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Tra note jazz_Libro-intervista a Paolo Damiani

Published by bergomi.map, 2022-11-18 16:09:09

Description: Anteprima di "Tra note jazz" di Paolo Damiani

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Paolo Damiani Tra note jazz Discorsi e percorsi musicali Libro-intervista con Serafina Gerace


© 2022 - Musicians & Producers Srls Via Legnone 90, 20158 (Milano) - Italia www.musiciansandproducers.com [email protected] Editor: Massimo Monti Ideazione, progettazione, revisione: Serafina Gerace Foto di copertina: Musacchio-Ianniello-Pasqualini Fondazione Musica per Roma Proprietà per tutti i Paesi: Musicians&Producers,Via Legnone 90 Milano (MI), Italia Tutti i diritti riservati - All rights reserved Ogni riproduzione non autorizzata è proibita dalla legge - Any unauthorized reproduction is prohibited by law


Dedico quest’opera a Serenella Gerace, che l’ha fortemente voluta e creata P.D.


Indice Prefazione, di Maurizio Franco 7 Ringraziamenti 17 Introduzione 19 DISCORSI MUSICALI 23 Musica e… conversazione 25 Intervista ad un musicista, Paolo Damiani Sequenze fotografiche 123 PERCORSI MUSICALI 133 Approfondimenti tematici. Scritti vari di Paolo Damiani variamente selezionati, assemblati, adattati 135 Musica e… comunicazione 137 Le parole nella musica, la musica nelle parole 153 Musica e… formazione 155 Fare musica a scuola 177 Insegnare jazz in Conservatorio 181 Musica e… improvvisazione 183 L’improvvisazione, un’arte 209 Seminario-Laboratorio di musica e danza 215 Musica e… progettazione 217 L’esperienza dell’Orchestre National de Jazz 227 Biografia, bibliografia, discografia di Paolo Damiani 241 Selezione bibliografica 244 Selezione bibliografica per eventuali approfondimenti 5


Prefazione Paolo Damiani la musica di un artista controverso “l’alchimista del jazz” Ogni musicista, ma restringerei il campo a ogni musicista di jazz, ha una sua identità che risponde a tante tipologie di artista. C’è chi segue, ed è la maggioranza, stili e linguaggi di importanti capiscuola personalizzandoli quanto basta per essere riconoscibile e autentico e chi, invece, trova strade proprie all’interno di ambiti linguistici già definiti; generalmente, in entrambi i casi si resta fedeli a se stessi per tutta la vita. Niente di male, è proprio questo e non la continua novità che si deve prima di tutto chiedere a un artista in qualunque campo operi, anche se nel jazz l’ansia per il “nuovo a ogni costo” ha dato vita a un modo immaturo di ascoltare la musica, come sosteneva anche Gerry Mulligan. Esistono però personalità che hanno veramente aperto nuove strade e seguito percorsi inediti, anche se nel jazz il rapporto con la tradizione intesa in senso ampio è sempre stato assolutamente imprescindibile, e questo è avvenuto sia al di là che al di qua dell’oceano dando vita a quel vitalismo che 7


Introduzione Raffinato musicista e compositore, eccellente didatta, poliedrico artista, interprete attento della realtà sociale ed intellettuale, il M° Paolo Damiani ha accettato di realizzare questo libro-intervista “ritagliando” intervalli di tempo tra i suoi vari impegni in Italia e all’estero. Ho conosciuto Paolo nell’ambito della mia attività lavorativa. È ben presto maturata l’idea di un’estesa intervista alla scoperta della sua personalità, della sua musicalità, della sua arte improvvisativa e creativa, del suo fare e saper fare musica trasversalmente ed internazionalmente. Non è stato facile arginare il numero delle domande. La sua professionalità è talmente nota e ampia da suggerire percorsi dialogici continui. Attraverso tracciati diversi sono emerse molte sue atmosfere personali e professionali in una dimensione di profonda cultura musicale e di ampia conoscenza del mondo dello spettacolo. In un intenso excursus conoscitivo ed interpretativo è risaltato il suo garbato e ironico modo di raccontare e raccontarsi, il suo riflettere su varie significazioni, questioni e situazioni, il suo concepire e vivere la musica intensamente e dinamicamente: «Il musicista è nomade per definizione. Non esiste … il musicista chiuso in casa». A differenza di una video-intervista o di una audio- intervista, una intervista racchiusa in silenziose pagine condiziona e penalizza l’atmosfera sonora di un musicista. Eppure, in questo libro-intervista sembra risuonare idealmente la musica di Paolo Damiani con 19


Musica e… conversazione Intervista ad un musicista, Paolo Damiani Ti ringrazio Paolo per aver accettato questa intervista. Vorrei indagare l’interiorità, l’espressività, la dimensionalità della tua musica. Inizierei da alcune note biografiche per cercare di comprendere l’interazione tra contesti sociali, culturali, ambientali di appartenenza, talento naturale, impegno personale. Sei nato in un’atmosfera familiare densa di musica? Anche di tradizione musicale? Non direi... l’unico parente che suonava era mio nonno che peraltro ho conosciuto poco perché è scomparso quando avevo 11 anni. Si dilettava con il violoncello e cantava brani lirici, sempre per hobby. In realtà era Cancelliere Capo al Tribunale di Sassari, la città dei miei genitori. Sono di origine sarda ma sono nato a Roma e ho sempre vissuto nella capitale tranne la parentesi parigina e i quattro anni trascorsi a Montepulciano. Ricordo che mamma e papà cantavano spesso e avevano voci molto intonate però non suonavano. Mio padre è stato alpino prima di diventare ingegnere, spesso mi prendeva in braccio e mi cullava con i canti degli alpini. È forse una traccia interessante per scoprire le mie radici musicali. Da bambino sarai stato sicuramente affascinato 25


Paolo Damiani Ph. Roberto Masotti Paolo Damiani Ph. Adriano Bellucci 123


Paolo Damiani Ph. Adriano Bellucci 124


Con Daniele Roccato e Bruno Chevillon, Conservatorio Santa Cecilia Ph. Lorenzo Chiarantini Con Danilo Rea, Paolo Fresu, Théo Ceccaldi e Gianluca Petrella Ph. Adriano Bellucci 128


Orchestra Nazionale Jazz Giovani Talenti Ph. Musacchio-Ianniello-Pasqualini Fondazione Musica per Roma Orchestre National de Jazz Ph. Musacchio-Ianniello-Pasqualini Fondazione Musica per Roma 131


Musica e… comunicazione Le parole nella musica, la musica nelle parole In questa prima area tematica, Paolo Damiani indaga le strutture e le tessiture dei suoni e delle parole: un addentrarsi in atmosfere complesse e profonde, avvolgenti ed anche sfuggenti ma possibili da ritrovare, ancora più nuove ed intense. Una ricerca estetica ed una tensione poietica che dovrebbero entusiasmare chiunque perché nei suoni e nelle parole sono espresse la sensibilità e l’identità delle persone. S.G. 135


Le parole nella musica, la musica nelle parole Da sempre, quando compongo musica, mi chiedo cosa fare con le parole, recitate o cantate che siano. In fondo, anche le parole dette sono suoni e, come la musica, giocano con il silenzio. Quando la parola si fa musica entriamo nel regno del Suono dove si moltiplicano le occasioni di invenzione, di libera creazione di significati plurimi che hanno a che fare con il simbolo più che con l’allegoria per comprendere la quale è necessario riferirsi ad altro, a qualcosa che si conosce già. Il simbolo, invece, non può che essere intraducibile, va lasciato cantare e non soffocato nell’ossessiva ricerca del significato. «Il simbolo non significa ma evoca e fa improvvisare la mente...», come ha scritto Denis Gaita. Fa ascoltare, attraverso ciò che precede il linguaggio, attraverso il corpo e le sue esperienze da trasformare poi in parole ricche di ritmi, di metafore, di movimenti, di segreti e di verità. Ecco la musica nelle parole, risonanze nuove e inaspettate che ci stupiscono e ci commuovono: parliamo per il piacere di farlo, per spiazzare forse il silenzio, la scrittura e noi stessi, per comunicare, per essere riconosciuti, per produrre altri sensi, per ricordare, per cantare, per sentirci meno soli, perché abbiamo qualcosa da dire. La parola può esistere a condizione che vi sia ascolto. Lo stesso vale per la musica, fatta di suoni e di silenzi, di presenza e di assenza, assenza che è data non solo dal silenzio ma anche dal valore simbolico del suono e del suo rinviare ad altro, a qualcosa 137


Musica e… formazione 1. Fare musica a scuola 2. Insegnare jazz in Conservatorio In questa seconda area tematica, Paolo Damiani dispiega e spiega su più versanti le sue considerazioni e riflessioni relative alla didattica musicale: sarà possibile avvicinarsi alla sua vasta esperienza attuata in direzione interdisciplinare e trasversale ed inoltrarsi nella vastità e nella complessità dell’insegnamento e dell’apprendimento della musica. Il primo esteso documento è riferito alla scuola, il secondo delinea le coordinate delle sue metodologie e strategie operative in Conservatorio, finalizzate a far acquisire una particolare personalità/identità jazzistica. S.G. 153


1. Fare musica a scuola «Credo che la musica sia una componente essenziale e irrinunciabile dell’educazione collettiva. Nella nostra società la musica, confinata nella sua torre d’avorio, soffre ancora di isolamento, il che vale sia per chi la esegue, sia per chi l’ascolta. […] L’educazione di chi ha a che fare professionalmente con la musica dovrebbe essere improntata a un diffuso senso di compenetrazione con un insieme di saperi più vasto ed esauriente che non sia quello strettamente pertinente alla musica. La maestria tecnica, che ovviamente è essenziale al musicista di professione, è priva di senso se non partecipa a un processo cognitivo che includa un’ampia base di conoscenza e di cultura. Quantunque nulla possa sostituire la capacità di capire la musica nel suo specifico linguaggio, un aiuto per sbrigliare la fantasia può venire al musicista da immagini naturali o scenari drammatici. Attorniato dagli stimoli di un modello intellettuale e culturale non parcellizzato, il talento di uno studente di musica mostrerà la propria unicità scoprendo possibili parallelismi con la pittura - se lo studente è più incline al mondo visuale - o con la letteratura, se è più orientato verso la parola. Così come la cultura generale dovrebbe essere parte integrante degli studi di un musicista, la musica dovrebbe rientrare nell’istruzione generale anche di quegli studenti che non intendono diventare musicisti. Idealmente, la musica dovrebbe essere studiata nelle scuole con lo stesso impegno che si riserva alla matematica, alla letteratura, alla storia o alla 155


2. Insegnare jazz in Conservatorio La mia prima preoccupazione è stata quella di entrare in contatto con lo studente, cercando di capire quali motivazioni lo abbiano spinto ad iscriversi al corso. Lo facevo improvvisare suonando insieme, in duo o in un piccolo gruppo, per avviare in lui un processo di autostima, fondamentale per capire se si ha veramente qualcosa da esprimere. Nel contempo, lo aiutavo a scrivere una propria composizione il cui punto di partenza poteva essere scoperto insieme, durante la libera improvvisazione. Questo lavoro può durare anche un intero anno ed è volutamente molto libero, non prevede necessariamente l’uso di metodi o libri di testo, porta a praticare diverse strade, ad ascoltare insieme molta musica, non solo jazz. È un lavoro sulla mente e sul corpo, sui processi creativi, sul rapporto con lo strumento, spesso viziato da anni di studi non certo finalizzati alla ricerca del proprio “centro” e dei propri percorsi interiori. Alcuni studenti hanno ritenuto questo approccio didattico troppo libero e hanno abbandonato il corso. Può risultare sconcertante l’assenza di un “libro di testo”, il venir meno di punti di riferimento, il fatto che esista la possibilità di arrivare in classe e porre questioni di ogni tipo: su un problema armonico, su una difficile trascrizione, su come rendere più seducente una melodia o sviluppare l’improvvisazione in differenti contesti. Oppure lo studente può limitarsi a dialogare, raccontando le sue esperienze o analizzando le scelte musicali operate sino a quel momento. Questo processo serve ad infondere sicurezza nei propri mezzi e in alcuni casi la relazione a due, docente-studente, 177


Musica e… improvvisazione 1. L’improvvisazione, un’arte 2. Seminario-laboratorio di musica e danza In questa terza area tematica, Paolo Damiani cerca di far comprendere ciò che in apparenza non si potrebbe comprendere: l’arte dell’improvvisazione, una totalizzante dimensione interpretativa ed espressiva nella quale il musicista è proiettato verso infinite direzioni creative. Quali? Il musicista non sempre le conosce e nemmeno chi lo sente proseguire perdutamente libero nella densa atmosfera dei vaganti ed intriganti suoni. Leggere le considerazioni e le riflessioni espresse in questo specifico spazio grafico aiuterà a scalfire l’inesplorabile, a scoprire l’imprevedibile, a schiarire l’inintellegibile di un’arte straordinaria. S.G. 181


1. L’improvvisazione, un’arte «Una volta chiesi a Steve Lacy di spiegarmi in quindici secondi la differenza principale tra composizione e improvvisazione. Senza esitare egli rispose: “la differenza principale consiste nel fatto che nella composizione hai tutto il tempo che vuoi per riflettere su ciò che intendi dire in quindici secondi, mentre nell’improvvisazione non hai che quindici secondi per dire ciò che vuoi”. E la sua risposta durò esattamente quindici secondi». Così riferisce Rzewski. Nel corso della storia, ogni civiltà musicale ha conosciuto quell’insieme di pratiche immemorabili chiamate oggi per semplicità “improvvisazione”. Improvvisare è certamente il modo più antico di far musica tuttavia in merito a quest’arte un po’ misteriosa gli studi musicologici di qualità, sotto il profilo scientifico, sono apparsi soltanto negli ultimi 40 anni. Le ragioni di questo fenomeno sono vaste e complesse, certo è che con l’avvento della scrittura musicale si è progressivamente perduto ciò che non poteva essere codificato. La dicotomia tra composizione ed improvvisazione si è risolta a tutto vantaggio della prima, almeno nelle Accademie d’Occidente: una contrapposizione falsa e artificiale, in base alla quale ciò che è scritto è cultura alta e ciò che è orale è cultura bassa, indegna di essere praticata e analizzata. Pregiudizi eurocentrici duri a morire: e a poco vale ricordare che Messiaen e J. S. Bach furono improvvisatori eccelsi e che, in molte culture, le definizioni di composizione e improvvisazione non esistono, non possono neanche essere nominate. Cos’è l’improvvisazione? 183


2. Seminario-Laboratorio di musica e danza Il “ritmo interiore” «[...] Ogni canto è composto per una determinata danza, danza e canto rimangono sempre uniti tra loro: essi derivano da un’identica forza, l’impulso motorio. Studi in proposito potrebbero aprire nuove vie alla storia della musica. In questo momento essi però sono difficili a compiersi, poiché in generale nelle opere sui popoli primitivi ci si limita a descrivere le danze senza riportarne la musica. D’altro canto i musicologi trascrivono le note trascurando di fornire indicazioni sulle danze relative [...]. Non ha importanza che una determinata danza abbia una determinata melodia, poiché ciò che interessa è solo il rapporto generale fra il movimento di danza e la musica di un popolo» (Curt Sachs, “Sulla civiltà degli Andamani”). “Il ritmo interiore” vuole rappresentare un importante momento di incontro fra studenti e/o artisti che si esprimono con linguaggi diversi ma fortemente interrelati: danza e musica. L’unione di musica e danza rientra nel discorso più generale del rapporto tra le arti, fa parte di una relazione che tende a considerare le arti tutte figlie di una stessa ‘Madre’. Aspetti differenti di un’unica avventura umana, derivano dalle stesse fonti e nascono da motivazioni simili: si differenziano solo nell’uso di materiali diversi. Se appare ‘naturale’ che il danzatore si serva della musica, di un suono con cui stabilire relazioni e da cui 209


Musica e… progettazione L’esperienza dell’Orchestre National de Jazz In questa quarta area tematica, è riportato un documento integrale nel quale Paolo Damiani ha delineato l’identità de l’Orchestre National de Jazz (ONJ). Al di là della spinta propulsiva di idee e scelte ben valutate ed indovinate, il rigore e l’impegno personale ed interpersonale determinano sicuramente l’elevata qualità tecnica e stilistica di un’Orchestra. Nell’intensa relazionalità-unità che si crea tra i diversi componenti e il direttore, si intravede un magnifico “gioco di squadra” condotto come una sorta di divertissement. Tutti fattori fondamentali nella valenza di molte prestigiose Orchestre. SG 215


L’esperienza dell’Orchestre National de Jazz L’ONJ è stata fondata nel 1986 per volontà del Ministro della Cultura Francese Jack Lang. La considero non soltanto una grande avventura artistica ma anche uno straordinario servizio pubblico, unico nel suo genere in Europa. Sono stato nominato Direttore artistico e musicale nel 1999 dopo aver superato un Concorso Internazionale. Ho cercato di delineare ed attuare più ampi obiettivi strategici per consentire all’Orchestra di svolgere al meglio la propria missione, in termini di creazione, diffusione, educazione. Credo sia utile indicare alcune iniziali direzioni operative: • condividere gli impegni compositivi con altri musicisti attraverso un autentico lavoro di équipe; • lavorare su temi e progetti in relazione a specifiche aree di ricerca. Il primo anno, con “Charmediterranéen”, abbiamo indagato le relazioni tra le musiche etniche di area mediterranea e il jazz contemporaneo, con la commissione di 4 brani originali creati da Damiani, Jeanneau e dai due invitati Anouar Brahem e Gianluigi Trovesi. Successivamente, abbiamo individuato anche temi relativi ai miti, ai labirinti, alla trance etc.; • costituire una commissione artistica (Damiani, Jeanneau, Trovesi, Duverger, Laurent D’Asfeld) e nominare un codirettore musicale nella persona di François Jeanneau, primo direttore dell’ONJ nel 1986; • favorire l’incontro della musica con altri linguaggi 217


Biografia, bibliografia, discografia di Paolo Damiani Compositore, direttore d’orchestra, contrabbassista e violoncellista, didatta, direttore artistico, architetto, Paolo Damiani è nato a Roma il 26 marzo 1952. FORMAZIONE • Nel 1981 si è laureato in composizione jazz e in contrabbasso classico, dopo aver studiato composizione e strumento con Bruno Tommaso, Giorgio Gaslini, Lucio Buccarella, Giorgio Pani, Fernando Grillo, Giuseppe Selmi, Frances Marie Uitti, Giancarlo Gazzani, Franco Sbacco. • Nel 1976 si è laureato in Architettura presso l’università di Roma, discutendo la tesi Nuovi spazi per la Musica. ESPERIENZE DI DOCENZA • Dal 2002 al 2018 ha diretto il Dipartimento di jazz presso il Conservatorio romano di Santa Cecilia, che ha incluso e comprende musicisti fra i più importanti in Europa: tra questi Danilo Rea, Roberto Gatto, Rosario Giuliani, Stefano Di Battista, Maria Pia De Vito, Fabio Zeppetella, Ettore Fioravanti, Antonio Jasevoli, Stefano Pagni, Mario Corvini, Mike Applebaum, Vincenzo Caporaletti. 227


Selezione bibliografica ATTALI JACQUES, Rumori, Saggio sull’economia politica della musica, Mazzotta, 1978 BARENBOIM DANIEL, La musica è un tutto, Etica ed estetica, Feltrinelli, 2012 BARTHES ROLAND, Il piacere del testo, Einaudi, 1975 BARTHES ROLAND, L’ovvio e l’ottuso, Einaudi, 1985 BATESON GREGORY, Mente e natura. Un’unità necessaria, Adelphi, 1989 BEBEY FRANCIS, African Music - A people’s art, Harrap, 1975 BLACKING JOHN, Come è musicale l’uomo?, Ricordi- Unicopli, 1986 BOUCOURECHLIEV ANDRÉ, Debussy, Hachette, 1972 BRUNER JEROME, La cultura dell’educazione, Nuovi orizzonti per la scuola, Feltrinelli, 1997 CAPORALETTI VINCENZO, La definizione dello swing. I fondamenti estetici del jazz e delle musiche audiotattili, IdeaSuoni, 2000 CAPORALETTI VINCENZO, I processi improvvisativi nella musica, Libreria Musicale Italiana, 2005 DE MAURO TULLIO E ALTRI, Le conoscenze fondamentali per l’apprendimento dei giovani nella scuola italiana, Le Monnier, 1997 241


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