich, nella zona sud rappresentativi di tutto il repertorio degli AC/DC, quasi di Londra), dove abita l’amico Alistair Kinnear (che è una parata di classici. anche proprietario del veicolo). Scott viene immedia- tamente portato in ospedale dove ne Animali da palco e dove accertano ufficial- trovarli: Angus Young mente il decesso, e una delle sue Gibson SG avvenuto durante con ponte tremolo. la notte. Un esa- me post-mortem molto superficiale porta alla conclu- sione che il can- tante degli AC/ DC sia mancato in seguito agli stra- vizi alcolici della serata e sui documenti viene segnata come causa della morte la “intossicazione acuta da alcol”. Questo scenario non ha mai convinto troppo chi conosceva bene Scott; inoltre, nel corso degli anni, sono emersi dettagli che lasciano intendere che le cose possono essere andate diversamente. Il sospetto è che il can- tante sia morto a causa di un’overdose di eroina e che non sia stato assistito dalle persone che erano con lui, che forse hanno trascurato o non hanno compreso la gravità della situazione. A tentare di scavare più a fondo sull’accaduto è stato Jesse Fink, che ha dedi- cato un intero volume a Scott: Bon, The Last Highway. Secondo le testimonianze raccolte dal giornalista ci sono gravi discrepanze sull’orario di ritrovamento del cadavere; inoltre sembra che insieme a Scott e a Kin- near, la sera prima, ci fosse anche Zena Kakoulli, la compagna di Peter Perrett (leader degli Only Ones e noto eroinomane). E non è tutto: il chitarrista degli UFO, Paul Chapman, ha dichiarato a Fink di essere stato, la sera del 18, con Scott e Kinnear e di avere poi salutato i due che si erano congedati dicendo di voler andare ad acquistare dell’eroina. Insomma, un brutto pasticcio che probabilmente non sarà chiarito. Ma il risultato non cambia: la morte di Bon Scott.

AC/DC: gli altri magnifici 4 VINYL T.N.T. (1975) 11 Secondo album in studio, pubblicato BACK IN BLACK solo in Australia dalla Albert. Contiene inni come \"It’s A Long Way To The Top (If You Wanna Rock’n’Roll)\", \"Rocker\", \"The Jack\" e \"High Voltage\". Let There Be Rock (1977) Quarto disco in studio e ultimo con Mark Evans al basso. La title track è un pezzo epico dai risvolti quasi mistici, dedicato alla nascita del rock’n’roll. Con la travolgente \"Whole Lotta Rosie\". Highway To Hell (1979) Basta il pezzo che dà il titolo all’album per conquistare qualsiasi ascoltatore. Un album ruvido di hard rock senza compromessi… e l’ultimo con Bon Scott alla voce. The Razor’s Edge (1990) Il grande ritorno al successo commerciale della band. Include il mega-singolo \"Thunderstruck\", l’ultima vera canzone leggendaria scritta da Angus Young e soci. La genesi delle composizioni in tracklist è ancora oggi ricordi di Doug Thaler (il booking agent del gruppo, un argomento spinoso, tanto che non è possibile sta- che era un buon amico di Scott) sulle modalità con cui bilire un quadro definitivo che indichi come siano an- la band componeva: “Fin dai primi tempi, quando ero in date le cose. I componenti stessi del gruppo e dell’en- Australia, i ragazzi si riunivano e inventavano dei titoli tourage degli Young hanno dato versioni differenti, a per prima cosa. Scrivevano le canzoni solo dopo avere volte contraddicendosi a distanza di qualche tempo. trovato dei bei titoli. Bon lavorava poi ai testi. Ma prima È comunque praticamente certo che i brani non siano di buttare giù una sola nota o le parole doveva esserci nati dopo la morte di Scott: c’era già parecchia carne un elenco di titoli: da quelli capivano che tipo di pezzi al fuoco e addirittura lui aveva iniziato a scrivere parti avrebbero potuto creare”. di testi, oltre ad avere presenziato a qualche jam preli- Di sicuro le canzoni sono state terminate e rifinite dopo minare. Anzi… Angus e Malcolm, in una delle loro tante la scomparsa di Bon ma la sua impronta è palese in versioni degli eventi, anni fa hanno confermato di ave- molti testi, come, per esempio, il famoso verso di “You re lavorato su una manciata di nuovi pezzi prima che Shook Me All Night Long” che dice “she told me to Scott morisse: spunti che erano poco più che titoli, poi come, but I was already there”, che più di un testi- trasformatisi in canzoni incluse in Back In Black. Hanno mone ricorda di avere letto nei quaderni di appunti anche detto (al giornalista Mick Wall, per il libro Hell del cantante e quindi sarebbe stato scritto prima della Ain’t A Bad Place To Be) che il cantante aveva jammato dipartita. Evidentemente Back In Black porta il mar- con loro, sedendosi alla batteria, per suonare versioni chio di Scott che, in una sorta di presenza-assenza, primordiali di “Have A Drink On Me” e “Let Me Put My impartisce la propria benedizione agli ex compari, e al Love Into You” in una sala prove. La verosimiglianza suo sostituto, che per almeno un altro paio di album si di queste informazioni sembra essere confermata dai dimostrerà più che all’altezza.

VINYL CRISTIANO GODANO STORIE12 Qui parlo io Il frontman dei Marlene Kuntz pubblica il suo primo disco da solista, in un’edizione in vinile da collezione. Mi ero perso il cuore porta al centro la voce intimista del cantautore, che aspetta di poter tornare sul palco. Da solo di Silvia Gianatti

Trent’anni di attività con i Marlene Kuntz, una VINYL delle rockband che ha segnato la storia della musica italiana dagli anni ’90 a oggi, più di 130 13 canzoni scritte, che non sempre lo vedevano protagonista, con lo sguardo di chi ha visto cambiare “ Il vinile da avere? CRISTIANO GODANO la musica. Oggi Cristiano Godano parla di sé e mette in queste nuove canzoni la sua voce e il suo cuore. Ed After The Gold Rush è proprio il cuore a dare il titolo all’album, diventando il centro della narrazione del disco, come unica soluzione di Young! ” ai demoni che affliggono la mente e da cui non sempre si può scappare. È stato diverso scrivere solo per te? La differenza credo sia nell’immediatezza. In queste Mi ero perso il cuore, come mai questo titolo? canzoni ci sono più io. Qui parlo io. Si usa dire che quando si è presi d’assalto dagli inviluppi della mente a cui poco per volta si cede, dando loro In queste canzoni parli di ricerca, di amore, di ani- corda in maniera ossessiva, il rifugio sia tornare all’es- ma, di consapevolezza, di significato dietro alle senza della parte emotiva di noi stessi, dando retta parole. Andare nel profondo dei pensieri è un bi- al cuore per liberarsi dai pensieri. La frase appare nel sogno artistico o personale? brano che apre il disco, “La mia vincita”. Quando scelgo Il periodo in cui ho scritto questi testi era di partico- i titoli vado sempre a cercare se tra i testi che ho scritto lare acutezza, diciamo vulnerabilità, e si è rivelato un c’è un’immagine che possa reggere l’arduo compito di terreno fertile per la creatività. Credo sia più semplice rappresentare il disco. Non sempre la trovo. Questa sondare nel torbido piuttosto che esibire sentimenti volta sì, e ne rappresenta la narrazione. di felicità conclamata. La felicità è meno spendibile. Nella prima traccia parli di rinascita ma ti chiedi Fare musica negli anni ‘90 rispetto a oggi: che bi- “chissà se durerà”. Da cosa arriva questo dubbio? lancio fai? Il disco si apre con una canzone che è tendenzialmen- È un po’ deprimente. Mi sembra che in questo momen- te positiva. Ho trovato la soluzione alle ossessioni ma to non ci sia spazio per la visione idealmente artistica. so già che non può durare, diventa evidente nei brani La musica che si approccia alla propria sostanza cre- successivi. È una consapevolezza di chi, in preda a de- ativa è fatta di ideali, ha nutrito la nostra generazione moni che si possono riunire sotto la parola magica di di musicisti. Ora è in disgrazia. Se fai musica in quel depressione, sa che ci sono momenti di up e di down. modo, a meno che tu non abbia una marea di pubblico, sei fuori dai radar. I dischi non vendono. Lo streaming Cantare e scrivere da solo, è stata un’esigenza? paga oltre i 100 milioni… Ma chi li fa? La discografia stu- Ho cominciato a fare cose solitarie in spettacoli in cui dia come attirare l’attenzione dei ragazzi sui cellulari, portavo parole e musica, con un interlocutore a farmi con i singoli brani. È frustrante. Poi si fa lo stesso, ma domande. Suonavo pezzi dei Marlene. Ho iniziato a il risultato è marginale. prendere confidenza col fatto di essere da solo sul pal- co. È nata un’esigenza di continuare a farlo, diventando Rimarrebbero i live, ora purtroppo fermi… man mano più pressante, senza però voler continuare Senza live è un dramma. Ed è molto difficile farlo capire a suonare i pezzi della band e senza interrompere più alla gente. il flusso musicale. Ho voluto pensare a qualcosa di mio. IL DISCO Mi ero perso il cuore (Ala Bianca Group/Warner Music) è un doppio vinile da 180 grammi. 13 tracce più “Per sempre mi avrai”, la Lp bonus track. Canzoni nate per chitarra e voce, mostrano un artista fragile che non ha paura di cantare i propri demoni. L’impronta acustica rende il lavoro intimo, lasciando ai testi un’urgenza espressiva che risuona in una narrazione senza tempo. Co-prodotto dallo stesso Godano e da Gianni Maroccolo e Luca Rossi (Ustmamò), che insieme a Simone Filippi lo hanno anche suonato, accompagna la malin- conia di chi ascolta e si rispecchia in chi canta.

VINYL GHEMON STORIEcanzoni14 Queste sono io Gianluca Picariello torna a tre anni di distanza con Scritto nelle stelle, un disco di undici canzoni che indicano la sua ripartenza, confermandolo la voce urban soul della sua generazione di Silvia Gianatti

Ghemon è un pignolo. Ama chiudersi in studio VINYL e controllare che ogni suono venga registrato così come lo aveva immaginato. Non rincorre 15 le mode, non insegue il successo, ma in sei di- schi e una lunghissima gavetta ha saputo ritagliarsi una GHEMON fetta di pubblico fedele e quello che lui stesso definisce “un posto al sole”, riuscendo a dimostrare di portare Con la produzione esecutiva di Tommaso Colliva, avanti uno stile unico che non rientra in alcuna defini- Scritto nelle stelle è un album in cui Ghemon ha zione. Nella sua musica troviamo il pop, l’urban, il funk e coinvolto molti collaboratori. Da Antonio Filippelli anche l’hip hop con cui il cantautore ha iniziato. Scritto e Big Fish per la produzione a musicisti con nelle stelle, il suo nuovo album, fuori anche in vinile, lo formazione jazz che si alternano tra le tracce. riconferma la voce più soul del panorama italiano e dimostra il coraggio di un artista che avrebbe potuto rimandarne l’uscita ma che ha scelto consapevolmente di pubblicare il suo album, anche nel momento meno consigliabile per le vendite. Perché la musica aiuta, al di là dei ragionamenti utilitaristici di mercato. Ci vuole coraggio a uscire con un disco quando il Quando sono nate? mondo è fermo. Non sono venute subito. Ci ho messo più di un anno, mi Il coraggio non mi manca. Era importante per me lan- sono preso il tempo per fare le cose bene. Le persone ciare un messaggio e celebrare comunque un disco da me si aspettano cose belle. Ho scritto tantissimi in cui ho messo tanto di me. Notti e giornate intere di pezzi come faccio sempre, ma forse per la prima volta un’estate in tour, facendo quello che amo. Volevo farlo ho trovato la forza di tagliare il superfluo. È un disco ascoltare. I fan sono stati presenti lo stesso. denso, ridotto all’essenziale, senza emozioni ripetute. Ho voluto un disco pieno di colori. Scritto nelle stelle, partiamo dal titolo. Non è un titolo a caso. Ho pensato alle parabole della Cosa vuoi che resti di quest’album? mia vita, agli anni precedenti. Mi è sembrato fosse stato Voglio che arrivi la storia del mio percorso. Che pas- tutto scritto da qualche parte. Non credo più alle cose si il messaggio che le ricompense della vita arrivano che succedono per caso. La vita è fatta di percorsi, si non perché sei stato sfortunato e il destino ti deve trovano sempre ostacoli ma bisogna mettersi in gioco. ricompensare ma perché sei andato a prenderti quello Oggi sto bene, ho imparato a riconoscere le mie emo- che volevi. Sono un secchione perché voglio essere un zioni. Questo è un disco in cui non sto fermo. Queste artista versatile con più possibilità di declinare il mio canzoni sono io. messaggio. GHEMON E I VINILI \"Di vinili ne ho tanti ma non tantissimi, tra i 500 e i mille. E, nel periodo in cui sia- mo rimasti in casa, ne ho ascoltati molti di più. I più importanti della mia collezione sono tre copie di Voodoo di D’Angelo: due sono in edi- zione speciale e uno è un doppione. Poi Let’s Get LA DISCOGRAFIA It On di Marvin Gaye e New Pulse Jazz Band di Galt 2007 La rivincita dei buoni MacDermot, il compositore anche del musical Hair. Mi è stato regalato da sua figlia, autografato. Grazie al mio lavoro a volte incontro persone straor- 2009 E poi, all’improvviso, impazzire dinarie. A casa ho un impianto entry level, dell’In- diana Line: suona pulito. Poi ho recuperato a pez- 2012 Qualcosa è cambiato – Qualcosa cambierà vol.2 zi un vecchio stereo della Technics. Sono par- ticolarmente fiero del vinile del mio album, 2014 Orchidee è un bell’oggetto è amo la copertina: 2017 Mezzanotte è una fotografia che può anda- re oltre il tempo.\"

VINYL PERTURBAZIONE STORIEd’amore16 La musica è una storia A quattro anni di distanza la band piemontese pubblica il nuovo album (Dis)amore, che esce in vinile e sul piatto racconta le fasi di una storia d’amore. E di disamore di Silvia Gianatti IPerturbazione sono Tommaso Cerasuolo (voce), Cri- stiano Lo Mele (chitarra), Alex Baracco (basso) e Ros- batterista della band e dalle loro diverse sensibilità. sano Lo Mele (batteria). Insieme formano una delle Abbiamo parlato con Tommaso. band rock pop più importanti di Italia. Si fanno notare (Dis)amore è un concept album. dal grande pubblico nel 2014 al Festival di Sanremo, Mettendo insieme tantissime cose scritte nel tempo dove vincono il premio della critica. Ma la loro storia a un certo punto Rossano si è reso conto di essere di inizia molto prima, tra i banchi di scuola. Nel 2002 In fronte alla linearità di una storia d’amore. Ha iniziato circolo è l’album della svolta. Da lì altri dischi, fino al a tessere questa trama. Il disco è un racconto che va nuovo lavoro che recupera la tradizione dei concept dall’inizio alla fine di una storia d’amore, dalla magia al album e nasce dai tanti testi scritti negli ultimi anni. terremoto. Le canzoni sono quadri, schizzi. Le abbiamo La band sceglie di unirli in un percorso narrativo che chiamate “microsongs” perché non volevamo dipana- racconta le varie fasi di una storia d’amore in 23 can- re tutto nei quattro minuti di una canzone ma creare zoni nate dal dialogo della penna del cantante e del istantanee. Lasciando spazio all’immaginazione. LE INFLUENZE DEL DISCO Dentro ai suoni del di- sco si riconoscono Dino Buzzati, gli XX, Ivan Graziani, i Cure, Dome- nico Starnone, gli Smi- ths, Natalia Ginzburg, i R.E.M., Andre Dubus, i Talking Heads, John Cheever, i Radiohead, Edoardo Albinati, Luigi Tenco, Carlo Cassola, i Beach House, Nick Dra- ke e altro ancora.

VINYL 17 TOMMASO PERTURBAZIONE E I VINILI LA DISCOGRAFIA \"Ne avevo tantissimi, ho te- nuto i più preziosi. Una ventina di 1998 Waiting to Happen pezzi, il primo che avevo comprato, Love dei Cult, poi Dalla e Tommy degli 2002 In circolo Who. Quando potrò li ricomprerò tutti, 2005 Canzoni allo specchio mi manca l’oggetto. Ho ancora anche 2007 Pianissimo fortissimo il piatto, vorrò ricostruire la mia col- 2010 Del nostro tempo rubato lezione. Sono felice che (Dis)amore 2013 Musica X 2016 Le storie che ci raccontiamo sia uscito anche in vinile. È un bellissimo doppio album.\" copertine dei singoli. Aveva immaginato un frigorifero, con tanti magneti e bollette appese. Ma non ci convin- Come lo avete lavorato? ceva. È ripartito da capo e ha capito che il disco è una Per sottrazione. Lo consideriamo un disco sottopro- capsula del tempo, dove metti un tot di ricordi e la ritiri dotto, non nel senso di lavorato poco ma alla ricer- fuori dopo anni. La chiave permette all’ascoltatore di ca di leggerezza, seguendo gli insegnamenti di Italo accedere a quei ricordi. Calvino nelle sue Lezioni americane. Non volevamo appesantire, siamo andati a ricercare l’essenza. È un disco che abbiamo suonato tanto in sala prove prima di registrarlo. Negli ultimi dischi avevamo sperimentato, il nuovo lavoro guarda più al nostro passato. Abbia- mo cercato di tenere tutti i difetti di registrazione, a meno che non fossero tremendi. Volevamo fosse il più autentico possibile. La traccia numero 18 non ha parole. È una canzone sulla quale abbiamo provato più volte a costruire un testo ma non era bella come la sua ver- sione nuda. Allora abbiamo cercato una pausa nella storia per far respirare l’ascoltatore. Cosa significa la chiave sulla copertina? Per una band come la vostra che vive le estati di L’idea è di Matteo Baracco, che ha fatto anche tutte le live, come si affronta questo periodo? È complicato, non c’è una risposta a questo periodo. Un doppio disco Durante l’isolamento io ho suonato tanto sul ballatoio e in cui uomini e ora vorremmo fare la stessa cosa, andare nei cortili donne possono privati, quasi fosse una forma di resistenza. Per riconoscersi, i concerti veri e propri dovremo avere ancora pazienza. Questa situazione mette tutti noi di composto da 23 fronte a paure latenti. Come nella coppia. Siamo tracce cantate di fronte ai nostri demoni, io per primo mi sento esclusivamente sempre inadatto al mestiere di musicista. Quello dalla voce di che mi spaventa di più è dover offrire certezze Tommaso, come ora che non ce ne sono più. fosse il narratore unico di questa grande storia.

VINYL AFTERHOURS STORIE18 Nessuno svegli Christine During Christine’s Sleep usciva esattamente 30 anni fa, in piena deflagrazione del nuovo rock italiano. La storia di un disco senza il quale gli Afterhours non sarebbero diventati gli Afterhours di Lamberto Colpi L’album contiene 10 brani cantati in in- glese (lingua utilizzata fino all’Lp suc- Nel 1990 c’è molto fermento nell’underground cessivo compreso) in cui Agnelli e i suoi virano il sound italiano: gli afflati degli '80 stanno portando allontanandosi dalle atmosfere appuntite e post punk all'esplosione del “nuovo rock italiano”. Fra dell’esordio, sfoderando anche un lato più intimista e i capibranco delle giovani band ci sono gli riflessivo. Nel disco, infatti, canzoni più fisiche e d’im- Afterhours, che quell’anno danno alle stampe il loro patto – come “Plastic\", “Brand New Boy” e “Terry Fill esordio in vinile, During Christine’s Sleep, il primo per Me Up” – convivono con episodi rarefatti, avvolgenti la neonata etichetta milanese Vox Pop (il precedente (ad esempio “Icebox”, “Words” e “Angela”): si crea un mini-Lp con sei pezzi, All The Good Children Go To Hell, nuovo equilibrio che è anche segno di cambiamenti in era uscito per la torinese Toast Records). Registrato atto non solo a livello musicale. Fra i momenti più alti fra la primavera e l’estate del 1990, il disco vede gli e sintomatici del futuro del gruppo si segnala “Inside Afterhours schierati in formazione con Manuel Agnelli Marilyn Three Times”, un pezzo che veste gli inconfon- (voce, chitarra, tastiere), Paolo Cantù (chitarra), Loren- zo Olgiati (basso) e Roberto Girardi (batteria). UN DISCO DA COLLEZIONISTI During Christine’s Sleep è uscito una volta sola su vinile: esistono dun- que solo le copie originali del 1990 su Vox Pop, che all’epoca non ha fatto la versione Cd. L’album ha ottenuto un discreto successo, ma si trattava pur sempre di un’uscita underground, per cui ora ha un certo valore. Stando alla piattaforma Discogs, la copia venduta al prezzo più elevato ha raggiunto gli 80 euro (ma c’è anche chi propone l’oggetto a oltre 100 euro, in condizioni near mint e unplayed). Una valutazione bilanciata è comunque intorno ai 60 euro (variabile, poi, in funzione dello stato di copertina e disco).

VOX POP: VOCI DAL SOTTOSUOLO VINYL L’etichetta Vox Pop nasce nel 1989 quando l’agitatore culturale milanese Giacomo “Spazio” Mojetta entra in società con Carlo Albertoli (della rivista 19 underground «Vinile»), Paolo Mauri (produttore e tecnico del suono), Manuel Agnelli e Mauro Ermanno Giovanardi (cantante e musicista nei Carnival Of AFTERHOURS Fools e poi nei La Crus). Giovanardi e Mauri si svincolano presto dal progetto ma i restanti continuano fino agli anni '90, curando l’uscita di molti dischi significativi, fra cui Ritmo Tribale, Casino Royale, Africa Unite, Mau Mau, Per- siana Jones e Prozac+. La Vox Pop chiude il 25 febbraio del 1997 con un Giacomo Spazio, inserto centinaio di produzioni all'attivo. Come racconta Albertoli: “Una mattina mi “Poesia metropolitana” sono guardato allo specchio e non mi è piaciuto quello che ho visto. Ho detto della rivista «Onda 400» (Udine, novembre 1980). basta, anche perché l’avventura Vox Pop era già finita da tempo: per man- canza di soldi, per stanchezza, per l’indifferenza del mondo, per le pugnalate alle spalle di cui ancora porto i segni. Nel 1998 la Vox Pop è stata ceduta alla Flying Records. Tre mesi dopo me la sono ripresa perché non mi hanno pagato, ma non ne ho più fatto niente. […] Vox Pop non è fallita, non si è lasciata alle spalle scie di creditori. Ha chiuso. Venduto il vendibile, pagati i debiti, chiuso bottega: tutti a casa”. dibili panni della ballata rock, con tocchi di morbida Ma non solo. Allargare gli orizzonti alla scena d’oltreo- psichedelia e di quello che da lì a poco sarebbe stato ceano porta Manuel a capire una cosa fondamentale: chiamato grunge. Si tratta di un brano importante per- “Constatammo che l’underground americano non era ché rappresenta un trait d’union fra le due “ere” degli un altro pianeta rispetto al nostro: c’erano infatti arti- Afterhours, in quanto viene ripreso – riarrangiato e ri- sti bravi che annaspavano come noi e che come noi, cantato in italiano – nel disco della svolta, ovvero Germi seppur con fonici più preparati e platee più abituate del 1996 (nello stesso album ci sono anche due pezzi a proposte di un certo tipo, si esibivano di fronte a tratti da Pop Kills Your Soul che hanno avuto analogo 50 spettatori. Questo è stato fondamentale a livello di trattamento). Ri-titolata “Dentro Marilyn”, la canzone mentalità: ho capito che, pur accettando con modestia esce anche come singolo, ma il fatto più incredibile il nostro ruolo, non dovevamo svalorizzarci. A me la è che viene scelta nientemeno che da Mina per una lezione è servita e spero che altri possano riceverne di rilettura. La Tigre di Cremona, regina della canzone analoghe; in fondo in Italia abbiamo un bel circuito rock italiana, la include infatti nel suo disco del 1997 Leg- e gli unici pirla a non volerlo riconoscere e a sminuirci gera, imbeccata dalla figlia (che pare gliel’abbia fatta siamo noi italiani” (dal libro di Gugliemi). ascoltare dopo avere conosciuto di persona Agnelli). Buon compleanno, dunque, a Christine e al suo sonno. During Christine’s Sleep desta un buon interesse anche Un bel regalo per festeggiarlo sarebbe una ristampa fuori dai confini nazionali (in Italia viene indicato come del disco, ormai da troppo tempo fuori catalogo. album italiano dell’anno dal mensile «Rockerilla»), tanto da ottenere una In alto nell'altra recensione dai toni entusiasti sulle pagina: gli pagine del magazine statunitense Afterhours in uno «Alternative Press», che lo nomina scatto promozionale disco del mese: un riconoscimento del 1991 per During meritato e in parte frutto anche di Christine's Sleep una serie di esibizioni coinvolgenti (foto di Stefano tenute negli USA, nel corso dell’e- Giovannini) e qui state, in seguito a un invito a suo- a sinistra Manuel nare al prestigioso New Music Se- Agnelli (foto di minar di New York. Agnelli ricorda Ilaria Magliocchetti quell’esperienza nel volume Manuel Lombi). Agnelli: senza appartenere a nien- te mai (di Federico Guglielmi): “La trasferta ci ha permesso di suonare con gente come Buffalo Tom o Nir- vana, che non erano nessuno, ma che in seguito hanno influito profon- damente sulla storia della musica”.





VINYL 22 REWIND In 50 anni di carriera Neil Young è diventato un artista immediatamente riconoscibile, con un sound e uno stile distintivi e con un catalogo di dischi che testimoniano come questo cantautore non si sia mai fatto problemi a ignorare trend e previsioni. L’unica costante della sua evoluzione è la sua identità. Con l’aiuto della sua band, dei produttori e dei musicisti che si sono ispirati a lui ripercorriamo questi cinque decenni di genio senza compromessi di Daniel Dylan Wray Niko Bolas, produttore e ingegnere del suono, te enorme, mentre il suo modo di suonare la chitarra ha incontrato per la prima volta Neil Young gli ha fatto guadagnare il soprannome di “padrino del nel 1986: “Appena l’ho visto ho pensato a un grunge” e un ruolo da modello anche per i Pearl Jam. hippie” ricorda. All’epoca Young aveva 40 Thom Yorke dei Radiohead, Wayne Coyne dei Flaming anni e già una lunga carriera solista, che aveva sur- Lips e Jonathan Donahue dei Mercury Rev, per citar- classato la sia pur grande importanza del periodo con i ne solo tre, si sono apertamente ispirati a Neil Young. Buffalo Springfield e con Crosby, Stills e Nash. A fronte “Mi sono subito identificato con lui”, ha detto Yorke degli oltre 40 album in 50 anni di carriera da solista, nel 2008, ricordando il giorno in cui, sedicenne, lo ha il peso dei due dischi con i Buffalo e del leggendario sentito cantare per la prima volta. periodo con i Crosby, Stills, Nash & Young, compresa l’apparizione a Woodstock, passano in secondo piano. LA TRILOGIA OSCURA Young da solista ha mescolato in modo tutto suo rock, Quando Harvest, il suo album del 1971 che ha avuto folk e country permettendosi anche il lusso di ignorare anche una hit radiofonica (“Heart Of Gold”), è diven- le sirene della musica mainstream. tato troppo popolare Young ne ha preso le distanze. Oggi la sua influenza nella storia del rock, spaziando “Harvest mi ha messo in mezzo a una strada. Viaggiare dal folk al grunge fino all’alternative, è semplicemen- ben presto è diventato un peso e così ho deciso di ac-

costare e fermarmi lontano dalle luci della ribalta. Lì ho Young ha registrato The Monsanto Years (2015) and VINYL incontrato un sacco di gente interessante”. I tre album The Visitor (2017). “Il suo pensiero non è concentrato nati da questa scelta sono soprannominati “The Ditch né sul passato né sul futuro ma solo sul presente”, dice 23 Trilogy”, la Trilogia Oscura (Time Fades Away, On The Bolas. “Young è quel genere di persona che arriva e Beach e Tonight’s The Night), e rimangono tra i suoi dice: ‘ho un’idea’. Quando lavori con Neil il tuo micro- NEIL YOUNG dischi più potenti e viscerali. fono preferito è quello che funziona. Trovi quello che Anthony Crawford, cantante nonché ex chitarrista di funziona e che è il più vicino possibile a Neil e metti Young, è entrato in scena durante un periodo burra- tutto su disco senza pensarci due volte. Prima ancora scoso per il cantautore canadese, un periodo che ne di infilare il microfono nella presa ti assicuri di aver ha messo chiaramente in luce la determinazione. “Era premuto ‘Record’ perché non appena Neil entra in davvero deciso. O eri con lui o eri contro di lui”, ricorda di quei primi mesi del 1983. Quello è un periodo strano per Young, tra i problemi con David Geffen, fondatore della omonima etichetta, e la pubblicazione di Trans nel 1982. Quell’album, che ha tendenze elettriche e sfrutta il vocoder per camuffare la voce, per molti è un tra- dimento delle radici country di Young. Per altri invece è un capolavoro incompreso che usa l’elettronica per creare un nuovo linguaggio capace di farlo comunicare con il figlio Ben, affetto da paralisi cerebrale. Crawford ricorda le brutte telefonate tra Young e Gef- fen ma ricorda anche che Young non si è mai lasciato scoraggiare: “Non c’è niente che gli piaccia di più che fare il contrario di quello che gli chiedono”. Come ricor- da Bolas, “l’etichetta voleva che scrivesse un ‘classico di Neil Young’ ma se c’è una cosa che non devi dire a Young è che cosa deve scrivere. Anzi, non esiste il ‘clas- sico di Neil Young’: Young fa quello che sta facendo in quel momento. All’epoca mentre eravamo in studio c’era un bel fermento con l’etichetta. A metà registra- zione hanno smesso di pagare lo studio e così Neil ci ha messo i suoi soldi. Non aveva intenzione di fermarsi”. IL LEGAME CON I CRAZY HORSE “NON ESISTE IL ‘CLASSICO DI NEIL YOUNG’: Young ha collaborato con tantissime persone nel YOUNG FA QUELLO CHE STA FACENDO corso degli anni, musicisti, produttori, ingegneri del IN QUEL MOMENTO” suono ed etichette discografiche, e con molte di que- ste persone ha stabilito rapporti duraturi. Un legame studio si mette a creare. E a quel punto capisci dove che dura da 50 anni è quello con i Crazy Horse, che sta andando il disco. Il processo di registrazione è compaiono e scompaiono come sua band durante i costante e molto concentrato. A prima vista sembra tour e gli album. tutto hippie e rilassato ma si tratta semplicemente Ralph Molina, il batterista della band, sostiene che il di un meccanismo ben oliato. È fondamentale avere segreto della longevità di questo rapporto stia pro- tutto pronto e registrare da subito appena Neil arriva. prio nel continuo tira e molla. “Quando Young decide Con Neil l’ultima cosa da fare è sprecare la prima take. che vuole suonare noi suoniamo”, dice. “E quando ci Questa è la più grande lezione che ho imparato in 40 ritroviamo tutti insieme è speciale. Se avessimo sem- anni di lavoro con lui”. plicemente suonato sempre assieme non saremmo rimasti uniti così a lungo”. Un altro elemento chiave di Neil Young è il suo costante desiderio di esistere crea- tivamente in quel particolare momento, catturando il presente senza provare nostalgia per il passato e sen- za chiedersi come sarà il futuro: “Con lui viviamo così intensamente quel momento che ci dimentichiamo di qualsiasi altra cosa”. Questo approccio è lo stesso della band californiana Promise Of The Real con cui

VINYL PROVIAMOCI Crawford ricorda che Young voleva registrare solo in Questo approccio si estende anche dal vivo. Neil è certi periodi. “È molto istintivo. Registra sempre quan- sempre pronto a catturare un sound live e ad esplora- do c’è la luna piena: ama l’energia del plenilunio. E lui 24 re nuovi input. “Non sentirai mai dire da Neil che non stesso è molto energico. Non fa nulla se non ne è dav- si può. Il suo motto è: proviamoci”, dice Bolas. “Qua- vero convinto e quando lo fa ci mette tutto se stesso”. REWIND lunque sia l’idea lui prima la suona, poi decide se gli Perché lui è così. Chi lo conosce lo definisce monolitico piace”. Crawford conferma: “In studio Neil è un purista. nella sua determinazione. “Neil è a suo agio con se Usa la band come se stesse registrando un disco live”. stesso e non sembra sentire la pressione. Penso che Questo approccio è fondamentale per Molina e per ne sia immune. È molto convinto di quello che fa e sa catturare il sound dei Crazy Horse, un sound allo stesso quello che vuole”. tempo spontaneo e potente, fluido ed esplosivo. “Ci piace registrare dal vivo, nel live diamo il meglio”, dice COME PIACE A LUI il batterista. “La cosa positiva di registrare con Neil e Neil Young una volta ha detto: “se segui ogni sogno con i Crazy Horse è che facciamo una o due take. È rischi di perderti”. Eppure lui stesso ha seguito ogni qui che sta la magia. Neil accende il registratore non desiderio creativo che gli è saltato in testa fin dal suo appena mettiamo piede in studio. Certe volte facciamo disco di debutto. Certi momenti sono migliori di altri una jam e avviene la magia. E Neil vuole essere sicuro di ma nella sua vita contano anche i fallimenti. Di sicuro registrarla”. Secondo Molina anche l’aver abbandonato non ha avuto una vita noiosa. Lui ha un costante de- i metodi di registrazione tradizionale e gli studi a van- siderio di fidarsi dell’istinto e di vivere e creare in quel taggio di salotti e granai ha aiutato il fluire spontaneo momento. Che si tratti di concept album, di questioni della sua musica. politiche, di interminabili jam di chitarra, di ballate al La top ten di Neil Young Time Fades Away (1973) Insieme a Bob Dylan, Neil Young è il cantautore più iconico della sua generazione. Anche qui do- mina la morte Mescolando il folk acustico con tutti gli altri registri della musica rock, di Danny Whit- ha pubblicato 40 album, 8 live e 4 colonne sonore, ten avvenuta nel 1972, prima del senza contare la serie Archives con tutti i suoi inediti. tour massacran- Qui abbiamo selezionato 10 tra i suoi migliori album da solista te di Harvest, 65 date in soli 90 giorni. L’umor nero di Young è intensificato e le due pietre miliari che non possono mancare composte dalle liti intestine alla band, al punto con i Buffalo e i Crosby, Stills, Nash & Young. che Young dichiarerà che, tra tutti i suoi album, questo è quello a cui è di Steve Harnell meno legato. È un album pieno di pez- zi intuitivi e impulsivi. Everybody spiazzato da questo album prevalen- Knows This Is temente introspettivo. After The Gold On The Beach Nowhere (1969) Rush, con la sua title track al piano (1974) “Only Love Can Break Your Heart”, Questo primo diventa un modello per la fiorente en- È il primo album album di Young clave di cantautori di Laurel Canyon. della cosiddetta con i Crazy Hor- La furia di “Southern Man” però dimo- Trilogia Oscura se, un salto inter- stra che Young non ha abbandonato (o del Dolore). galattico rispetto la sua Gibson. Tra le sue canzo- al primo omonimo album di debutto, è ni migliori ci sono la base della sua carriera. Il pezzo rock Harvest (1972) “Walk On” e “For The Turnstiles” con “Cinnamon Girl” e le epiche “Down By il suo ritmo dettato dal banjo. “Revo- The River” e “Cowgirl In The Sand” L’album che fa lution Blues” era perfetta per l’epoca sono stati scritti tutti in un solo pome- di Young una degli omicidi della famiglia Manson e riggio mentre Young delirava per la superstar è una ha fatto venire i brividi a David Crosby, febbre alta. collezione origi- che vi suona la rhythm guitar. nale e accessibi- After The le di brani in cui Tonight’s The Gold Rush spicca la purezza Night (1975) (1970) della title track, di “Heart Of Gold” (di- ventato una hit) e di “The Needle And Dietro questo al- Chi si aspetta- The Damage Done”, una ballata acu- bum apparente- va un seguito stica per la morte di Danny Whitten. mente sganghe- di Everybody Solo la pomposa orchestra in “A Man rato e divertente Knows This Is Needs A Maid” è un po’ fuori luogo ri- c’è tutto il dolo- Nowhere (1969) spetto al resto dell’album. re per la morte più tendente al guitar rock è rimasto

Young ha raggiunto piano, di odi ai rockabilly o di collaborazioni con gruppi VINYL il successo new wave come i Devo, Young ha sempre fatto le cose come piace a lui. “È sempre lo stesso, non cambia mai”, 25 mainstream con dice Bolas. “È una di quelle persone in grado di valutare Harvest e il singolo se un progetto è valido o meno e abbandonarlo se non NEIL YOUNG vale la pena, anche se ci ha investito dei soldi. Molte \"Heart of Gold\": persone si incaponiscono perchè hanno speso soldi e ma la cosa non gli anche se hanno un'orchestra che alla fine non c'entra ha fatto piacere. niente col disco la fanno rientrare lo stesso, perché l'hanno pagata. Con Neil non funziona così. L’ho visto cassare i progetti più costosi già avviati solo perché a suo parere non funzionavano più”. L’EREDITÀ DI YOUNG Come tutti i grandi, anche Young si è circondato di persone che hanno saputo tirare fuori da lui il suo ta- lento e le sue idiosincrasie. “Quando vuole ottenere un certo sound non si limita a rivolgersi a grandi musicisti o a virtuosi”, dice Crawford. “Se scegli artisti che hanno carattere, la musica che ne ottieni riflette il loro carat- tere”. E questo vale anche per i tecnici. di Danny Whitten e del roadie Bruce elettrico, è un classico del proto-grun- Young & Co Berry. È stato registrato prima di On ge dei Crazy Horse con pezzi come The Beach ma poi rimandato di un “Hey Hey” e “My My (Into The Black)”. Buffalo 4 Way anno. Qui Young urla la title track ed Springfield Street esagera la sua portata vocale in “Tired Ragged Glory Again (1967) Eyes”. Incredibilmente grezzo, da mol- (1990) (1971) ti è considerato l’album più forte di Young. Può un multimi- La sua natura competitiva lo ha lionario spode- sempre spinto a confrontarsi con Zuma (1975) stare un classico i più grandi. Tra questi c’è sicura- del garage rock? mente Stephen Stills, soprannomi- È il tanto atte- Sì, se si chiama nato “Captain Manyhands” per le so ritorno dei Neil Young. Il sue doti di polistrumentista, con Crazy Horse (qui titolo dell’album incarna alla perfe- cui si è “preso e lasciato” più volte coautori), con il zione le emozioni che canta. Neil pe- nella sua carriera. Young ha mosso i pressocché sco- sca tra i suoi inediti scritti negli anni suoi primi passi nei Buffalo Spring- nosciuto Frank '70: “Country Home” e “White Line”. field, passati alla storia con l’album “Poncho” Sam- “Fuckin’ Up” è uno schiamazzo punk omonimo di esordio e il secondo pedro a sostituire Danny Whitten. Lo mentre “Farmer John” ricicla una vec- e ultimo album Buffalo Springfield stile grezzo dei Crazy Horse e i testi chia hit dei Searchers rivisitata dai Again, uno dei punti più alti del pop cupi lo rendono unico e graffiante. Crazy Horse. psichedelico made in USA. I testi raggiungono l’apice in “Barstool Pochi anni dopo, Young riemer- Blues” mentre l’epica “Cortez The Harvest Moon ge grazie ai Crosby, Stills, Nash & Killer” di sette minuti diventerà una (1992) Young, battezzati live a Woodstock costante dei live di Young. nel 1969 e autori di un capolavoro L’invenzione del come Déjà Vu e di uno dei live più Rust Never grunge ha avu- belli di quegli anni, il leggendario Sleeps (1979) to il suo peso su 4 Way Street del 1971. Sono questi Young che, per due dischi ad averlo reso famoso in Un live pieno scongiurare un tutto il mondo. di inediti in cui, attacco di ipe- con un modo di racusia, ha messo insieme questa fare tipicamen- collection acustica dai toni bassi. Ri- te younghiano, il compaiono qui anche le voci di James rumore del pub- Taylor e Linda Ronstadt. La nostalgi- blico è stato quasi completamente ca “From Hank to Hendrix” cristalliz- rimosso. “Rust Never Sleeps” si riferi- za i sound più fluidi di questo album, sce all’ossessione di Young per il mo- mentre l’ambiziosa “Such a Woman” mento artistico in divenire. Sul primo ritorna agli arrangiamenti sinfoni- lato ci sono pezzi acustici come “Sail ci di “Expecting To Fly” dei Buffalo Away” e “Pocahontas”. Il lato B, più Springfield.

VINYL 2 6 A sinistra: Neil YoungREWIND nel 1982 in concerto con i Lynyrd Skynyrd, una band che ha sempre molto amato. Sotto: in concerto con i Crazy Horse nel 1976 a Copenhagen. “NON C’È NIENTE CHE GLI PIACCIA DI PIÙ CHE FARE IL CONTRARIO DI QUELLO CHE CI SI ASPETTA DA LUI” Il compianto David Briggs è stato un collaboratore di loce, umile, semplice ed efficace. Diceva: “Posso inse- lunga data di Neil Young e secondo Bolas è l’artista gnarvi tutto quello che so in un’ora. Tutto. Perché fare al quale si deve il sound elettrico, rozzo e spigoloso dischi è semplice. Lo fanno sembrare oscuro come la dei Crazy Horse. “David Briggs era folle, ma c’era del magia nera e complicato come la fisica nucleare. Beh, metodo nella sua follia”, dice. “Non c’era nessun altro allora io posso insegnare la fisica nucleare a chiunque”. capace di fare da produttore ai Crazy Horse… Solo lui Al di là del suo modo di fare ostinato e risoluto e della era in grado di tirare fuori una coesione da quella band sua tendenza a vivere la musica nel momento presente, e di far suonare insieme per tre minuti quattro matti Young ha creato un catalogo di proporzioni immense individualisti”. in oltre mezzo secolo di carriera. Un suo verso famoso Lo conferma Molina: “Briggs è il quinto membro dei dice “It’s better to burn out than to fade away”: eppure Crazy Horse. Neil ha sempre seguito i suoi consigli. Non lui non mostra segni di voler fare né l’una né l’altra cosa. era solo un produttore: era a tutti gli effetti un mem- bro della band. Ed era anche un amico. Era una delle @ Long Live Vinyl pochissime persone di cui accettavo i consigli”. Briggs condivideva l’etica di Young del fare le cose nel mo- mento e di vivere il presente in un modo che fosse ve-

VINYL 27 Tutti i movimenti musicali che hanno fatto la storia degli ultimi cinquant’anni hanno preso forma da pochi dischi che, apparentemente sbucati dal nulla, hanno riscritto le regole di ciò che il pubblico vuole ascoltare. Tutti tranne il Britpop. L’esplosione dell’ultimo grande movimento musicale inglese è stata lenta, contraddittoria e tutt’altro che organizzata di Michael Stephens Riavvolgendo il tempo alla ricerca delle origi- incomprensione sortisce l’effetto opposto: i Blur, delusi, ni del Britpop è possibile risalire fino al 1991. abbandonano l’impresa e il cantante, Damon Albarn, Nell’agosto di quell’anno esce Leisure, il disco passa le giornate chiuso nella sua camera d’albergo a di debutto di un piccolo quartetto dell’Essex, scrivere canzoni piene di nostalgia per la sua amata i Blur. Nonostante il successo dell’album, la situazione Inghilterra. Un anno dopo la scena musicale londinese finanziaria del gruppo è tutt’altro che rosea e i Blur nel vede la nascita dei giovani Suede e di altre band come 1992 si imbarcano in un forsennato tour americano nel i St. Etienne, i Pulp, i Denim e gli Auteurs. Questa nuova tentativo di far piacere la loro versione inglese del grun- generazione di band inglesi arriva al culmine nel 1994, ge. Il pubblico degli States resta però indifferente alla quando gli Oasis da Manchester pubblicano il loro pri- nuova suggestione britannica. Anzi, se possibile, questa mo singolo, \"Supersonic\", seguito a ruota dall’album

VINYL Definetely Maybe. È pro- racconta il frontman dei Blur prio in un punto non ben – qualche musicista ingle- precisato compreso tra se ritorna alle sue radici 28 queste tre vicende mu- e lascia gli americani di sicali, apparentemente stucco. Verrà compreso REWIND unite soltanto dall’esse- da loro molti anni dopo. re tutte e tre composte Guardateli oggi come da guitar band retro e impazziscono per i Sex squisitamente inglesi, Pistols e i Kinks!”. che il termine Britpop viene scritto e pronun- LIVE FOREVER ciato la prima volta. La polemica antiamericana è invece meno presente nel MODERN LIFE IS RUBBISH debutto dei Suede. Il loro pri- Il vago interesse cosmopolita mo disco omonimo del ’93 si ispi- dei Blur lascia il posto a uno stile ra al glam rock inglese degli anni ‘70 totalmente british. Il primo passo in que- e sfoggia un “inglesismo” più celebrativo sto senso è il singolo \"Popscene\" del '92, un brano che polemico, fatto di case popolari, droga, depres- dall'atmosfera punk. Il grunge alla Nirvana non è più la sione e figure androgine. Ispirati a Bowie e agli Smiths, risposta soddisfacente per una generazione di musici- l’unico punto di incontro dei Suede con i Blur sembra sti sempre più radicata nel Regno Unito, come spiega essere il rifiuto dei Nirvana e del grunge. Modern Life Is lo stesso Albarn in un’intervista per «NME»: “Come Rubbish e Suede saranno i primi veri esempi di Britpop. la missione del punk era di far fuori gli hippie, io vo- Poi ci sono i Pulp, nati a Sheffield nel 1978 e inizial- glio far fuori il grunge. Capelli sporchi, teste chine e mente lontani dagli ambienti londinesi. Con dieci anni una musica che non si rende nemmeno più conto di di sperimentazioni alle spalle, che vanno dall’indie folk scimmiottare il proto metal dei Black Sabbath. Sono di It (1983) al synthpop di Separations (1992), i Pulp insopportabili!”. si tuffano nel Britpop solo con His n’ Hers (1994) che, Il primo frutto di questa svolta è il secondo disco dei preceduto dalla collection Intro – The Gift Recordings, Blur: Modern Life Is Rubbish, del 1993, un concentrato li porta finalmente all’attenzione del grande pubblico. di iconicità britannica. La copertina è un dipinto del- la locomotiva Mallard, orgoglio delle ferrovie inglesi DEFINITELY MAYBE prima della Seconda guerra mondiale, e le foto della Eppure tutto questo non sarebbe stato un vero movi- band ritraggono i musicisti in Fred Perry e Dr. Mar- mento senza l’arrivo, l’anno seguente, di una vintage tens. Il fatto che il pubblico americano non sia in gra- guitar band destinata a scrivere la storia della musica do di cogliere la metà delle citazioni di questa cover, dei successivi vent’anni: gli Oasis. Il gruppo di Noel e né di comprendere le storie di pendolari schiacciati Liam Gallagher non sembra avere nessun nemico con- da un’economia che risorge grazie alle loro angosce, tro cui scagliarsi, salvo lanciare il brano “Live Forever”, non sembra preoccupare Albarn. “Ogni dieci anni – scritto per Definitely Maybe in contrapposizione a “I GRUNGE NO GRAZIE Nonostante la posizione antiamericana dei Blur, l'etichetta discografica newyorkese SBK Records non mancherà di apprezzare la nuo- va direzione del gruppo londinese, e proporrà loro di ritentare una conquista degli States ri- registrando il disco con Butch Vig come pro- duttore. Il secco rifiuto della band inglese è la testimonianza della loro onestà intellettua- le. Graham Coxon, infatti, commenterà così quell’episodio: “Una proposta così stupida poteva venire soltanto da un’etichetta stupi- da. Butch Vig (passato alla storia più come produttore dei Nirvana che come batterista dei Garbage, ndr) ha prodotto il suo capola- voro con Nevermind e non avrebbe mai più saputo ripetersi”.

Brett Anderson e del cantante Gaz Coombes, fondati nel ’93 quando i VINYL degli Suede nel 1993 due musicisti sono da poco usciti dalla scuola dell’ob- in una delle sue foto bligo e dopo il boom della musica alternative dance 29 più famose dell'epoca denominata baggy di Manchester. “I primi anni ‘90 era- apparse su «NME». no un periodo molto strano in cui fare musica” ricorda THE BRITPOP GUIDE Coombes. \"Il Madchester (la scena musicale dance di Hate Myself And I Want To Die” di Cobain. Poche altre Manchester in quegli anni, ndr) è stato una gran cosa band però possono vantare un’anima più britannica: e di sicuro tutti ne sentivamo l’influenza, ma per noi l’ispirazione della loro musica, infatti, è l’amore per i sono stati fondamentali soprattutto i Beatles e i Kinks: grandi del passato, dagli Who ai Beatles, dai Kinks ai a differenza loro, noi eravamo più scatenati, ma la sen- Sex Pistols. sibilità era la stessa. Come loro, cercavamo melodie Il Britpop però non sarebbe esistito senza la galassia forti che riuscissero a entrarti per sempre in testa”. di imitazioni, reinterpretazioni e versioni alternative Elastica e Sleeper vedono invece la luce nel ’92 e si tuf- esplosa in quegli anni intorno ai protagonisti principali. fano nel mare magnum del Britpop percorrendo strade Tra il ’92 e il ’95, prima Londra e poi l’intera Inghilterra ancora diverse: i primi, infatti, partono dalla new wave viene investita da una miriade di giovani guitar band fine anni ’70, mentre i secondi mischiano sfumature come non succedeva dai tempi dei Beatles. Sopra a pop a influenze provenienti dai Pixies e dai Nirvana. tutti ci sono i Supergrass del batterista Danny Goffey I Charlatans sono anche loro tra i sopravvissuti del Madchester, quell’ondata di alternative rock, funk e acid house guidata da band come gli Stone Roses e gli Happy Mondays. Il loro album di debutto del ’95, All Change, diventa disco più venduto del catalogo Polydor dai tempi degli Who. Gli Ocean Colour Scene, lanciati da Paul Weller, sono un curioso esempio di mod fuori tempo massimo. Gli Shed Seven, infine, che sarebbero probabilmente rima- sti soltanto un’appendice anni ’90 alla storia già scritta dagli Stone Roses, trovano nel Britpop la loro strada verso la notorietà. L’ULTIMA GRANDE MUSICA INGLESE? Nel 1994 l’uscita dell’Anthology dei Beatles scatena un revival delle radici britanniche anni ’60, le radio rinno- vano completamente i loro roster di Dj, \"Girls & Boys\" dei Blur entra nella Top 5, gli Oasis debuttano con il singolo \"Supersonic\", spianando la strada al loro primo album, e… Kurt Cobain si suicida, portando di fatto con sé alla fine con sé l’intera carovana del grunge all’ame- I Supergrass live al Moles Club di Bath nel 1995. Nella pagina a fianco in basso uno scatto in studio dei Blur nel 1994. Sempre nell'altra pagina in alto Noel Gallagher nel 1996 con la sua famosa Epiphone con i colori della Union Jack.

VINYL ricana. John Stewart, chitarrista degli Stewart, ricorda così la fine dei Nirvana: “Ricordo molto bene la morte 30REWIND di Cobain e sono certo che sia stato un momento ca- Sopra: Justine Frischmann tartico per la musica inglese. Da quel momento ab- degli Elastica nel 1995. biamo tagliato i ponti con il grunge e ci siamo aperti a A destra: Jarvis Cocker nuovi generi, un po’ come era successo in America con dei Pulp sul palco di la British Invasion subito dopo l’omicidio di Kennedy”. Glastonbury nel 1994. Eppure, anche alla luce di tutto questo, il Britpop di- Sotto, Paul Weller, venta un’opportunità incredibile per il mercato disco- Paul McCartney e Noel grafico inglese pur restando di fatto un genere musica- Gallagher posano negli le tutt'altro che uniforme e ben organizzato, legato più Abbey Road Studios nel 1995. che altro al luogo e al tempo in cui si è sviluppato.L'eti- chetta Britpop diventa addirittura modaiola e ingloba a poco a poco le cose più varie: i Kenickie di Lauren La- verne? Britpop. La chitarra simil prog dei Radiohead? Britpop. Il soul dei mod nordisti Ocean Colour Scene? Anche loro Britpop. Le band stesse, pur accettando di muoversi nell’oceano di questo nuovo genere, usa- no il termine Britpop quasi soltanto in negativo, per sottolineare le differenze di quel movimento rispetto a loro, come succede ai Dodgy di Nigel Clark, il quale descrive la sua band come “i ribelli del Britpop, nati dall’unione di un punk, un rocker e un malato di soul”. SOTTO I COLORI DELLA UNION JACK Gli Oasis diventano in soli due anni la band inglese più importante del decennio: pe rò, anche se la Epiphone di Noel Gallagher e la co- pertina di Don’t Look Back In Anger con i colori della Union Jack gridano Britpop a squarciagola, la band non verrà mai sfiorata dal nostal- gico inglesismo dei Blur o dal campanilismo dei Suede, come racconta lo stesso Johnny Hopkins, Pr della Creation Records: “Ho sempre pensato che il Britpop fosse spazzatura, oltre che patriottico e pericoloso come il nazionalismo. Era un movimento a dir poco parrocchiale e gli Oasis avevano ben poco da spartire con tutto questo. Il successo che hanno sempre avuto all’estero può solo confermarlo”. Noel Gallagher nel 2003 rincara la dose: “È solo una di quelle mode che nascono intorno a poche band che si vestono allo stesso modo. Musicalmente, l’unico filo conduttore del Britpop è il rinnovato amore per le band con la chitarra, ma anche in questo caso si tratta più che altro di un bel termine per dare dignità a un malloppo di musica insignificante”. Eppure il 1995 passa alla storia come l’anno del Britpop e la stampa musicale inglese punta tutta la

Noel Gallagher degli VINYL Oasis e (a destra) 31 Damon Albarn dei Blur in una rara foto che li THE BRITPOP GUIDE vede assieme nel 1996 durante una sfida calcistica tra musicisti a Londra. sua attenzione sul contenzioso “Blur vs Oasis”, una Tutto merito delle Pr rivalità che in Inghilterra avrà molta fortuna perché, di fatto, cavalca la storica divisione tra Northeners e Le agenzie di Pr hanno spesso il compito di trac- Southeners. Orde di etichette discografiche si lancia- ciare le linee di separazione tra una band e l’altra no alla disperata ricerca di gruppi da scritturare in una laddove la musica stessa non riesce a farlo. Tra delle due parti, convinte di poter in qualche modo co- queste, la Savage & Best di Phill Savidge si ergerà gliere sul nascere i prossimi Beatles, ma ritrovandosi a vero e proprio epicentro del Britpop, incaricata quasi sempre con un pugno di mosche in mano. Ray di confezionare per la stampa band quali Suede, Burton, che nel 1995 lavora alla Parlophone, descrive Pulp, Verve, Menswear, Auteurs, Kula Shakers e molto lucidamente la situazione: “Il Britpop, alla fine tanti altri. Il suo fondatore ammette un certo cini- dei conti, ha avuto quattro o cinque band veramente smo dietro la nascita del termine Britpop: “come importanti… Oltre a una pletora sterminata di pesci parola mi dava quasi fastidio, ma non posso na- piccoli”. Nulla però si avvicina al commento finale di scondere che sia stata molto utile. Hopkins: “Il Britpop non è mai stato un genere o una Il mio primo lavoro da Pr sono stati i Green On musica. È stata un’invenzione pubblicitaria che in Red, una band punk americana che avrebbe fatto qualche modo ha avuto successo”. Nel 1996 gli Oasis la metà del successo senza la leggenda costruita sigleranno il momento più alto della storia del Britpop ad hoc della 'New American Invasion'. Allo stes- con il loro leggendario doppio live di Knebworth, da- so modo, con la Savage & Best negli anni ‘90 ho vanti a un pubblico di 250 mila spettatori. cercato di riunire sotto una unica bandiera una moltitudine di band simili tra loro, come i Curve, i LUNGA VITA AL POP INGLESE Lush e i Moose. È nata così la cosìddetta Camden Mentre «Vanity Fair» incorona in ritardo il Britpop pub- Scene, una scena che inizialmente sembrava blicando, nel ’97, la foto di Liam Gallagher e Patsy composta unicamente dalle band che lavoravano Kensit sotto il roboante titolo di “London Swings per il nostro ufficio e che facevano colazione al Again”, il pubblico degli appassionati di musica è già Good Mixer di Camden Town, e che invece poi ha dato vita al Britpop”. altrove. Rimangono, immortali e apparentemente estranei al passare del tempo, gli Oasis, la cui vici- nanza al Britpop è più casuale che voluta. I Blur, in- vece, cambiano direzione: l'album Blur del 1997 è un disco che torna a guardare al mercato statunitense e il singolo “Song 2”, di fatto una canzone grunge, diven- terà la loro hit negli States. Anche i Pulp cominciano a prendere le distanze dal Britpop con il più oscuro This Is Hardcore; i Suede, invece, orfani del chitarrista e compositore Bernard Butler, si reinventano all’insegna del robo-pop con Coming Up, mentre i Radiohead, infine, compiono un’inversione di marcia totale arri- vando a insultare apertamente il Britpop e sfornando l’intramontabile classico pseudo-prog Ok Computer. Il Britpop nel ’97? Come se non fosse mai esistito. Lunga vita al pop inglese! @ Long Live Vinyl

VINYL 32 REWIND A cura di Ben Wardle È come per il Fight Club: la prima regola del Britpop è “Non parlate mai del Britpop”. Nessuna band che si rispetti vuole essere definita solo una band Britpop. Eppure, a 25 anni dalla sua nascita, questa definizione ha ormai preso piede e lo ha fatto soprattutto grazie a un successo di pubblico senza precedenti. Questa discografia propone 20 pezzi forti del Britpop per riscoprirne le sue autentiche radici, con almeno una piacevole scoperta: pur essendo in circolazione da così tanto tempo, questi dischi sono attuali oggi come allora. @ Long Live Vinyl 1 SUPERGRASS 3 BLUR 5 ELASTICA 7 THE BLUETONES I SHOULD COCO PARKLIFE ELASTICA EXPECTING TO FLY PARLOPHONE 1995 PARLOPHONE 1994 DECEPTIVE 1995 A&M 1996 Negli anni successivi hanno fatto dischi In questa posizione ci potrebbe sta- Il debutto degli Elastica è uno dei pochi Il pubblico inglese si accorge di loro du- migliori. Ma questo debutto li supera re il suo predecessore, Modern Life Is ad aver subito conquistato il mercato rante il tour con i Supergrass del 1995, tutti per visceralità e purezza. Concit- Rubbish, che conteneva già i semi di americano ed è un concentrato di hit: prima ancora che avessero firmato un tadini dei Radiohead (Oxford), con cui questo successo. Ma è qui che i Blur da “Line Up” a “Annie”, da “Car Song” contratto discografico. La conseguenza condividono etichetta e produzione, maturano del tutto e senza più mezze a “Vaseline”, fino alla più famosa “Con- di tutto quel successo è in questo capo- hanno scalato le classifiche meglio del misure. Dalla prima hit “Girls & Boys” nection”. Girano ancora oggi voci su lavoro. La voce di Mark Morris e la chitar- quintetto di Thom Yorke grazie alle loro all’ironica chiusura di “Lot 105”, questo 33 quanta parte di questo successo sia do- ra di Adam Devlin scavalcano addirittura hit basate su un mix tra il punk dei Sex giri è la celebrazione su vinile del genio vuto all’aiuto di Damon Albarn dei Blur: gli Oasis di (What’s The Story) Morning Pistols e il beat dei Monkees. del cantante Damon Albarn. ma che importanza ha? Glory? al vertice delle classifiche. 2 OASIS (WHAT’S THE STORY) 4 PULP 6 8 MANIC STREET PREACHERS SUPER FURRY ANIMALS MORNING GLORY? DIFFERENT CLASS EVERYTHING MUST GO FUZZY LOGIC CREATION 1995 ISLAND 1995 COLUMBIA 1996 CREATION 1996 La critica inglese ha osannato il loro Jarvis Cocker ha fondato i Pulp quando I Manics sono la prova di come il Britpop Molte band che hanno cavalcato il boom debutto e sminuito il seguito. Il secondo aveva 15 anni nel 1978 e ha debuttato sia prima di tutto nato dalla voglia di del Britpop hanno poi finito per scompa- disco degli Oasis però ha conquistato su vinile nel 1983, arrivando al successo nuova musica e di cambiamento. Dopo rire nel nulla alla fine degli anni ‘90. Gra- anche il pubblico americano e di tutto il però solo con il singolo “Common Peo- una parentesi iniziale di canzonette zie al suo talento e alla sua originalità, mondo, dimostrando che la critica certe ple” del 1995. La sua parabola musicale commerciali e di alcuni flop, e dopo la però, la band gallese di Cardiff, abbre- volte è troppo snob per capire la portata meriterebbe di per sé un film. Da quel misteriosa scomparsa del loro chitarri- viata SFA, è sopravvissuta ben oltre. Il di un capolavoro. “È un salto in avanti si- momento in poi Jarvis si è sempre di- sta Richey Edwards, il trio che nel 1996 boss della Creation Records Alan McGee gnificativo per gli Oasis che mai come in mostrato una perfetta pop star all'altez- produce in Francia questo album è li aveva reclutati perché assomigliavano questo disco ricordano davvero il talento za del suo ruolo di leader: intelligente, letteralmente cambiato ed è pronto a ai Blur: per fortuna si sbagliava e c'era e la grinta dei primi Fab Four”. divertente e con un look unico. passare alla storia. molto di più.

9 DODGY 12 SUEDE 15 PULP 18 THE DIVINE COMEDY VINYL HOMEGROWN COMING UP HIS ‘N’ HERS CASANOVA A&M 1994 NUDE 1996 ISLAND 1994 SETANTA 1996 33 La natura folkloristica e colorita del bat- Hanno eclissato i Blur al debutto nel 1992 Messo in ombra dal successivo Different Dall’Irlanda del Nord al mainstream THE BRITPOP GUIDE terista Matthew Priest e la timidezza del ma poi sono arrivate le difficoltà: dopo Class, questo è il disco che cattura il mo- cavalcando il Britpop. Basta ascoltare la cantante Nigel Clark non hanno aiutato i un cambio di chitarrista i Suede hanno mento in cui la band di Jarvis Cocker tro- prima canzone del disco, “If Something Dodgy a fare successo. E anche se Free dimostrato di voler continuare a tutti va la sua strada, con molti futuri classici For The Weekend”, per innamorarsene Peace Sweet avrà più fortuna, questo Lp i costi, eguagliando e superando quel come “Babies”, “Joyriders”, “Lipgloss” e per sempre, per poi riandare ai suoi resta il più originale e quello preferito primo disco con questo Lp più maturo e la struggente “Do You Remember The precedenti altrettanto belli Liberation e dai loro fan. alla lunga rivalutato. First Time?”. Promenade. 10 OASIS 13 THE VERVE 16 19 MANSUN BLUR DEFINITELY MAYBE URBAN HYMNS ATTACK OF THE GREY LANTERN MODERN LIFE IS RUBBISH CREATION 1994 HUT 1997 PARLOPHONE 1997 PARLOPHONE 1993 Come produttori di singoli da classifica, Richard Ashcroft si era messo in pro- È il lato prog del Britpop e resta uno dei Dave Balfe, ex Teardrop Explodes e con tipo “Shakermaker”, “Supersonic\" e \"Live prio per tentare la fortuna, salvo poi dischi più longevi della sua epoca, frutto gli Echo & the Bunnymen, poi immor- Forever”, il gruppo di Noel Gallagher non ricredersi e rimettere insieme la vecchia delle abilità del compositore e leader talato nella hit “Country House” dei ha mai avuto rivali. Questo è l’album che band, con l’aggiunta del nuovo chi- Paul Draper, tra canzoni quasi jazz Blur nel 1995, è stato il deus ex machina ha dato il via al successo mainstream tarrista e vecchio compagno di scuola (“The Chad Who Loved Me”), electropop che ha spinto Damon Albarn a scrivere del Britpop. Ha venduto oltre 8 milioni Simon Tong. Ashcroft & co riusciranno (“Mansun’s Only Love Song”) o tipica- alcuni dei suoi migliori singoli, tra cui di copie in tutto il mondo di cui più di 1 così a pubblicare l’album definitivo del mente Britpop come “Taxloss” e “Wide le qui presenti “Chemical World” e “For milione solo in America. Britpop. Open Space”. Tomorrow”. 11 SLEEPER 14 ASH 17 PAUL WELLER 20 CAST THE IT GIRL 1977 WILD WOOD ALL CHANGE INDOLENT 1996 INFECTIOUS 1996 GO DISCS 1993 POLYDOR 1995 La suadente voce femminile di Louise Tim Wheeler è stato il Pete Shelley È il non-plus-ultra del guitar-Britpop e I Cast sono gli LA’s senza il lato caustico e Wener ha attirato i commenti peggiori (Buzzcocks) del Britpop, grazie alla sua di chi non ne poteva più di Pearl Jam e acido di Lee Mavers, nel bene e nel male. da parte del pubblico e della critica. Le chitarra bruciante e alla sua voce delica- Smashing Pumpkins. Weller rilancia la Le hit pop come “Alright” e “Finetime” se hit degli Sleeper però hanno superato la ta e romantica. L’album 1977, il cui titolo sua carriera dopo aver riscoperto Nick la cavano alla grande pur senza essere prova del tempo e hanno fatto raggiun- riprende la sua data di nascita, è pieno Drake e i Traffic. Stanley Road è più Bri- classici imperdibili come le melodie sen- gere alla band il disco di platino. zeppo di hit indimenticabili. tpop ma questo Wild Wood è migliore. za tempo degli LA’s.

VINYL34 THE CURE REWINDSEVENTEEN SECONDS Seventeen Seconds nel 1980 segna il punto di non ritorno della new wave e la faccia più oscura e inquietante dei Cure: una musica così densa di mistero da sembrare quasi proveniente dall’oltretomba. Nei successivi quarant’anni la band di Robert Smith scalerà le classifiche con alcune delle hit pop più originali che abbiano mai attraversato le fantasie dei ventenni di tutto il mondo, ma il presagio inquietante di Seventeen Seconds continuerà a perseguitarli per sempre di Dan Biggane

Abbiamo tutti amato Three Imaginary Boys mente detto di registrare tutto quello che avevamo VINYL del 1979 e il frigorifero in copertina, ma è senza preoccuparci troppo di progettare un album: Seventeen Seconds, uscito nel 1980, il vero quello sarebbe stato un problema successivo”, raccon- 35 punto di partenza dei Cure. Qui per la prima ta Smith nel 2004. volta, infatti, Robert Smith prende il controllo artistico Preceduto dal singolo a sé stante “Killing An Arab”, THE CURE della band e scatena il lato oscuro dei Cure. Lo con- Three Imaginary Boys esce nel maggio del 1979 e Smith fermano le dichiarazioni dello stesso frontman: “Ho ne prende quasi immediatamente le distanze: “L’ar- sempre considerato questo disco come il nostro vero twork mi è subito sembrato uno schifo. Parry aveva e proprio primo album: la vera anima dei Cure ha visto una visione tutta sua della band che abbiamo seguito la luce soltanto qui”. riluttanti solo per qualche mese. Quando è uscito Three Sempre Smith conferma la distanza tra i Cure di Three Imaginary Boys io avevo già composto 'M' e 'Play For Imaginary Boys, una band alla Buzzcocks figlia del Today', quindi avevo già divorziato da quel passato”. post-punk, e quelli di Seventeen Seconds. “Ho sempre Il panorama musicale post-punk tra il ’79 e l’80 dà odiato il nostro primo disco” racconta il frontman nel ragione a Smith: mentre altre band più mature come 1982 in un’intervista. “L’ho disprezzato prima ancora Siouxsie and The Banshees e Joy Division esploravano che uscisse, ma allora poter incidere un disco sembra- territori più oscuri e pieni di suggestioni, il post-punk va un sogno troppo bello per impuntarsi su questioni di Three Imaginary Boys era destinato a diventare ob- creative: chi avrebbe mai immaginato che avremmo soleto molto in fretta. avuto altre occasioni? Sembrava che i Cure dovessero iniziare e finire lì”. LA GENESI DEL DISCO Le incertezze di Smith sul futuro dei Cure nel 1979 sono I primi segni di crisi nei Cure arrivano durante il tour facilmente comprensibili. Dopo una confusionaria ge- con i Siouxsie and The Banshees. Le divergenze tra stazione fatta di cambi di formazione e piccoli concerti Smith e Dempsey diventano insanabili quando il front- nell’area di Crawley con il nome di Easy Cure, tra il man dei Cure sostituisce John McCay come chitarrista ’77 e il’78, una loro demo a dir poco ancora immatura dei Siouxsie. “La fine dei vecchi Cure è arrivata quando arriva sulla scrivania di Chris Parry, A&R della Polydor ho fatto ascoltare a Dempsey le nuove tracce che ave- alla ricerca di nuovi talenti per la neonata etichetta vo composto per il nostro prossimo album, che a lui Friction. Quando il terzetto composto da Smith (chitar- non sono piaciute”, raccolta Robert Smith. ra e voce), Lol Tolhurst (batteria) e Michael Dempsey Il rifiuto di Dempsey di assecondare la sua visione dei (basso) entra nei Morgan Studios per registrare Three futuri Cure lascia Smith scoraggiato. Bloccato a casa, Imaginary Boys, Parry è di fatto l’unica voce in capitolo non può che sfogare il suo malcontento nella musica, sulla direzione artistica del gruppo. “Ci ha semplice- ascoltando tra le altre cose Low di Bowie, Five Leaves LA COPERTINA LE ALTRE DUE COVER SFUOCATE È la foto sfuocata di una fo- Faith (1981) resta scattata dal fotografo Andrew Douglas sotto la È il seguito di Seventeen guida di Robert Smith. All’e- Seconds, ma talmente si- poca non lo aveva mai fatto mile, e privo di vere novi- nessuno: da allora è diventa- tà, da deludere i fan dai to un classico e uno dei sog- quali viene riconosciuto getti più diffusi in assoluto come la dimostrazione per le copertine dei dischi, che il momento magico è già finito. Sarà non solo di genere goth e l’inizio di una crisi che negli anni successivi dark o metal. “Abbiamo rischierà di far sciogliere per sempre i Cure. scattato tutte le foto verso le otto del mattino, poco dopo aver finito le registrazioni” ricor- Pornography (1982) da il frontman. “Mi sono impuntato per scattare i ritratti della band sfuocati (per il retro, ndr) e alla fine abbiamo scelto proprio È una versione più sin- gli scatti più mossi, perché tutti gli altri erano semplicemente th e pomposa dei Cure orrendi”. “Il fatto che tutte le foto della band fossero sfuoca- precedenti, ma sem- te non è un caso” spiega Tollhurst, “Quegli scatti restituivano pre sulla lunghezza esattamente ciò che volevamo trasmettere con la nostra musica. d'onda di Seventeen Volevamo che i fan si concentrassero soltanto sul nostro sound. Seconds, prima del- Al diavolo le nostre facce! In un certo senso, se quel disco fosse la svolta pop. Il lato nichilista e oscu- stato l’epitaffio finale della band sarebbe stato perfetto”. ro di Smith è sempre più esplicito: “It doesn’t matter if we all die” è la conclu- sione anticipata dalla prima track.

VINYL Simon Gallup ha rimpiazzato Michael Dempsey al basso nel 1979. 36 REWIND Produzione Robert Smith e Mike Hedges Registrato presso Morgan Studios, Londra Pubblicato 22 aprile 1980, Friction Records Robert Smith chitarra, voce Matthieu Hartley tastiera Lol Tolhurst batteria Simon Gallup basso Left di Nick Drake, Isle Of Wight di Hendrix e Astral malista delle canzoni mi ha sconvolto. Attraverso quella Weeks di Van Morrison. Ed è proprio da questi ascolti breve panoramica ho intravisto un paesaggio glaciale che prende forma la sua visione dei veri Cure: “Vole- e desolato in cui tutta la solitudine che portavo dentro vo che i Cure fossero un punto di incontro tra questi si sentiva a suo agio”. dischi e che ogni canzone raggiungesse il suo scopo Smith e Tolhurst decidono quindi di tornare ai Mor- impiegando meno strumentazione possibile”. gan Studios e di sostituire Dempsey con Simon Gallup. Fortunatamente, Tolhurst non si dimostra sordo come Ancora più importante, però, è l’aggiunta di Matthieu Dempsey: “La prima volta che Robert ci ha fatto ascol- Heartley alla tastiera e l’esonero di Parry dal ruolo di tare quello che aveva in mente per il nostro secondo produttore. Con gli incassi di Three Imaginary Boys disco eravamo a casa sua a Crawley. La bellezza mini- Smith noleggia gli studi di registrazione per dieci gior- LA CRITICA NON ERA PRONTA Il 22 aprile del 1980 Seventeen Seconds sorprende tutti e arriva fino al ventesimo posto del- la classifica inglese degli album più venduti. La critica però è meno pronta del pubblico: “Seven- teen Seconds è una deprimente marcia indietro”, scrive Nick Kent per «NME». Chris Westwo- od di «Record Mirror» rincara la dose: “È una versione disturbata dei Cure che vive seduta in stanze grandi, vuote e buie”, mentre Phil Sutcliffe di «Sounds» prova a salvarli: “Qui i Cure hanno corag- giosamente toccato i loro estremi da band cupa, del tutto disinteressata ai brividi da due soldi che piacciono al grande pubblico. Il ritratto che Smith fa dell’isolamento e della solitudine in questo disco è di rarissi- ma intensità”. Sulle pagine di «Melody Maker», però, James Truman paragona Seventeen Seconds a uno squallido dramma televisivo: vago e disorientante, superficialmente attraente e vuotamente evocativo”. Il più entusiasta sembra essere Paul Morley di «NME», che definisce il secondo disco dei Cure “Un disco a dir poco straordinario” caratterizzato da “una calma agonia di amore e morte, dominata da una costante sensa- zione di lontananza, tra le persone, tra i luoghi, tra passato e presente”.

THE CURE, \"A Forest\" Song to song VINYL (marzo 1980) A Reflection dichiarazioni di Smith, 37 La chitarra di Smith come una sorta di “elegia “Il successo del singolo 'A piange dolcemente di Matthieu Hartley” che, THE CURE Forest' è stata una sorpresa. Non sull’accompagnamento però, lasciano il segno abbiamo mai dato importanza ai di pianoforte. Questa inserendo una vena singoli ma fare una hit è sempre atmosfera inquietante ancora più inquietante una bella soddisfazione” (R.S.) rimarrà l’elemento nella seconda metà dominante dell’intero dell’album, come la ni, un lasso di tempo ridotto che la band sfrutta al disco, dimostrando la fugace apparizione di massimo dormendo direttamente in sala di registrazio- maturità della band, in uno spettro. Sempre ne. “Dormivamo nello Studio 1 che era stato ricavato grado di articolare un Smith ha poi rivelato che dallo scheletro di una chiesa” racconta Tolhurst. “Sul tema lungo tutto il disco la versione originale era soffitto si intravedeva ancora una vetrata istoriata che, invece di abbandonarsi a più lunga e che è stata alle quattro del mattino, emetteva un bagliore ultra- una semplice compilation tagliata per questioni terreno”. Il poco tempo a disposizione non si rivela un come Three Imaginary puramente pratiche. ostacolo perché Smith ha già le idee chiare su come Boys. A Forest Un “incubo doveva suonare Seventeen Seconds. L’unica persona a Play For Today L’intro infantile che si avvera con violare la clausura nei Morgan Studios è il co-produtto- ritmata di Lol Tulhurst l’arrivo dell’adolescenza”, re Mike Hedges: “Robert mi ha detto fin da subito che sulle note malinconiche secondo le parole di la produzione dell’album sarebbe stata una questione di \"A Reflection\" ci porta Smith. “Volevamo che da gestire interamente tra me e lui, e che avrei avu- nel vivo dell’album. “La fosse il momento più to carta bianca con qualsiasi sperimentazione finché batteria così scheletrica complesso e prezioso avessi seguito le sue direttive”. Seventeen Seconds non lungo tutto il disco ci ha del disco e per questo mancherà di lasciare il segno, come racconta ancora permesso di esprimere ci abbiamo lavorato Hedges: “Era così introspettivo e deprimente che ha esattamente ciò che parecchio. Infatti è il finito per risucchiarci tutti quanti. Credo che quel disco volevamo”, racconta brano più post-prodotto abbia avuto un ruolo catartico per Robert e che quelle Mike Hedges. del disco”. emozioni hanno finito per contaminarci un po’ tutti”. Secrets È malinconia M Smith ha confermato pura. La voce di Smith che M era l’iniziale del @ Long Live Vinyl arriva come la eco nome di una ragazza. distante di uno strazio e E fa pensare a Mary, Con Seventeen di un’occasione perduta sua moglie, da sempre Seconds i Cure per sempre: “Incontro soprannominata appunto i tuoi occhi al buio / M. Ma la conferma su mettono in un semplice sguardo queste e altre congetture collegamento risveglia il ricordo. non è mai arrivata. Ricordami… Come sono At Night Il testo è il post-punk stato un tempo”. tratto da un’omonima dell’epoca con In Your House Nel 1989 prosa di Franz Kafka. il futuro goth. Smith ha spiegato questa Robert Smith ha poi canzone come sdrammatizzato: “Mi “la paradossale sono limitato a prendere sensazione di disagio che qualche frase e a hai con gli altri quando metterle insieme. Appena però non riesci a liberarti ho visto che il testo filava, dal bisogno della loro mi sono considerato presenza”. È il vero soddisfatto”. autoritratto di Smith, Seventeen Seconds delle sue complessità “Time slips away, caratteriali ed emotive. and the light begins to Three Il lato A si chiude fade…” annuncia Smith con il brano con cui all’inizio dell’ultima la band concludeva traccia. “Più volte hanno i concerti. Il cantato è cercato di accusarci flebile, distante, a tratti di fare una musica quasi impossibile da troppo deprimente” sentire, con un effetto racconta Tolhurst, “ma espressamente ricercato chi ragiona così non ha dallo stesso Smith. capito niente. Abbiamo The Final Sound scritto quelle canzoni 52 secondi strumentali proprio per rispondere pensati, secondo le alla depressione che sentivamo dentro di noi”.

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VINYLL’INAFFERRABILE MONDO VINILE40 SIRE Basta pronunciare il suo nome per pensare subito al punk americano. Ma per fortuna i lavandini devastati e il vandalismo dei locali come il CBGB di New York non bastano a raccontare tutta la storia di questa indimenticabile etichetta discografica Per i newyorkesi appassionati di musica la Sire ragazzine come “Chapel Of Love”, “Iko Iko” e “Leader è una delle migliori etichette discografiche del Of The Pack”. Sopra di lui, Richard Gottehrer, futuro mondo, senza se e senza ma. Per il resto del co-fondatore della Sire, sta completando l’apprendi- mondo, e in particolare per i cultori del vinile, è stato come co-autore per la Bang Records, mettendo invece qualcosa di più complesso, oltre che una lezione mano a brani come “Sorrow” e “I Want Candy”, poi su come si possano fare un sacco di soldi con gli scarti resi celebri dalle cover di Bowie e dei Bow Wow Wow. delle altre etichette. Spesso assimilata ad altre label Qui nasce l’amicizia tra Gottehrer e Stein e allo stesso ribelli come SST, Rough Trade, Stiff e Mute, la Sire ha tempo prende forma il progetto di una nuova etichetta in realtà radici ben più antiche che affondano in una discografica indipendente che i due vogliono dirige- New York di fine anni '60 dove i dischi si chiamavano re assieme. Per l’effettiva nascita della Sire Records, “Rekkidz”, la \"Noo Yawk\" dei jukebox, della mafia e di però, bisogna aspettare ancora qualche anno, fino quell’odiosa pratica detta “payola”. al 1966. Mentre gli States impazziscono per la British Invasion, infatti, la neonata Sire Productions si ritaglia ALL’INIZIO C’ERA SEYMOUR STEINBIGLE il suo primo spazio vitale nel mercato discografico a Nato nel ’42 dal ventre di una stupenda ma spietata stelle e strisce producendo singoli R&B per la Colum- Brooklyn, Seymour Steinbigle arriva all’adolescenza bia. L’ufficio è un quadrilocale nell’area di Broadway con ben poco di cui vantarsi. Dopo gli anni persi con la gentilmente offerto per 235 dollari al mese dall’ormai scuola, prima dei suoi vent’anni lo ritroviamo come una vecchio e malconcio proprietario della King Records, scheggia impazzita alle prese con vari impieghi (o ten- Syd Nathan. Stein, dimostrando un innato senso per tativi) nella Grande Mela. Questo caos, però, sembra gli affari, subaffitterà con molta discrezione una delle già avere un senso, anche se recondito e riconoscibile quattro stanze a un’agenzia di comunicazione per circa solo a posteriori: la musica. Tra i suoi primi incarichi, 150 dollari mensili; il calcolo del costo complessivo del infatti, spiccano un posto nella sezione di «Billboard» quartier generale della Sire Productions è presto fatto. destinata alla raccolta dati e alla stesura delle clas- Solo 85 dollari. I tratti salienti della futura Sire Records sifiche, poi un impiego alla King Records, l’etichetta sono sorprendentemente nitidi fin dalle sue origini. indipendente made in Cincinnati da cui è emerso il colosso di James Brown. Dopo aver abbreviato il suo NON MOLLARE L’OSSO nome con il più accattivante “Stein”, Seymour approda Dopo aver rinominato l’etichetta Syre Records verso al leggendario Brill Building, il palazzo a undici piani tra la fine del 1967, Gottehrer e Stein entrano nelle grazie i cui ascensori palpita il cuore di Broadway, lo stesso di Mike Vernon, storico produttore Decca, che vende luogo dove, fino a qualche anno prima, gli autori di loro metà del catalogo della sussidiaria Blue Horizon. Tin Pan Alley avevano smerciato successi a etichette e La storia parla di una spesa di 15 mila sterline per i musicisti indipendenti assetati di gloria e successo. Qui giovani Fleetwood Mac e per i Chicken Shack. Poco Stein apprende l’arte della promozione radio collabo- dopo, sempre grazie all’amicizia con Syd Nathan, Stein rando con Red Brid, l’etichetta responsabile di hit per stringe buoni rapporti con la EMI, la quale lo lascia

razzolare tra le leggendarie pile di scarti della sussi- Danny Fields, ex A&R di Elektra, il quale a sua volta gli VINYL diaria Capitol. Neanche a dirlo, Stein scopre diamanti presenta gli MC5, gli Stooges e un ancora inespresso nell’immondizia, portando a galla nomi come Barclay gruppetto underground che cominciava a scuotere le 41 James Harvest e la Climax Blues Band. pareti di un club chiamato CBGB: i Ramones. Nel 1968, alla morte di Syd Nathan, Stein e Gottehrer SIRE aprono il loro primo ufficio newyorkese, al quale affib- BLITZKRIEG BOP biano l’evocativo nome di Blue Horizon House, e inten- Purtroppo l’eponimo disco di debutto dei Ramones sificano le ricerche oltreoceano. Dalla lontana Australia troverà una risposta ben poco incoraggiante sul mer- importano la hit “The Pushbike Song”, un singolo dei cato. Stein stesso descrive l’insuccesso iniziale della Mixtures, e attraverso la filiale olandese della EMI sco- band con parole a dir poco colorate: “Agli inizi ’76, prono il talento di Jan Akkerman, che proprio in quel quando l’idea del punk non era ancora nemmeno nata, periodo cerca la spinta giusta per la fondazione della le radio non avrebbero toccato il disco dei Ramones sua band prog, i Focus. nemmeno con lo spazzolone del cesso”. Con l’aiuto di Linda Stein, però, i Ramones riescono a mantenersi a HOCUS POCUS galla monopolizzando le serate nei locali di terza cate- Il primo disco dei Focus, Focus Plays Focus (1970), goria, finché a Londra, dopo due live al Roundhouse e sarà un discreto successo ma il follow-up del ’71, che al Dingwall’s il 4 e 5 giugno 1976, la febbre dei Ramones Stein riesce a far produrre nei nuovissimi Chipping contamina l’intera generazione dei futuri punk inglesi. Norton Studios di Vernon, premierà l’iniziativa della Incoraggiati da un’entusiastica recensione apparsa su Sire Records. “Hocus Pocus”, un bizzarro brano prog «Rolling Stones», i Ramones decollano verso il succes- dominato da falsetti e virtuosismi alla chitarra, sarà so. Nello stesso tempo Stein, che dimostra ormai di infatti il primo singolo di Stein e Gottehrer a scalare le avere un fiuto pazzesco nel pizzicare le band destinate classifiche, con vendite che raggiungono cifre a sei zeri. al successo un attimo prima che diventino star, allunga L’album, Focus II (o Moving Waves), ne venderà invece le mani su un gruppo che accompagnava i Ramones in circa 400 mila. Improvvisamente, le casse della Sire tour: i Talking Heads. Records si riempiono di soldi. Il batterista Chris Frantz racconta bene quel momento: Purtroppo, però, il successo dei Focus fa tabula rasa “Abbiamo tenuto Stein in sospeso per quasi un anno. dell’ispirazione artistica della band, privando così subi- Nonostante la sua offerta, non ci sentivamo ancora to la Sire del suo cavallo di battaglia. Nel ’74 il pubblico pronti per fare un disco. Certo, lui sognava di affidarci comincia a stancarsi del prog e l’etichetta di Stein, da a un’etichetta con le spalle grosse, ma alla fine abbiamo cui Gottehrer si è appena tirato fuori, si rassegna a optato per la Sire perché una piccola casa indipenden- tirare avanti con ristampe e compilation. te con l’ufficio raggiungibile in metro era esattamente Verso la fine del 1975, però, Stein, dichiaratamente gay ciò di cui avevamo bisogno. Ci serviva parlare faccia anche se sposato con Linda Stein, una sorta di mece- a faccia con i nostri produttori. E questo soltanto la nate in gonnella della New York degli anni ’70, incontra Sire sembrava in grado di offrircelo”. Tra le altre grandi Seymour Stein e sua moglie Linda al centro con i Ramones (ai due lati) e Iggy Pop al centro, tutti insieme al CBGBs nel 1976.

Jan Akkerman,VINYL leader dei progger olandesi 4 2 Focus nel 1974. MONDO VINILE I Talking Heads: da sinistra David Byrne, Chris Frantz, Tina Weymouth e Jerry Harrison. acquisizioni di Stein in questo periodo ci sono i Dead to, registra il singolo I Zimbra che anticipa il futuro art Boys e Richard Hell, mentre invece per qualche motivo pop. Poco dopo, sempre Frantz e Weymouth, questa non saprà riconoscere in tempo il talento di Blondie. volta dalle Bahamas, fondano il loro side project: Tom La crescita della Sire culmina nel ’77 con il ritorno di Tom Club. “Talking Heads e Tom Tom Club sono i re- fiamma della Climax Blues Band, la cui hit a dir poco sponsabili della trasformazione del punk nell’art pop” anacronistica “Couldn’t Get It Right” attira sulla Sire racconta Kushnick, allora vicepresidente di Sire, ma l’attenzione di CBS e Warner. Sarà quest’ultima ad ag- non bisogna sottovalutare il ruolo della crescente on- giudicarsi una joint venture con l’etichetta di Stein, tra- data di night club e dj che ha preso d’assalto i dance sformandola da piccola realtà indipendente a serbatoio club suonando punk, reggae e rock. Quindi tutto tran- undergound di successi. Nel frattempo i Talking Heads ne la musica disco”. prendono definitivamente il volo, prima con il debutto Il locale a fare da culla a questo movimento sarà il Talking Heads: 77 e poi con More Songs About Buildin- Danceteria, un superclub a tre piani nel cuore di New gs And Food, prodotto nientemeno che da Brian Eno. York che combina palchi per concerti e piste da ballo dove si mischiano punk e ritmi tropicali come Fela Kuti QUESTA NON È DISCO MUSIC e King Sunny Adé. Sempre nel ’79 la Sire agguanta un Nel 1979 arriva lo scontro tra punk e disco. I Talking misterioso singolo proveniente da Parigi, Pop Muzik Heads incidono il leggendario Fear Of Music dall’ex di M, che sarebbe diventata la sua prima hit numero 1 magazzino di Chris Frantz e Tina Weymouth. Brian negli Stati Uniti. “Il punto forte di quella traccia era la Eno, parcheggiato in un furgoncino nella strada accan- tastiera di Wally Badrou, che avrebbe poi suonato per Tom Tom Club e Talking Heads” racconta Kushnick. Madonna è stata il più grande “Ricordo che Pop Muzik è stata la ragione principale successo commerciale della per cui la Warner ha cambiato il nome del suo reparto Sire. Seymour Stein la mette di musica disco in Dance Music”. sotto contratto nel 1982 dopo Grazie a un nuovo ufficio in Floral Street, a Londra, aver ascoltato \"Everybody\". Stein riesce infine anche a lanciare i Pretenders all’e- stero e a ottenere i diritti americani per band come Undertones, Echo & The Bunnymen, Boney M, Plastic Bertrand, Depeche Mode, Yazoo, Soft Cell e molti altri. La bulimia, qui guidata da un fiuto unico, di Stein co- mincia però a preoccupare i piani alti della Warner. È a quel punto che, gonfiando le tasche di Seymour di sol- di, la Warner diventa interamente proprietaria di Sire. VOGLIO DOMINARE IL MONDO Intorno al 1981 i bagni e i tavoli dei disco club di tutto il mondo cominciano a prendere confidenza con l’ec- stasy. Nel frattempo, mentre la scena dance esplode sotto il naso della Sire, l’A&R dell’etichetta Michael Ro- senblatt fa una nuova, incredibile scoperta. “Ero se-

5 SIRE IMPERDIBILI VINYL RAMONES TALKING HEADS BRIAN ENO TOM TOM CLUB ECHO & THE 43 Ramones (1976) Remain In Light E DAVID BYRNE Tom Tom Club (1981) BUNNYMEN Per i benpensanti (1980) My Life In The Bush È il side project di Songs To Learn SIRE dell'epoca era Poco quotato dai Of Ghosts (1981) Tina Weymouth And Sing (1985) solo un mucchio collezionisti, al Un disco seminale e Chris Frantz, È l’altra grande di immondizia contrario di Speaking di proto-elettronica entrambi dei Talking band di Liverpool, elettrificata. Oggi è In Tongues, Remain In dal valore storico Heads. Il loro quella più giovane riconosciuto come Light è artisticamente inestimabile. disco omonimo è il che non è finita a capolavoro per più interessante e L’edizione Sire del capolavoro seminale fare cartoni animati alcune delle canzoni innovativo. 1981 ha una tracklist dell’art pop. Non o filmini di Natale. più devastanti di Si tratta, infatti, di diversa dalle edizioni fatevi ingannare Questa compilation sempre. Prodotto con un lungo, denso tuffo successive e, dall’atmosfera contiene i singoli più le mance della nonna, nella musica dance proprio per questo, spensierata: quello belli del gruppo fino circa 6000 dollari, più sperimentale, raggiunge oggi che sentite è proto- a quel momento, con oggi le copie originali impreziosito da perle quotazioni notevoli. hip hop nella sua la prima comparsa possono arrivare a come “Once In A Brian Eno deve quasi forma più pura e di “Bring On The costarne 20 mila. Lifetime”. tutto a questo titolo. interessante. Dancing Horses”. duto al bar quando ho visto una misteriosa fanciulla. cora, il tutto senza che dagli Stati Uniti smettesse di Si parlava di lei già da un po’ ma nessuno sapeva chi arrivare roba come Ice T, New York di Lou Reed, Book fosse. Mi sono presentato come l’A&R di Sire e abbiamo Of Love e Brian Wilson. Con un catalogo in continua chiacchierato a lungo. Non sono sicuro che lei sapesse espansione, la Sire di fine millennio è sempre di più una di che cosa stessi parlando, ma ha accettato di presen- major, con tanto di nuova sede nel grattacielo Time tarsi al mio ufficio il lunedì successivo”. Warner di Rockefeller Plaza. Quando Madonna si presenta alla nuova sede della Sire Records, tra la Quinta e la Cinquantaquattresima COME FINISCE UN IMPERO strada, la demo di “Everybody”, prodotta da Stephen Mentre Stein attraversa gli anni ‘80 tra festini, jet lag Bray, non riscuote il successo sperato. “La canzone era e trip di ogni tipo, i pilastri della Sire originale abban- carina ma niente di speciale”, continua Rosenblatt. “Ciò donano la nave. Nel 1990 i Talking Heads si sciolgono. nonostante, ho capito che nel mio ufficio era appena Poco dopo i Depeche Mode si prendono un periodo entrata una star. Chiedo sempre agli artisti che cosa sabbatico e, nel 1992, Madonna fonda la Maverick, la hanno in mente per il loro futuro ma nessuno mi ha mai sua label personale per la pubblicazione di Erotica. Nel risposto come lei: ‘Voglio dominare il mondo!’”. frattempo una guerra civile ai piani alti di Warner, scop- L’ingresso di Madonna nel catalogo Sire viene firma- piata dopo la morte di Steve Ross e l’ascesa di Steve to da Stein direttamente dal letto del suo ospedale, Morris, segna la fine del ruolo di Stein come “profes- dove era ricoverato per sepsi. Il singolo di “Everybody” sore matto” del gigante americano. La Warner a metà (1982), prodotto da Mark Kamins, rimarrà un successo anni '90 decide di fondere Sire ed Elektra e di affidare moderato ma sufficiente a dare il via libera al primo Lp il tutto alla guida di Sylvia Rhone: Howie Klein, allora di Madonna. È in questa circostanza che Rosenblatt boss del gigante americano, ricorda così quell'epilogo: pronuncerà la fatidica frase: “Ho la sensazione che “Sylvia non aveva la ben che minima idea di cosa fosse questa diventerà più grande di Olivia Newton John”. la Sire. Di sicuro, qualcuno le aveva spiegato che Stein Nel frattempo i collaboratori inglesi della Sire, pur do- era un genio e lei ci aveva anche creduto, ma non sa- vendo passare tra le più strette maglie della Warner, rebbe mai stata in grado di proseguire la sua opera o continuano a rifornire il catalogo dell’etichetta di Stein gestire la sua follia”. La Sire finisce così in un lento ma di talenti: Associates, Cure, Men Without Hats, Smiths, inesorabile declino, abbandonando una volta per tutte Cult, Mighty Lemon Drops, Ofra Haza, Seal e altri an- il sogno ribelle del suo fondatore. @ Long Live Vinyl

VINYL 44 Tutti pazzi per MONDO VINILE i vinili colorati Snobbati per decenni, oggi sono malacca rosso-marrone, poi è stata la volta del color cioccolato della Perfect Record e della gommalacca blu un vero e proprio fenomeno di culto della Columbia negli anni ’30. E dal 1949 la RCA Victor ha cominciato a produrre i primi 45 giri colorandoli in e ci dicono molto di come sia base al genere (verde per il country-western, arancio- ne per l’R&B…). Insomma oggi non abbiamo inventato cambiato il modo di fare musica nulla. O forse sì... Quelli della prima metà del No- e di ascoltarla vecento sono stati soltanto esperimenti spo- radici, spesso relegati alla promozione più di Valentina Giampieri che alla distribuzione, stranezze che non hanno mai davvero convinto artisti e pub- Goodbye Yellow Brick Road, blico. La vera “coloured vinyl mania” è un Purple Rain, Kind Of Blue… i fenomeno dei nostri tempi, esplosa negli titoli che facilmente si presta- anni ‘80 e di nuovo nell'ultimo decennio, no a pubblicazioni colorate non dando vita a un collezionismo sfrenato. sono pochi, tanto che oggi, in tempi di crisi, le ristampe in vinile colorato si sprecano. COME NASCE IL VINILE COLORATO Il vinile colorato però non è nuovo. Risale infatti ai “Sostanzialmente per fare un disco colorato si usa primi del Novecento e al cilindro di Edison, a quando gli la stessa procedura del disco nero”, spiega Cristian Amberol Records blu hanno rimpiazzato quelli in cera Urzino, che con Fabio Lupica ha fondato la PPM, azien- nera. Attorno al 1916 l’etichetta americana Vocalion da specializzata nella produzione di 45 e 33 giri. “La ha cominciato a produrre dischi di alta qualità in gom- differenza sta nel tipo di compound, cioè nella plastica utilizzata. Il primo stadio del disco è sempre quello trasparente. Poi, prima del pressaggio, inve- ce del nero vengono aggiunti i coloranti”. Questo nel caso del colore pieno e uni- forme. Ma l’universo dei vinili colorati non si esaurisce qui: esistono dischi splatter, glitterati, fosforescenti, marmorizzati... “Gli splatter noi non li facciamo, perché servo- no macchine molto vecchie”, continua Urzino: “Si tratta di una procedura tutta manuale. Viene preparata una polpetta A sinistra, un rarissimo vinile colorato jazz del 1970: Bells, di Albert Ayler, etichetta ESP Disk, inciso su una sola facciata. Al centro, uno dei primi dischi in gommalacca degli anni '20 per l'etichetta Vocalion.

Qui a sinistra, VINYL 45 giri rosso promozionale 45 di Over And Over dei VINILI COLORATI Dave Clark Five (Epic, novembre 1965). Sui due lati, vinili colorati anni '80 (CCCP e Depeche Mode). di plastica del colore base e poi sullo stampo a mano circa un 40 per cento in più rispetto al disco nero ma si mette un granulo di un altro colore, una spolverata si vendono più facilmente: diventano la famosa limited tipo parmigiano per intenderci. Durante il pressaggio edition che fa gola e viene cercata prima”. il granulo tende ad andare verso l’esterno e disegna Mormile: “Soprattutto nel Nord Europa (penso a Mo- quelle striature che vediamo sul disco. Possiamo fare i torpsycho o ai gruppi drone e ambient) vanno pazzi marmorizzati invece, miscelando due plastiche. Devo- per queste cose: fanno anche nove colorazioni diffe- no avere la stessa base di componenti però: tendenzial- renti dello stesso disco. Certo, si tratta di generi che si mente si scelgono mix tra colori trasparenti o tra colori prestano maggiormente a questo tipo di operazione opachi ma non uno insieme all’altro perché si tratta di ma la verità è che oggi non si vendono più 10 milioni due formule completamente diverse”. di pezzi di un titolo, come capitava negli anni ’80, e le nuove colorazioni si sono diffuse anche tra gli artisti L’EFFETTO SORPRESA meno alternativi, che fino a qualche anno fa non avreb- “Il mercato italiano ha qualche limitazione sul colorato: bero mai stampato in colorato. Un paio di mesi fa, per le stampe più eccentriche sono quasi tutte straniere”, esempio, è uscito Giubbe rosse di Battiato in rosso. Chi spiega Francesco Morra Mormile, collezionista e ti- produce sa che esistono nicchie più o meno elevate tolare del negozio di vinili Alta Fedeltà Como. “Io da a seconda del brand del gruppo e della popolarità e ragazzino andavo in Svizzera per comprarmi i 12” mix ovviamente le sfrutta”. tedeschi dei Depeche Mode. Erano marmorizzati e Oggi le ristampe colorate impazzano, ma trovarne di quando li tiravo fuori dalla cover c’era proprio l’effetto originali tra i ‘60 e i ‘70 è quasi un’impresa. La Columbia wow. Se ne vedevano pochissimi in giro. Oggi il vinile si è divertita con qualche 45 giri rosso (Bob Dylan, Do- colorato non è più una novità: sui portali specializzati novan, Johnny Cash…), della Warner Brothers ci sono si trovano intere pagine dedicate. Qualsiasi ristampa rimasti dei Bill Haley & His Comets gialli, ma sono stati oggi esce anche colorata”. perlopiù archiviati come singoli promozionali destinati Urzino: “Le tirature dei vinili (che in media oscillano tra alle radio o ai jukebox. Esistono anche dei 33 giri co- le 300 e le 500 copie) oggi sono spesso miste. Su 500 lorati: John Wesley Harding di Dylan, per esempio, è dischi 300 sono neri e 200 colorati. I colorati costano stato stampato in rosso e in giallo di nascosto. Pare CRISTIAN URZINO FRANCESCO Classe 1986, Urzino, CEO MORRA MORMILE della PPM e dell’etichetta Appassionato fin da Overdrive Records, lavora nel ragazzino (è nato nel 1970) mondo della discografia ormai da 12 di musica ascoltata e suonata, anni. Appassionato, ma anche piccolo colleziona dischi, suona la produttore artistico del disco in vinile. batteria per alcune band punk Dopo essersi trasferito a Milano per e alternative rock, organizza seguire un corso ha fatto la gavetta concerti per alcune booking imbustando vinili alla Phono Press. agency milanesi. È il manager di Due anni fa ha fondato la PPM Garbo da oltre 15 anni e da 6 anni con il suo amico e socio titolare di Alta Fedeltà Como, Fabio Lupica. store esclusivamente di vinile.

VINYL 46 MONDO VINILE che un operaio dello stabilimento Columbia a Pitman le colorato fosse considerato di poca (New Jersey), una volta finito il turno abbia aggiunto sostanza, una roba da sfigati insomma. il colore nella macchina e abbia stampato qualche co- Investivano molto di più sulla qualità della re- pia pirata per sé e i colleghi. Eppure l’opportunità di gistrazione e della masterizzazione e sulla grammatura scostarsi dal classico nero c’era già dai primi del ‘900: del vinile, più che sull’immagine. Quello che volevano com’è possibile che i Pink Floyd non si siano buttati i Led Zeppelin o gli Stooges era che il disco all’ascolto su stampe psichedeliche, che i Beatles non abbiano spaccasse e la voce che girava all’epoca era che, per giocato con il bianco o il verde mela e che Elvis non quanto belli da vedere, i colorati suonassero male”. abbia sfornato pile e pile di vinili dorati? Urzino: “Una volta effettivamente avevano una qualità molto bassa, tant’è che tra le pubblicazioni storiche è IMMAGINE VS SUONO molto difficile trovare un disco jazz bianco o un disco Mormile: “Il disco ai tempi dei Beatles e dei Pink Floyd di musica classica rosso. Nel tempo la resa acustica è aveva una certa sacralità e credo che per loro il vini- migliorata ed è migliorata la produzione delle plasti- che anche se i dischi tendono comunque a essere leg- germente più rumorosi e ad avere più fruscio. La ‘col- pa’ è dei materiali utilizzati per la tinta (calcio, titanio, zinco), che sono un po’ invasivi e non si amalgamano perfettamente. L’aggiunta del colorante nero invece ammorbidisce la mescola e si dispone meglio tra i solchi in fase di pressaggio. E la mescola ha un’importanza fondamentale ai fini della resa sonora. La Deutsche Grammophon faceva addirittura formulare presso le fabbriche da cui si riforniva un compound personalizzato per le sue lavorazioni. In quegli anni c’era una cura maniacale in questo senso”. UNA QUESTIONE DI NUMERI Urzino: “Nella golden age della discografia le tirature più basse si aggiravano attorno ai 5 mila, 10mila pezzi. Strutture come la Phi- lips, la PolyGram e la RCA, che sono state i colossi della discografia, non producevano soltanto i dischi, se li stampavano pure. All’e- poca si faceva tutto nero, per cui gli stabilimenti erano costruiti con l’alimentazione automatica della plastica all’interno delle macchine. Mettersi a cambiare

A sinistra: alcuni 45 VINYL giri colorati d'epoca di Bill Haley, Johnny Cash, 47 Byrds e Bob Dylan. In basso a sinistra il 33 giri blu VINILI COLORATI trasparente e marmorizzato di Acoustic Recordings di Jack White (2016). colore in quel tipo di strut- nella mia collezione’, oggi ture avrebbe comportato un è ‘devo avere quel disco colorato notevole rallentamento della in 50 copie anche se la band non mi piace, perché è produzione e costi ingenti”. rarissimo e vale di più’. Noi ascoltavamo i dischi per- Mormile: “il principio di quei grup- ché non avevamo alternative, a parte la musicassetta. pi era ‘noi Led Zeppelin dobbiamo I trentenni di oggi hanno gli mp3 e Spotify”. surclassare i Pink Floyd, vendendo di Urzino: “Questo tipo di collezionismo non esisteva, più’. Quelle band di norma facevano dischi ecco perché all’epoca della golden age musicale in- per venderne 5/15 milioni di copie. Oggi inve- caponirsi sui colorati non sembrava una buona idea. ce si gioca su questa ricerca ossessiva dell’edizio- Quel tipo di produzione, oltre a complicare le cose, ne ultra limitata, stampata in pochissime copie, ma è non avrebbe avuto i riscontri di vendita di oggi. Ora è un controsenso: se ne fai meno, stai precludendo alle il contrario: il vinile nero è la nuova rarità”. persone la possibilità di avere il tuo disco. L’obiettivo, Mormile: “La globalizzazione ha aumentato i ritmi an- più che farsi ascoltare, è creare l’hype. Oggi se esce che nella musica e incentivato questa corsa alle chic- per Sub Pop una indie edition colorata, tutti i clienti che. A me capita persino di avere ristampe che valgono mi chiedono quella e se mi è rimasta soltanto in nero più del disco originale. Sono state fatte in 500 copie storcono il naso. Nella mente del collezionista, colorato è sinonimo di limitato, anche se non è più così”. colorate numerate e, se il disco originale vale 150 euro, la ristampa si vende alme- IL FETICCIO no a 200”. Mormile: “Parlando con i miei clienti, spesso scopro che molti di questi dischi colorati vengono acquistati Urzino: “Si dice che la storia sia ciclica. come soprammobili: li tengono incellophanati e nem- Questa situazione di stallo dovuta al meno li ascoltano. Per carità, non è un discorso del Coronavirus ha messo in luce come tutto sbagliato ai fini dell’investimento, ma c’è poco lo streaming non sia sufficiente e il interesse per la qualità del disco, quello che importa è il feticcio. Alcuni entrano in negozio da me e mi chie- formato fisico – Lp, Vd, cassetta – sia dono se possono farsi una foto con i dischi più rari, che ancora indispensabile per tenere in magari valgono anche 2000 euro: vogliono postarla piedi la filiera della musica. Il trend sui social. In sostanza, prima era ‘devo avere Porno- degli ultimi anni ha dato risultati mi- graphy dei Cure perché è un gran disco e lo voglio gliori, chissà che il digitale non torni a essere un modo per ascoltare un di- sco e poi decidere quali, nel marasma dei neri o colorati di oggi, valga davvero la pena acquistare”.

VINYL GITA MONDO VINILE48 Lu- nedì 16 maggio 1966. Il Partito Comunista Cinese sancisce ufficialmente l’ini- zio della Rivoluzione Culturale e negli scaffali dei negozi di dischi arri- va Pet Sounds. È il 33 giri in studio nume- ro 11 per i Beach Boys e consta di 13 brani quasi totalmente scritti, arrangiati e prodotti dal mercu- riale Brian Wilson (che ormai da circa un anno ha smesso di suonare dal vivo con la band) fra gennaio e aprile del ‘66. Il disco diventa un punto di svolta nella storia della musica pop, ma con una copertina che non lo lascia sospettare neppure lontanamente: una foto dei ragazzi della band che accarezzano e danno da mangiare a un gruppo di capre allo zoo di San Diego. Nessuno del gruppo sembra ricordare da dove sia arrivata l’idea di uno shooting allo zoo per la copertina, ma è certo che il tutto avviene giovedì 10 febbraio 1966, di prima mattina, con un tempo nuvoloso. Mike Love, Al Jardine, Brian, Carl e Dennis Wilson volano allo zoo di San Diego, in compagnia del fotografo George Jerman, che nella giornata realizza diversi scatti, mentre i ragazzi si aggirano per la struttura firmando autografi. La foto selezionata viene scattata nel cosiddetto “petting paddock”, ossia un’area dello zoo di San Diego riservata ai bambini, dove è possibile accarezzare gli animali in libertà, tra cui delle capre e una tartaruga gigante. L’area esiste ancora anche se molto cambiata. Sulla copertina si vedono distintamente i Beach Boys accerchiati da otto capre che cercano di prendere i pezzi di mela dalle loro mani. Al Ja- rdine, nonostante l’atmosfera spensierata evocata dalla foto, la ricorda con un certo fastidio per via della grossa capra bianca: “Quella be- stiaccia la odiavo, continuava a saltarmi addosso. È uno degli animali più odiosi che io abbia mai visto”, ha racconta- to in un’intervista radiofonica. Allo shooting seguì anche una polemica: lo staff dello zoo accu- sò la band, in particolare Dennis Wilson, di avere maltrattato alcuni animali. I Beach Boys risposero di esse- re stati loro, in realtà, vit- time dell’esuberanza delle capre”. L’OPINIONE DI MACCA SUONI ADDOMESTICATI Paul McCartney, vedendo l’album, disse a Mike Love: Impossibile risalire all’origine del titolo del disco. “Penso che dovreste davvero curare di più le vostre Ogni membro della band dà versioni diverse. copertine”. Molto british e diplomatico ma severo, Secondo Brian Wilson è un omaggio a Phil Spector senza possibilità di appello. (le sue iniziali sono le stesse di Pet Sounds).


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