Morto o Disperso: Morto Data Morte: 26 Maggio 1917 Luogo Morte: Medio Isonzo Causa Morte: Ferite Riportate In Combattimento 101
Data Morte: 24 Ottobre 1915 Luogo Morte: Monte San Michele Causa Morte: Ferite Riportate In Combattimento 102
Morto o Disperso: Morto Data Morte: 10 Novembre 1916 Luogo Morte: Carso Causa Morte: Ferite Riportate In Combattimento 103
Morto o Disperso: Disperso Data Morte: 31 Agosto 1917 Luogo Morte: Medio Isonzo Causa Morte: Combattimento 104
Morto o Disperso: Morto Data Morte: 18 Aprile 1916 Luogo Morte: Ospedale Da Campo N. 219 Causa Morte: Infortunio 105
Morto o Disperso: Morto Data Morte: 18 Dicembre 1917 Luogo Morte: Monte Asolone Causa Morte: Ferite Riportate In Combattimento 106
Non omnis moriar (Orazio,Odi,III,30,6) ..non morirò interamente fino a quando qualcuno mi ricorderà. E i ragazzi del '99 ce lo sussurrano tra le fronde dei lecci dei Parchi delle Rimembranze. Grevi parole su ricordi mai dimenticati di giovani ammazzati dalle feritoie delle trincee a qualche passo dalle mitragliatrici. Nel settembre del 1988, Ignazio Buttitta, invitato a “L’angolo della poesia” ai Giardini Iblei di Ragusa, ha narrato la genesi della poesia “Lettera a una mamma tedesca” Io sono del 1899, uno dei “ragazzi del ‘99” e a diciassette anni ero in prima linea sul Piave. Ero in trincea… qua c’erano le trincee, le feritoie dove ci mettevamo la mitragliatrice, di là c’era il fiume e a cento metri c’erano i tedeschi, i nemici...Io avevo diciassette anni e quelli avevano sedici anni. Io avevo la pancia piena perché il mangiare ce lo davano, e quelli erano morti di fame...Io esco a seppellire i morti e davanti alla mia mitragliatrice, steso così… ancora vivo con gli occhi aperti… mezzo vivo e mezzo morto, c’era un bambino, diciassette anni… tedesco… morto. Lo presi, ci guardai nelle tasche, perché in guerra quando ammazzavamo i nemici, la prima cosa che facevamo era di rubargli l’orologio, se avevano soldi, se avevano un fazzoletto, se avevano una lettera… Io gli infilai le mani nelle tasche e questo non aveva niente… ci infilai le mani nelle tasche… aveva una fotografia. La madre abbracciata con lui...Successe che poi tornai dalla guerra allora mi misi a fare il rappresentante di commercio, mi ero sposato, avevo due bambini. Una notte, verso l’una, rincaso, accendo la luce, mia moglie con il maschietto e la femminuccia, abbracciati sul petto. Guardavo mia moglie e mi vanno gli occhi al muro. Guardo mia moglie abbracciata con i suoi figli; e io a quella madre ho ammazzato il figlio. Mi sedetti, cinque minuti:Ora gli scrivo una lettera. Nella foto c’era l’indirizzo. Abitava a Stoccarda, in Germania. Scrivo questa lettera. Non mi rispose mai. Forse era morta. Forse aveva cambiato casa. Non mi rispose mai. Littra a una mamma tedesca da “Lu pani si chiama pani” di Ignazio Buttitta Mamma tedesca, Cu la facci bianca Mmezzu a l’omini boni Ti scrivi ddu surdatu talianu Di picciriddu ancora Senz’essiri assicutatu, Chi t’ammazzò lu figghiu. ddummisciutu. E crucifissu a lu muru? Mmaliditta dda notti Ch’era beddu tò figghiu: Mamma tedesca, E l’acqui di lu Piavi Paria ca supra dd’erba Matri di tuttu lu munnu, E li cannuna e li bummi L’avissuru pusatu li tò manu. Vi chiamu! E li luci chi c’eranu; Mamma tedesca, Ognuna, Mmaliditti li stiddi Iu, l’assassinu La petra cchiù grossa E li prigheri e li vuci Ca t’ammazai lu figghiu: Vinissi a ghittalla E lu chiantu e li lamenti Comu pozzu dòrmiri suonni Supra di mia: E l’odiu, mmaliditti! sereni Muntagni di petra, Era accussì beddu tò figghiu, Comu pozzu abbrazzari li me Muntagni di petra, Mamma tedesca, figghi Scacciati la guerra. Lu vitti all’alba Comu pozzu passari prof.ssa Maria Rita Castellano 107
Il salto dei Granatieri e la torta Ortigara per una memoria viva della Grande Guerra Sono trascorsi ben Cento Anni dalla firma dell’Armistizio di Villa Giusti che il 4 Novembre 1918 ha segnato la fine della Prima Guerra Mondiale. Eppure gli uomini, le donne e i ragazzi protagonisti di quella guerra ancora “vivono e popolano le terre” del Trentino, del Veneto, della Venezia-Giulia, del Friuli. Chi vi è nato, anche molti anni dopo quel 4 novembre 1918, è cresciuto in compagnia e alla scuola di quanti, accomunati dal sentire l’Italia come propria e unica patria, hanno combattuto sul fronte o hanno difeso l’ordinarietà della vita quotidiana, lavorando i campi, mandando avanti le attività manifatturiere oppure studiando. Il 3 giugno 1916 Italia e Teresa stanno frequentando gli ultimi giorni di scuola all’Istituto Magistrale di Vicenza, sono nate nel 1901, e per loro è tempo di interrogazioni e bilanci, ma all’improvviso le sirene le costringono a lasciare le aule e a riparare nei rifugi: sugli Altopiani di Folgaria, dei Fiorentini, di Tonezza-Lavarone, di Asiago, che ogni mattina osservano timorose dalle finestre del Collegio Farina, è in corso “l’offensiva di Primavera”, voluta dal Capo di Stato Maggiore austriaco Conradvon Hotzendorf per punire gli Italiani. Dal 15 maggio gli eserciti si fronteggiano, numerosi i reparti italiani coinvolti, i Granatieri di Sardegna, le Brigate Catanzaro, Novara, Pescara e Modena cercano di difendere le postazioni e già 10.264 uomini risultano morti, dispersi o feriti; sul Monte Cengio, punto di saldatura fra la Val d’Astico e l’Altopiano di Asiago, i Granatieri di Sardegna guidati dal Generale Pennella resistono all’accerchiamento degli austro- ungarici, in un eroico corpo a corpo che li porta a rotolare avvinghiati al nemico, lungo precipizi verticali di centinaia di metri: il Salto dei Granatieri. La loro resistenza eroica impedisce al nemico di aprirsi un varco verso la pianura e l’Altopiano, soprattutto consente di riorganizzare una nuova armata tra Vicenza, Padova, Cittadella, per riconquistare le postazioni perdute già alla metà di giugno e, infine, costringere alla ritirata il nemico. La Legge 534 del 27 giugno 1967 dichiarerà quel territorio “Zona Sacra alla Patria”. Il ricordo delle uscite improvvise da scuola e soprattutto delle notizie che giungevano dal fronte continueranno ad offrire materia per i racconti ai figli e ai nipoti, specie quando, salendo per le vacanze sull’Altopiano di Asiago, prima di avventurarsi lungo i dieci tornanti del Costo, subito dopo Chiuppano, si attraversava il Ponte sull’Astico, noto ai più come il ponte del Granatiere. Lungo il Costo, così come lungo la strada verso Tonezza e poi Lavarone e Folgaria, passando dall’Altopiano dei Fiorentini e da passo Coe, il racconto si mescolava ai Canti della Grande Guerra. Così anche oggi quando si sale in montagna l’allegria si alimenta delle parole e delle note che tenevano compagnia ai soldati nelle trincee: Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi Fanti il 24 Maggio - La Tradotta che parte da Torino a Milano non si ferma più, ma la va diritta al Piave, cimitero di noi soldà - Le ragazze, le ragazze di Trieste, cantan tutte con ardore o Italia o Italia del mio cuore tu ci vieni a liberar - Monte Grappa tu sei la mia Patria, sei la stella che addita il cammino. Un’allegria non irriverente ma carica di gratitudine. Le giornate sugli Altipiani erano tante occasioni per ricordare la Grande Guerra: le passeggiate nei boschi fino ai lindi cimiteri inglesi, le camminate su fino agli Spitz di Vezzena o di Tonezza, le visite ai Sacrari militari di Tonezza, del Pasubio, di Asiago, oppure alle mostre e ai piccoli musei di paese stracolmi di cimeli;a volte raccogliendo ciclamini e pigne ci si imbatteva in schegge o semplici pezzi di ferro, che però ci riportavano ad immaginare gli scontri insieme ai recuperanti 108
ancora in circolazione; e poi . . .le colazioni con un pezzo di Torta Ortigara dell’offelleria Carli ad Asiago. Della guerra anche i cibi conservano memoria. Un anno dopo il Salto dei Granatieri, nel giugno del 1917, sulla cima dell’Ortigara, la controffensiva italiana tenta di conquistare il baluardo montano da cui gli Austriaci minacciano alle spalle le truppe italiane impegnate nel Cadore, nella Carnia e sull’Isonzo. L’azione iniziata sotto una fitta cortina di nebbia il 10 giugno 1917 si conclude il 25 giugno successivo, lasciando la vetta dell’Ortigara in mano al nemico e sul campo, 25.199 tra morti, dispersi e feriti. Tra di loro il giovane tenente torinese Adolfo Ferrero, che poche ore prima della battaglia scrive ai genitori “parlate, fra qualche anno, quando saranno in grado di capirvi, ai miei fratelli, di me, morto a vent’anni per la Patria. Parlate loro di me, sforzatevi a risvegliare in loro ricordo di me, . . . m’è doloroso il pensiero di venire dimenticato da essi”. Italia e Teresa e con loro tante altre giovani, insieme ai superstiti del fronte, hanno raccolto questo appello, perciò cent’anni dopo la nostra memoria è viva e trattiene con fatica il moto di orgoglio, quando gli occhi 1 si posano sulla foto di nonno Riccardo sul Caproni , “ragazzo del novantanove”, aviatore della Grande Guerra. Dalla memoria di quella terribile e “inutile strage”, grazie ad un’altra lettera dal fronte, scaturisce anche l’impegno per un mondo senza guerre, come scriveva un soldato, con un errore di grammatica tipicamente veneto, “Voliamo la pace”. prof.ssa Maria Riccarda Zanin 1 Velivolo biplano o monoplano prodotto dall’Azienda Caproni agli inizi del Novecento di cui si conservano i prototipi a Trento presso il Museo dell’Aereonautica Gianni Caproni, primo museo aereonautico al mondo creato già nel 1927 dallo stesso Caproni. 109
Gli Archivi per la nostra Memoria Gli archivi di Stato conservano la memoria del passato, ma non per questo li dobbiamo identificare come un magazzino di vecchie carte pieni di polvere e oblio; essi rappresentano, invece, una realtà estremamente dinamica legata non solo alla dimensione della macro storica ma soprattutto alla micro storia del territorio e di conseguenza ad ogni aspetto della vita quotidiana. Tutti gli avvenimenti del passato, le azioni delle persone, i grandi e piccoli fatti della storia che rappresentano la nostra memoria possono essere ricostruiti attraverso le fonti conservate negli Archivi. Essi costituiscono un servizio per la collettività e come tale vanno percepiti ed organizzati e nel tempo divengono fonte storica. La loro missione istituzionale è quella di custodire, tutelare e valorizzare il patrimonio documentario conservato offrendolo alla consultazione. Dal progetto di alternanza scuola/lavoro, in occasione del Centenario della Grande Guerra, è nato il volume \"DE MEMORIA - luci sulle ombre dei caduti della grande guerra\", dedicato ai soldati del nostro territorio che persero la vita durante l'evento bellico. Il nostro intento è quello di dare memoria ai nostri caduti: uomini degni di essere ricordati affinché la memoria di essi sia imperitura e di monito vivente per le nuove generazioni. Esaminando i documenti del fondo archivistico Distretto militare di Girgenti fascicoli matricolari truppe sottufficiali è stato possibile sia ricostruire queste vicende, un tessuto connettivo che ancora oggi, un secolo dopo e in modo completamente trasformato, tiene assieme una comunità locale, sia trovare così le radici della nostra, per quanto mutevole nel tempo, identità. Un lavoro di ricerca delle fonti fatto all' Archivio Stato di Agrigento, la ricognizione archivistica è stata fatta con la IV A a.s. 2017/2018 e una ricerca via web tra le pagine dell' Albo dei Caduti della Grande Guerra fatta con la IV A a.s. 2018/2019 ci ha permesso di concretizzare il nostro obiettivo. Questo progetto di alternanza scuola/lavoro ha offerto a questi studenti le opportunità e gli strumenti per conoscere un luogo a loro sconosciuto, un' opportunità d’apprendimento e di crescita culturale che ha arricchito la loro formazione cognitiva nel campo archivistico. Curiosità e impegno hanno accompagnato l’attività dei ragazzi. Soddisfatta dalla concretizzazione dell’obiettivo che ci eravamo prefissati, questa piccola pubblicazione ne è la prova; auguro a questi cari studenti di avere sempre la stessa curiosità e lo stesso spirito d’apprendimento che li ha distinti in questa attività extra-curriculare. Per dare un po’ di quotidiano e di umanità al grigiore dei dati raccolti abbiamo, inoltre, chiesto alla prof.ssa Zanin di raccontarci i luoghi, a lei ben noti, e i suoi ricordi di quelle montagne toccate dalla guerra. Ringrazio il Dirigente Scolastico, prof.ssa Giovanna Bubello, preziosa e solerte stimolo a questa realizzazione, la dott.ssa Vincenza Pipitone, direttrice dell’Archivio di Stato di Agrigento e gli impiegati, la prof.ssa Maria Teresa Ferlita,, coordinatore del Dipartimento per l’Alternanza Scuola Lavoro, i tutor interni, prof.ssa Cinzia Baiamonte e la prof.ssa Maria Rita Castellano, e gli alunni tutti. dott.ssa Concetta Romanello 110
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Stampa: Centro Grafica e Stampa ‘’Essemme’’ Alessandria della Rocca - [email protected] 0922-981397 – 3392035735 Stampato Novembre 2018 112
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