della Difesa e il Capo di Stato Maggiore dellaMarina. La medaglia d’argento al valore dellaMarina è stata conferita dal Capo dello Sta-to alla Bandiera di guerra del Comsubin, unaMedaglia d’oro al merito della sanità pubbli-ca alla Bandiera della Marina e onorificenzeal personale che si è maggiormente distintoin servizio. Roma, 9 giugnoL’Amerigo Vespucci torna in mare sioni “Leonessa” di Civitavecchia. La cerimo-La Nave Scuola Amerigo Vespucci, tornata in nia di avvicendamento alla guida dell’unitàmare per il suo 85° anniversario e dopo una multinazionale, composta da militari austria-lunga sosta per i lavori di ammodernamento, ci, moldavi e sloveni, si è tenuta al “Villaggioha toccato alcuni dei principali porti italiani. Italia”, alla presenza dell’Ambasciatore d’Ita- lia in Kosovo, del Comandante di KFOR e del Vicecomandante del Comando Operativo di Vertice Interforze (COI). Kosovo, 10 giugnoDurante la sosta a Genova, a bordo del ve- Flotta Verde: al via il primo rifornimentoliero è salito il Ministro della Difesa, Roberta di combustibile verde Italia – Stati UnitiPinotti. Dopo aver imbarcato gli allievi dell’Ac- La Marina Militare italiana e quella degli Staticademia Navale, il Vespucci è partito per una Uniti sono impegnate nella ricerca e svilup-campagna addestrativa nel Mediterraneo e po di combustibili alternativi per la riduzioneNord Europa. Interamente costruito ed allesti- delle emissioni inquinanti. Il primo atto dito presso il Regio Cantiere Navale di Castel- questo programma è stato il rifornimento dilamare di Stabia, l’Amerigo Vespucci è stato combustibile verde derivato da fonti rinno-varato il 22 febbraio 1931. Genova, 10 giugno vabili, daCambio del contingente italiano che ope- parte dira in Kosovo Nave EtnaIl 62° Reggimento Fanteria “Sicilia” di Ca- a favoretania e il 232° Reggimento Trasmissioni di delle naviAvellino hanno sostituito il 4° Reggimento del Car-Carri di Persano e l’11° Reggimento Trasmis- rier Strike Group Ei- senhower e del cac- ciatorpedi- niere An- drea Doria. L’attività ri- 99
entra nel progetto #FlottaVerde, avviato nel il Capo di Stato Maggiore della Difesa du-2012 in Italia e che comprende un insieme rante il suo intervento a Palazzo Salviati. Perdi procedure per ridurre i consumi e rispar-miare centinaia di tonnellate di combustibilel’anno, oltre a contribuire al raggiungimentodegli impegni assunti dall’Italia e dall’UnioneEuropea in campo internazionale sul conte-nimento delle emissioni d’inquinanti atmo-sferici e dei gas ad effetto serra. Roma, 13giugnoOperazione ‘Prima Parthica’: gli AMX so- la prima volta la chiusura dell’anno accade-stituiscono i Tornado mico ha assunto la veste di seminario dandoI Tornado del Task Group Devil hanno lascia- visibilità ai frequentatori e ai lavori di gruppoto il Kuwait dopo circa un anno e mezzo di svolti presso l’Istituto Alti Studi Difesa (IASD)attività nell’ambito della missione di contra- e l’Istituto Superiore di Stato Maggiore Inter-sto all’ISIS “Prima Parthica”. Il comando è forze (ISSMI). Alla cerimonia erano presentistato ceduto al Task Group Black Cats com- il Sottosegretario alla Difesa Gioacchino Al- fano, i Capi delle Forze Armate, il Coman- dante della Guardia di Finanza, il Presidente del CASD, autorità civili, religiose e militari. Roma, 17 giugnoposto da equipaggi del 51° Stormo di Istrana Il Ministro Pinotti al cambio al vertice del-e da quattro velivoli AMX, che continuerà ad la Marina Militareoccuparsi della raccolta informazioni, sorve- Il Capo di Stato Maggiore della Difesa è in-glianza e ricognizione. Ali Al Salem (Kuwait), tervenuto alla cerimonia di avvicendamento16 giugno al vertice della Marina Militare che ha visto l’Ammiraglio Giuseppe De Giorgi cedereLa chiusura dell’anno accademico del l’incarico all’Ammiraglio Valter Girardelli, giàCASD Capo di Gabinetto del Ministro della Difesa.“L’investimento nella formazione costituisce La cerimonia si è svolta a Palazzo Marina allaun fattore strategico per preparare la nostra presenza del Ministro della Difesa, Robertaorganizzazione a rispondere in modo proat- Pinotti, del Ministro dell’Interno, dei Sot-tivo e flessibile alle sfide di un mondo in con- tosegretari alla Difesa Rossi ed Alfano e ditinuo cambiamento”. È quanto ha affermato autorità politiche, civili, militari e religiose. “Di fronte ai cambiamenti degli ultimi set-100
tant’anni - ha affermato il Generale Graziano razioni di supporto alla pace svolte all’este-nel corso del suo intervento -, la Marina, al ro, così come negli interventi a favore dellapari delle altre Forze armate, si è prodigata collettività nazionale in caso di emergenza eper la ricostruzione materiale della Nazione calamità. Roma, 25 giugnoe per la sua sicurezza e la tutela degli inte-ressi del Paese”. “Chi siede al vertice delle Personale libico ferito trasferito in Italiacomponenti militari del Paese - ha aggiunto per cure- deve tenere presente che nelle Forze arma- Grazie ad assetti della Difesa, 11 libici sonote il risultato di sistema è sempre superiore arrivati a Roma per ricevere le necessarie cureal risultato singolo, ma il risultato singolo è sanitarie. I feriti sono stati prelevati a Misurataindispensabile per garantire il sistema”. Il da un team medico di specialisti del Policli-Generale Graziano ha poi evidenziato come nico Militare “Celio” e sono giunti in Italia agrazie al Libro Bianco - fortemente voluto dalMinistro Pinotti - l’apparato di Difesa nazio-nale diventerà un “sistema armonico, inter-forze, interagenzia, intermodale, in grado dicooperare con le Forze armate alleate e digarantire la sicurezza ed il prestigio del Pae-se in tutti i Teatri”. Roma, 22 giugnoAnnuale del Corpo Militare e Corpo Infer- bordo di un C-130J dell’Aeronautica Militare.miere Volontarie della Croce Rossa Italiana L’operazione è stata seguita per la fase orga-Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ge- nizzativa e condotta dal Comando Operati-nerale Claudio Graziano, ha ricordato i 150 vo di vertice Interforze (COI). Due analogheanni della fondazione del Corpo Militare operazioni si sono svolte dall’inizio del 2016della Croce Rossa Italiana. Evidenziata dalGenerale Graziano la preziosa opera di as-sistenza svolta dal personale del Corpo Mili-tare e dalle Infermiere Volontarie sia durantele due Guerre mondiali, sia oggi nelle ope-101
una l’11 gennaio e l’altra lo scorso maggio.Ciampino, 26 giugnoOperazione Sophia: cambio al Comando gizzare le peculiarità delle singole Forze Ar-della Task Force mate e di valorizzarne le diverse competen-L’Ammiraglio Gueglio ha ceduto il comando ze e specificità”. Roma, 27 giugnodella Task Force europea al Contrammira-glio Giuseppe Berutti Bergotto. In un anno, La Defence Cooperation Initiative a Sali-nell’operazione Sophia sono state impie- sburgogate 19 navi, 8 aerei, 4 sommergibili e oltre Ai lavori della Defence Cooperation Initiati-400 uomini e donne provenienti da 24 paesi ve (DECI), presieduti dal Generale Graziano,dell’Unione Europea. “Ad oggi - ha affer- hanno partecipato i Capi delle Forze Arma-mato l’Ammiraglio Gueglio - quasi 20.000 te di Austria, Slovenia, Croazia, Ungheria emigranti sono stati salvati in mare dai nostri Albania. Scopo dell’iniziativa - nata nel 2012assetti navali europei”. Il Consiglio dell’U- - è di sviluppare la cooperazione multilate-nione Europea ha esteso il mandato dell’o- rale e rafforzare quella bilaterale, con i Paesiperazione fino al 27 luglio 2017, aggiun- del bacino adriatico e delle aree immedia-gendo due nuovi compiti: l’addestramento tamente limitrofe al fine di garantire la si-della guarda costiera e della Marina libica curezza regionale. Nel corso dell’incontro èed il contributo all’implementazione in alto stata discussa l’importanza delle attività chemare dell’embargo di armi da e per la Libia. potrebbero essere sviluppate nell’ambitoRoma, 27 giugno dell’iniziativa relative alle missioni di stabiliz- zazione e ricostruzione delle attività di Secu-Il Generale Graziano al cambio del Co- rity Force Assistance e di Stability Policing.mando interforze per le operazioni delle “La forte instabilità proveniente dalla peri-forze speciali feria sud della regione euro mediterraneaIl Capo di Stato Maggiore della Difesa ha (MENA) - ha sottolineato il Generale Grazia-presenziato alla cerimonia di avvicendamen- no - rappresenta una minaccia per la nostrato al vertice del Comando interforze per le sicurezza e richiede un approccio regionaleoperazioni delle forze speciali tra l’Ammi- comprensivo basato sia su una accresciutaraglio Pino Cavo Dragone e il Generale Ni- collaborazione tra NATO e Unione Europeacola Zanelli. La cerimonia si è tenuta presso sia su adeguate relazioni con Paesi partenerl’Aeroporto di Centocelle alla presenza dei e non partner”. Salisburgo, 28 giugnoVertici delle Forze Armate, del SegretarioGenerale della Difesa/DNA, del Comandan-te del COI e di autorità militari e civili. “IlCOFS - ha dichiarato il Generale Graziano- è un modello virtuoso e dinamico nel pa-norama militare nazionale, capace di gestirecon prontezza ed efficacia interventi in ogniscenario, proprio perché in grado di siner-102
Recuperato dalla Marina il relitto del pe- Riunione del Consiglio Supremo di Difesaschereccio inabissatosi il 18 aprile 2015 Presieduto dal Capo dello Stato al Quirinale,L’imbarcazione affondata nello Stretto di Si- il Consiglio - di fronte agli scenari di crisi ecilia con a bordo circa 700 migranti, è stata di conflitto e alle situazioni di complessità eriportata a galla e trasportata nella rada di incertezza a livello internazionale - ha riaffer-Augusta. A coordinare l’intera attività è stata mato la linea di azione seguita dal Governo,la Marina Militare che ha fornito supporto lo- che vede l’Italia contribuire alle missioni digistico alla Società “I.D.MC. Impresub – Di- sicurezza e stabilizzazione. In vista del Sum-ving and Marine Contractor S.r.l.” di Trento mit NATO di Varsavia, è stato deciso di sal-incaricata del recupero. L’operazione è sta- vaguardare il rapporto di cooperazione conta condotta dalla nave specializzata Ievoli la Russia, partner indispensabile per porreIvory, che ha sollevato il barcone dal fondale fine alla situazione di crisi nel Mediterraneotramite un sistema di recupero robotizzato e nel Medio Oriente. In merito ai flussi mi-progettato ad hoc e controllato dalla super- gratori irregolari verso l’Europa, l’auspicioficie. Il relitto è stato poi collocato all’interno del Consiglio è che la “Migration Compact”di una tensostruttura refrigerata, dove sono elaborata dal Governo Italiano possa in-iniziate le procedure di recupero delle salme cidere sulle cause del fenomeno e portareda parte del Corpo Nazionale dei Vigili del ad una soluzione. È stato inoltre deciso diFuoco e del Corpo Militare della Croce Ros- completare in tempi brevi il processo di tra-sa Italiana. Le operazioni di recupero del re- sformazione delle Forze Armate già avviatolitto erano iniziate il 27 aprile su indicazione e previsto con il Libro Bianco. Alla riunionedella Presidenza del Consiglio dei Ministri, hanno partecipato il Presidente del Consi-è realizzate grazie alla sinergia tra i Ministeri glio, i Ministri degli Affari Esteri, dell’Interno,della Difesa, dell’Interno, della Salute, dell’I- della Difesa, dell’Economia e dello Sviluppostruzione, il Commissario Straordinario per Economico e il Capo di Stato Maggiore del-le persone scomparse, la Prefettura di Sira- la Difesa. Roma, 30 giugnocusa e la Procura della Repubblica di Cata-nia. Roma, 30 giugno103
Cerimonia al Comando Operativo di serie di impegnativi eventi connessi alleVertice Interforze: il Generale Bertolini principali crisi internazionali, che hanno vi-cede il comando all’Ammiraglio Cavo sto l’impiego di migliaia di uomini e donneDragone e riceve l’omaggio del Capo di dell’Esercito, della Marina, dell’AeronauticaStato Maggiore della Difesa e dei Carabinieri impegnati in missioni na-Il Generale di Corpo d’Armata Marco Berto- zionali e internazionali dell’ONU/UE/NATOlini ha ceduto la guida del Comando Ope- in Afghanistan, in Iraq, in Medio Oriente,rativo di Vertice Interforze (COI) all’Ammi- nei Balcani e in diversi teatri africani. Attual-raglio di Squadra Giuseppe Cavo Dragone. mente sono circa 13.000 gli uomini impe-La cerimonia di avvicendamento - presiedu- gnati nelle missioni nazionali e internazio-ta dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, nali a cui le Forze armate partecipano.Generale Claudio Graziano - si è tenuta il “Il COI - ha affermato il generale Bertolini1° luglio a Roma presso l’aeroporto militare - è uno strumento sul quale si deve inve-di Centocelle, sede del Comando costituito stire ancora se si vuol governare un futuronel 1997 per pianificare, coordinare e diri- che sarà sempre più complesso. Si affacciagere le operazioni nonché le esercitazioni un’epoca nella quale dovremo tornare ainterforze e multinazionali. guardare il mondo fuori dai confini di casa“Concludo in questi giorni – ha affermato nostra con maggiore rispetto, chiedendociil Generale Bertolini nel corso del suo in- seriamente quale ruolo possiamo e dobbia-tervento - otto anni e mezzo di comando mo avere”.interforze, iniziati quando nel 2004 mi ven- Nel salutare i due protagonisti della gior-ne concesso il privilegio di essere il primo nata il Capo di stato Maggiore della DifesaComandante delle Operazioni per le Forze ha ringraziato il Generale Bertolini per tuttoSpeciali, uno strumento che ci rende oggi quello che ha fatto e per la sua “capacitàtitolari di nuove capacità che sono sotto gli di coniugare operatività e innovazione di-occhi di tutti coloro che vogliano guarda- ventando indiscutibilmente parte della sto-re”. ria dell’Esercito e dell’Italia degli ultimi 40Alla guida del COI dal febbraio 2012, il Ge- anni”.nerale Bertolini ha coordinato e diretto una “Nella sua brillante carriera” – ha aggiunto- “è sempre stato un grande Comandante integro e coraggioso, capace di affrontare sempre a viso aperto i rischi sia di natura fisica che intellettuale”. All’Ammiraglio di Squadra Giuseppe Cavo Dragone - già Comandante del Comando Interforze per le Operazioni delle Forze Speciali, pilota di aviogetti da combatti- mento e di elicotteri, con una lunga espe- rienza in operazioni fuori area e di comando di unità operative – il Generale Graziano ha rivolto “un vivissimo in bocca al lupo per questo nuovo e importante incarico, certo che nelle nuove funzioni di comando saprà continuare a dare consistenza all’azione in- terforze dello strumento militare, assicuran- do sempre maggior lustro e prestigio alle Forze Armate e al Paese”. Roma, 1 luglio.104
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RETROSPETTIVEATROCITÀ e PROPAGANDAJo FOX La propaganda Vittime uccise a fucilate, a colpi sulle atrocità si è di baionetta e di coltello, braccia mozzate, smembrate, o spezzate, concentrata gambe spezzate, nasi e orecchie recisi, occhi sugli atti più violenti cavati, genitali tagliati, vittime lapidate, don- perpetrati dagli eserciti ne violate e uccise, seni amputati, personetedesco e austro-ungarico, impiccate o bruciate vive, un bambino dato mettendone in risalto in pasto ai maiali, vittime impalate, scuoiate, o percosse con bastoni o con i calci dei fucili la barbarie fino a ucciderle. e tentando Il Professor R. A. Reiss, esperto di medi- di giustificare cina legale incaricato dal Primo Ministro il conflitto anche per serbo di condurre un’indagine sui crimi- mezzo di falsi dossier ni di guerra ha così descritto i numero- si casi di violenza perpetrati dalle forze austro-ungariche contro la popolazione civile in Serbia, nel 1914. Il suo racconto riflette in maniera impressionante i con- tenuti delle pubblicazioni britanniche e francesi del tempo, segnatamente il Li- 106
vre Rouge des Atrocités Allemandes e il nato la propaganda iniziale della GrandeRapporto Bryce. Pieni di dolorosi dettagli, Guerra e sono state un araldo potente diquesti documenti contengono una de- coloro che volevano giustificare il con-scrizione dei singoli atti di violenza con- flitto e il necessario sacrificio.tro la popolazione civile, le truppe e i pri-gionieri di guerra; parlano dei saccheggi, La natura della propaganda sulle atrocitàdell’uso di armi “proibite dalle norme e La propaganda sulle atrocità ha opera-dalle convenzioni di guerra”, della distru- to a diversi livelli, mutando nel tempo,zione di antiche librerie, cattedrali, case e presente com’era in libri, giornali, fogli,villaggi, così come di stupri, mutilazioni e schizzi, poster, film, lucidi, vignette, cosìtorture. Illustrazioni vive e testimonian- come sulle cartoline, targhe, tazze e me-ze dirette accompagnano la descrizione daglie.dei ‘crimini senza nome’, mentre Liegi, I bollettini ufficiali del governo presenta-Louvain, Dinant, Anversa, Reims, Ar- vano le “prove” della violazione, da parteras e Senlis furono trasformate in “città delle truppe tedesche, delle Convenzio-martiri”, devastate da un nemico inuma- ni del 1899 e del 1907. Le testimonianzeno intransigente che mieteva vittime in- oculari di vittime e carnefici rendevanodistintamente tra bambini e anziani, tra la lettura obbligatoria e persuasiva; inol-uomini di Dio e tra feriti e inermi. Queste tre, nonostante i metodi d’indagine fos-sono state le immagini che hanno domi- sero lontani dagli standard giuridici, i 107
Atrocità e propagandaresoconti forniti sembravano basarsi su tere tedesco e rafforzarono la gerarchiafatti inconfutabili. I rispettati esperti, a dei nemici. Alle atrocità tedesche venivacapo delle indagini, conferivano alle ac- riservato un posto in prima fila, mentrecuse ancor maggiore legittimità. Bryce, il massacro del popolo armeno da partead esempio, fu Ambasciatore britannico dei Turchi passò quasi inosservato. Lapresso il Governo degli Stati Uniti, mem- potenza delle storie sulle atrocità deri-bro della Camera dei Lord e affermato vava in parte dalla possibilità di esisteregiurista. Mentre i resoconti adottarono anche fuori contesto, come atti isolati diprevalentemente un tono obiettivo, dal- barbarie e depravazione morale, o comele testimonianze furono estratte alcune una serie di comportamenti collettivistorie oscene per costituire in nucleo di premeditati che condannavano una na-articoli di giornale sensazionalistici, mo- zione. Le notizie scioccanti consentivanostre (come quella di Louis Raemaekers a ai promotori della propaganda di giusti-Londra nel 1915), o libri popolari. Ciò con- ficare la guerra, incoraggiare gli arruola-tribuì a creare un contesto di propaganda menti, raccogliere fondi per i prestiti dimutevole e capace di rafforzarsi autono- guerra e spingere gli Stati Uniti fuori dalmamente. William Le Queux scrisse, nei loro stato di neutralità. L’impatto di taledettagli, della sofferenza degli “onesti e propaganda fu durevole e sopravvissepii abitanti” del Belgio, alla mercé di una fino al 1918 e oltre.“grande banda di emuli di Jack Lo Squar-tatore … sprizzanti Nietschismo militare”ed eccitati da una “barbarie primordiale”.Secondo Le Queux, nonostante le storiesulle atrocità fossero inizialmente unarisposta all’invasione del Belgio nel 1914,esse facevano perno su sentimenti an-ti-tedeschi consolidati. Tali sentimentivenivano rafforzati da campagne pub-blicitarie ufficiali e ufficiose di più ampiorespiro che aizzavano la cultura tedescacontro la civiltà e moralità cristiana, ri-uscendo a creare un ambiente interpre-tativo degli eventi seguenti. L’assassiniodi Edith Cavell, l’affondamento del Lu-sitania, la dichiarazione di una guerracondotta senza restrizioni mediantesottomarini U-boot, i raid dei dirigibiliZeppelin e l’utilizzo di gas contro le trin-cee nemiche sembrarono confermare lafondamentale depravazione del carat- 108
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Atrocità e propaganda Il cuore del soldato tedesco Ora ti riporto a casa dai tuoi genitori. Bevi prima dal biberon e quando sarai grande racconta di come mi sono comportato. Un eroe tedesco non è mai un barbaroLa risposta tedesca studiosi e artisti tedeschi, tra cui quattor-Le insinuazioni sulle atrocità si dimo- dici vincitori di Premio Nobel, rigettavastrarono difficili da confutare e ogni le accuse di ‘colpe di guerra’ e legittimavatentativo in questo senso non fece che le rappresaglie dei soldati tedeschi con-generare ulteriore pubblicità. Le giustifi- tro i franco-tiratori illegali, ovvero forzecazioni offerte dalle autorità tedesche e irregolari, affermando che le truppe te-austroungariche sembravano essere solo desche avevano agito all’interno dei li-una conferma della loro colpevolezza. Il miti stabiliti dal diritto internazionale. La“Manifesto del ‘93”, firmato da scienziati, propaganda tedesca, mentre evidenzia- 110
va un passato fatto di sforzi accademici John Horne e Alan Kramer abbianoe prosperità sociale, puntò il dito contro chiarito l’importanza del mito dei fran-l’ipocrisia della “perfida Albione” (la Gran chi tiratori nella forma mentis della Di-Bretagna), il cui Impero brutale aveva fesa tedesca del tempo e sottolineato lecommesso innumerevoli atrocità contro violazioni del diritto internazionale chele popolazioni oppresse di Irlanda, India, hanno portato alla morte di circa 6000Egitto e Africa. cittadini belgi nel 1914, i dubbi sulla veri-Il “Libro Bianco” del Ministero degli Este- dicità delle dichiarazioni degli Alleati e lari tedesco cercò di assolvere le truppe memoria dei franchi tiratori sono rimastitedesche dipingendole come le vittime di vivi per diversi anni.una guerra popolare illegale e implacabi- Quando le forze tedesche occuparonole condotta da civili belgi, ma la strategia nuovamente il Belgio nel 1940, i monu-fallì nel suo intento. L’Académie française menti alla resistenza civile risalenti alcondannò il Manifesto, mentre il “Libro 1914 furono distrutti e i ricercatori rovi-Bianco”, altamente selettivo e infarcito di starono negli archivi francesi e belgi perprove non convincenti, sembrò confer- individuare prove dell’esistenza di unmare i crimini tedeschi, salvo essere de- esercito popolare. Il ricordo della Grandemolito in seguito dal Livre Gris belga del Guerra divise i propagandisti liberal-de-1916. I tentativi del governo austrounga- mocratici durante la Seconda Guerrarico di giustificare le azioni delle proprie Mondiale: alcuni invocavano l’esperien-truppe incapparono in critiche simili. za del 1914 per dimostrare la continuaReiss condannò le “scuse tardive delle minaccia posta dalla Germania a un’Eu-autorità austriache, che non stavano in ropa pacifica (ad es. Black Recordpiedi”. Nel rispondere alle accuse Allea- di Lord Vansittart, 1941), mentre altrite, la propaganda tedesca e austrounga- sottolineavano l’unicità del nazismo. Purrica assunse una postura unicamente alla ricerca di un’ “altra Edith Cavell” perreattiva, ovvero non riuscì a sfruttare le proprie campagne, la loro attività fule violazioni degli stessi Alleati del dirit- intrinsecamente limitata dalla memoriato internazionale, concedendo loro un popolare di “false” atrocità perpetrate nelvantaggio morale e, in ultima analisi, la 1914. Di conseguenza, ebbero paura dipossibilità di giustificare lo scoppio della offrire il fianco all’accusa di aver dipintoguerra in maniera più convincente. in maniera esagerata le atrocità naziste nell’Europa del 1941, con il risultato cheLe conseguenze l’atroce destino degli Ebrei e delle altreNel periodo tra le due Guerre, le ricerche vittime fu ampiamente ignorato, mentresulla natura della propaganda suggeriro- l’attenzione del pubblico venne indiriz-no che l’atrocità delle storie fu creata a zata altrove.tavolino dagli Alleati per giustificare laguerra e incoraggiare gli arruolamenti. Traduzione di Paolo CAPPELLINonostante, più di recente, storici come 111
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LIBRI E EVENTINARRARE IL CONFLITTOIl Corriere della Sera alla Grande Guerra.Propaganda e informazione tra il 1914 e il 1918intervista con Andrea MORONIa cura di Mario RENNA IIl principale l Corriere della Sera fu un vero e proprio “partito”: interventistaquotidiano nazionale della prima ora, narrò la Grande ebbe un ruolodi primo piano nel Guerra in modo funzionale alla vittoria. Eppure Albertini era un assertore della raccontare libertà di stampa: come convissero dueil conflitto agli Italiani, anime così diverse?attraverso È vero, Luigi Albertini, l’uomo che di-una narrazione resse il «Corriere» dal 1900 al 1925 e lotalvolta in bilico trasformò nel più importante quotidia-tra propaganda e no italiano, fu convinto assertore della informazione libertà di stampa. Lottò per difenderla e nello scontro con Mussolini tra il 1922 e il 1925 pagò la fedeltà ai suoi principi liberali con l’estromissione dalla dire- zione e dalla proprietà del «Corriere». Al tempo stesso riconosceva la necessità 113
Narrare il conflittodella censura, soprattutto nei momenti di racconto. In questo senso si potrebbedi eccezione e la guerra è, ovviamente, il dire che l’autocensura era intrinseca allamomento di eccezione per antonomasia. pratica stessa del giornalismo. Ma le crisi,In tali frangenti, dunque, per Albertini il e, come detto, le guerre in modo partico-giornale doveva subordinare la sua natu- lare, irrompono potentemente nell’at-ra a un nuovo e superiore dovere, quello tività giornalistica, riducendo i marginidi diventare organo di propaganda. Una di scelta, la possibilità di determinarecontraddizione per capire la quale è op- autonomamente quali notizie pubblica-portuno riflettere su alcuni aspetti. re, con quanta libertà fosse opportunoCon l’affermarsi anche in Italia di una commentare gli avvenimenti. È qui chemoderna società di massa, un proces- si pone il problema della censura. O perso che pure conobbe profondi limiti, i meglio dire, trattando di un giornalegiornali si trasformarono nel principale come il «Corriere» che per tutti i mesi chemezzo di comunicazione. In tal modo il vanno dall’agosto del 1914 al maggio delloro ruolo diventava quello di informa- 1915 aveva sostenuto con forza le tesire un popolo ignaro persino delle diverse interventiste, si poneva il problema direaltà regionali che costituivano la gio- stabilire quale dovesse essere il confinevane nazione e così facendo cadeva su tra libertà di informazione, censura, au-di loro – anche su di loro – il compito di tocensura e propaganda. In altre paroleformare un’opinione pubblica, un sentire si trattava di scegliere se cercare di rac-comune che contribuisse a creare quel contare la guerra in tutta la sua crudezzasenso di appartenenza ad una comunità (come aveva fatto magistralmente il suonazionale che il processo di unificazione inviato di punta, Luigi Barzini, duranteaveva lasciato incompiuto. Svolgere que- la guerra russo giapponese) oppure celar-sto compito significava anche indirizza- ne gli aspetti più aspri, tacere le sconfittere politicamente, o, per meglio dire, in o addirittura falsificare i fatti; stabilirequel compito si riversavano concezioni se il giornale avrebbe dovuto continua-del rapporto tra governanti e governati, re nella sua missione di informazione oidee dei diritti e dei doveri dei cittadini, adempiere ad un nuovo scopo, ossia fareconcezioni delle masse che avevano ine- propaganda.vitabili riflessi politici. In tal senso tutti Albertini non nutrì molti dubbi in propo-i giornali erano giornali partito, erano sito, convinto che fosse suo dovere trat-organi che al di là della propugnata og- tenere ogni giudizio critico e nasconderegettività, compivano scelte politiche, cer- ogni notizia sgradevole «in nome di uncavano di indirizzare i ceti dirigenti e l’o- alto interesse patriottico». Ma come gior-pinione pubblica. E tale opera avveniva nalista era consapevole di avere in manoforse ancor più che negli editoriali, nella un potente strumento di persuasione, inscelta delle notizie da pubblicare, nelle grado di indirizzare l’opinione pubblicabrevi di cronaca, nel modo di presentare fornendole quel quadro ideale senza ili fatti e nella scelta di quali fossero degni quale le guerre sono difficili o impossibili 114
Luigi Albertini (1871-1941)da combattere. Una consapevolezza, va strumento che avrebbe dovuto aiutare adetto, che per molto tempo non mostra- orientare l’opinione pubblica, fornendolerono di avere né il governo né il Coman- quelle notizie necessarie e coerenti condo supremo dell’esercito. Per lui quindi il lo sforzo di creare un clima di parteci-problema non era la censura, accettata e, pazione e di adesione allo sforzo bellico.anzi invocata nei confronti dei giornali Da qui gli screzi verificatisi nelle primeneutralisti, ma la propaganda, come do- settimane del conflitto, di cui molte testi-veva essere svolta e quindi quale equi- monianze emergono dai carteggi del di-librio doveva trovare con le esigenze di rettore del «Corriere», che protestava siaraccontare gli avvenimenti bellici. con gli uomini di governo che coi coman-E in veste di propagandista si scontrò di militari. Dietro questi contrasti sullaben presto con la censura ufficiale. Le censura stavano, come accennato, ideeautorità militari misero subito in essere molto diverse circa il ruolo che i gior-severissimi controlli sulla stampa, col di- nalisti avrebbero dovuto svolgere. Malvieto di pubblicare notizie militari non tollerati o ignorati dai comandi militari ecomunicate da fonti ufficiali, un provve- dal governo – due poteri distanti su mol-dimento auspicato e voluto dagli stessi te cose ma involontariamente uniti nellagiornali interventisti, e tra tutti dal «Cor- comune incomprensione nei confrontiriere», ma ben presto risultò evidente che dell’opera che i giornali avrebbero potutodue ben diverse filosofie sottostavano al assolvere all’interno dello sforzo bellicoprincipio della censura. Per i comandi –, per Albertini la stampa, con la sua ca-militari si trattava semplicemente di li- pacità di influenzare l’opinione pubblica,mitare la stampa, considerata poco più rappresentava viceversa un centro ne-che un fastidio da sopportare, per Alber- vralgico indispensabile per poter com-tini si trattava invece di indirizzare uno battere efficacemente una guerra nella 115
Narrare il conflittomoderna società di massa. Va da sé che e menzogne con lo scopo di raffigurareagli occhi di Albertini non tutti i giornali sempre un andamento della guerra ca-dovevano svolgere questo compito, certo ratterizzato da un susseguirsi di successinon quelli che già erano stati neutralisti, servendosi di un linguaggio che mirava ama anche nelle file delle testate inter- esaltare le proprie imprese e a demoniz-ventiste il «Corriere» si sentiva in diritto zare e svilire il nemico. Questo registrodi occupare un ruolo di rilievo. si impone fin dal proclama di VittorioLa narrazione del conflitto proposta dai Emanuele del 24 maggio 1915 ed è poigiornali italiani dell’epoca si sovrappose evidente in tutti quelli che giornalmentein molti casi alla propaganda dei bollet- si succedettero, segnatamente in quellitini del Comando Supremo dell’Esercito. emanati in occasione di importanti of-Quali furono i temi dominanti? fensive. Ad esempio, in quelli pubblicatiCon una battuta si potrebbe dire che tra durante la seconda battaglia dell’Isonzola narrazione del conflitto presente nei (18 luglio - 4 agosto 1915), uno di queglibollettini e quella fatta o auspicata dai scontri che caratterizzarono tanta partegiornali vi è lo stesso rapporto che esiste della guerra in cui una postazione nemi-tra dilettanti e professionisti dell’infor- ca fu oggetto di continui passaggi di manomazione. che si concludevano con un nulla di fat-Il dilettantismo della propaganda milita- to. Si legge in questi comunicati di unare è in realtà una deliberata decisione di lotta «diuturna e aspra» che conseguivanon informare adeguatamente dell’an- «sensibili successi»; che l’azione conti-damento della guerra. Un aspetto com- nuava e, «ad onta di un ritorno offensivoprensibile da parte dei comandi: parlare del nemico», le posizioni venivano con-di «ripiegamento» anziché di «sconfitta» servate. E così di seguito in un succedersifa molta differenza dal punto di vista del di esaltazione e nascondimenti della ve-messaggio che si vuole sempre veicolare, rità che appaiono ancora più marcati inossia che la vittoria finale è comunque occasione delle offensive austriache. È ilcerta. Tuttavia la reticenza, la laconicità, caso della Strafexpedition che il 15 maggiola retorica dei bollettini diramati nel cor- 1916 permise all’esercito austroungari-so del conflitto va oltre le comprensibili co di sfondare le nostre linee su un’am-valutazioni di opportunità. pio fronte di 40 chilometri. I bollettiniAlessandro Santagata nel suo saggio di quei giorni raccontano di un nemicocompreso nel volume Narrare il conflit- «ributtato con enormi perdite inflitteglito, ha molto ben analizzato gli aspetti dal fuoco sterminatore di artiglieria e disemantici e linguistici dei bollettini e il fucileria»; «ovunque l’avversario venneprimo dato che emerge dalla lettura del prontamente respinto» e si elencavanosuo lavoro è la scarsa considerazione le cifre dei prigionieri fatti e dei pezzi diche i vertici militari avevano della pro- artiglieria conquistati. Descrizioni in cuipaganda. In altre parole, i resoconti mi- la verità appariva tra le righe in modolitari proponevano un misto di omissioni molto edulcorato («le nostre truppe dalle 116
posizioni più avanzate ripiegarono sulle reticente aveva l’effetto di accreditarelinee principali di difesa»). come maggiormente attendibili i bollet-Resoconti falsificati e retorici dei fatti, tini austriaci, la scelta poi di non usaredunque propaganda, ma propaganda il radiotelegrafo per la loro trasmissio-mal fatta, che rifletteva un’organizza- ne significava farli giungere a Londra azione approssimativa e improvvisata di mezzanotte, mentre quelli viennesi, chequesta funzione, a differenza di quanto arrivavano alle 21, finivano col diventareaccadeva negli altri paesi belligeranti, l’unica fonte per conoscere e commenta-dove al contrario efficienti uffici di pro- re l’andamento del conflitto sul frontepaganda furonoorganizzati fin italiano.dai primi mesi Con questo noncoinvolgendo si vuole sostene-militari e civili re che i bollettini(basti pensare militari avrebbe-che in Inghilter- ro dovuto conte-ra fu coinvolto nere una narra-il proprietario zione oggettiva edel «Times»). Se veritiera dei fatti,ne lamentava- sarebbe quantono i giornalisti meno ingenuo.del «Corriere», Ma funzione deiin particolare bollettini avreb-quelli che dalle be dovuto esserecapitali europee quella di cercaredei paesi alleati di coniugare uncome di quelli racconto passa-neutrali vede- bilmente realisti-vano l’opinione co degli episodipubblica stra- della guerra conniera informata la propagandadell’andamento interna ed este-della guerra in Italia dai più rapidi ed ra, ed è questo se-efficaci bollettini austriaci anziché dai condo aspetto quello che maggiormentenostri, che arrivavano all’estero in ri- mancò, la propaganda essendo ridotta atardo, quando le redazioni dei principali retorica tanto più fastidiosa e contropro-giornali erano chiuse. L’effetto di questa ducente quanto più la guerra si prolun-noncuranza nei confronti della propa- gava senza che fossero raggiunti successiganda era paradossale: ammettere «ripie- significativi.gamenti» con giorni di ritardo e in modo Tanta enfasi sulla certezza e sulla rapi- dità della vittoria, sulle continue scon- 117
Narrare il conflitto fitte inflitte al nemico a fronte di piccoli ripiegamenti, non potevano alla lunga che scontrarsi con una realtà sempre più evidente: il fronte non si spostava che di poco, piccole conquiste erano ot- tenute dopo mesi di continui combatti- menti, dopo infinite battaglie ciascuna però descritta sempre come un grande successo. Difficile valutare l’effetto di questi bollettini sull’opinione pubblica, ma i malumori che andavano diffon- dendosi sia nel paese (anche di questi ci sono testimonianze nella fitta rete di corrispondenze che Albertini tesseva con i più diversi personaggi e collabora- tori) sia nelle truppe testimoniano della stanchezza diffusa di fronte a un sacri- ficio sempre più gravoso e del quale non si vedeva la fine. Una più adeguata opera di propaganda, intesa anche a motiva- re la popolazione e i soldati, non avreb- be certo risolto questo stato di cose, ma la sua assenza e l’indifferenza da parte dei vertici militari verso questo aspetto della guerra è significativa: nasceva da una sostanziale diffidenza verso i soldati, considerati «primitivi» e quindi potenzia- li disertori, nei cui confronti la severità e la punizione valevano più d’ogni altra parola. Una diffidenza che si estendeva anche all’opinione pubblica e con la qua- le, in fondo, si trovò a fare i conti anche Albertini, che non esitò ad ospitare nelle colonne del suo giornale resoconti della guerra improntati ad una retorica a dir poco irritante, come quando Barzini (un Barzini completamente diverso da quello che aveva descritto dieci anni prima le battaglie del conflitto russo-giapponese) raccontava di soldati che morivano por- 118
tando «nella tomba un sorriso misterioso e solenne». Caporetto segnò una svolta anche nel- la comunicazione: cosa cambiò nell’ap- proccio narrativo? Un primo significativo cambiamento è quello sottolineato da Santagata: sino al 28 ottobre 1917 i bollettini militari italia- ni non citano mai le perdite italiane e le sconfitte, come detto, sono al più men- zionate come «ripiegamenti» che avve- nivano però sempre dopo aver inferto al nemico ingenti distruzioni. Il 28 ottobre questo silenzio non è più possibile, ma non soltanto per l’entità della sconfitta subita quattro giorni prima, per un “ri- piegamento” che era con tutta evidenza una ritirata senza precedenti, ma perché si era di fronte ad una disfatta che appa- riva inspiegabile e che mise in moto un corto circuito di emozioni e di sentimen- ti dove si inserirono tutte le idee, tutti i preconcetti che, nell’assenza generale di notizie attendibili su cosa fosse realmen- te accaduto, diventarono spiegazioni di comodo, coerenti con gli universi menta- li di ciascuno. La colpa era così attribuita ai “giolittiani” oppure ai socialisti o alla chiesa o a tutti costoro accomunati in modo indistinto nel grande calderone dei «disfattisti». È in questo spaesamento che coglie tutto il paese, a cominciare dai ver- tici militari e politici, che nasce il famoso bollettino del 28 ottobre, quello nel quale Cadorna incolpava della disfatta il com- portamento «vile» dei reparti della II Ar- mata, «ritiratisi senza combattere o igno- bilmente arresisi al nemico», bollettino subito ritirato dal governo e modificato in modo da eliminare il disprezzo verso119
Narrare il conflitto 120
i soldati, o quanto meno per attenuarlo ad una presenza più numerosa e orga-(nella versione finale si parla di «violen- nizzata di giornalisti al fronte, sottopostiza dell’attacco» e di «deficiente resistenza al regime militare e col compito di faredi alcuni reparti della II Armata»). Ma la da collegamento tra comando e societàcensura non fece in tempo a bloccare la civile. Se però si guarda ai contenuti e aldiffusione all’estero della prima versione linguaggio adoperato, non solo nei bol-e così i paesi alleati e neutrali si trovaro- lettini, non si avvertono cambiamenti dino di fronte a due differenti resoconti uf- rilievo. Le azioni militari continuano adficiali dei fatti. avere successo, le perdite sono sempreCaporetto e il conseguente ripiegamento contenute, l’umore dei soldati semprelungo la linea del Piave fu un punto di elevato e combattivo. Non diversamentesvolta anche per la propaganda. Il Piave il «Corriere» non abbandona la retorica erappresentò l’argine militare, ma anche il il racconto eroico. Tuttavia nel quotidia-momento della riorganizzazione e della no milanese si registra un mutamentoricostituzione di uno spirito nazionale significativo riguardo alle finalità dellache avrebbe dovuto fermare non solo il guerra, che inizia a delinearsi fin dall’e-nemico esterno, ma tracciare una linea state del 1917 e poi segnatamente allache imprimesse una svolta in grado di luce dell’intervento americano e dei fa-ricostituire la compattezza interna. In mosi 14 punti di Wilson.tale contesto uno dei primi atti del nuo- I temi dell’irredentismo, i richiami alvo comando fu la riorganizzazione della compimento dell’opera iniziata col risor-propaganda. Il generale Diaz creò così un gimento, l’enfasi nazionalista che purenuovo Ufficio informazione e propagan- avevano caratterizzato il «Corriere» neida chiamando a collaborarvi militari e mesi della battaglia interventista e poicivili e tra questi ultimi, un ruolo di pri- nei commenti e nelle cronache dei primimo piano fu affidato a giornalisti e intel- anni di guerra andarono precisandosi e,lettuali: tra i primi si deve ricordare Ugo già nel corso del 1917, maturò in Alber-Ojetti, giornalista del «Corriere», posto a tini una diversa valutazione di quellicapo della Commissione centrale di pro- che avrebbero dovuto essere gli obietti-paganda sul nemico; tra i secondi un al- vi politici e, quindi, territoriali dell’Italia.tro collaboratore del «Corriere», Giuseppe Nel 1914-15 Albertini aveva sostenutoAntonio Borgese, che andò a dirigere il la necessità dell’intervento sulla base didelicato Ufficio di Berna. una valutazione circa la necessità cheFurono molti i prodotti di questa attivi- l’Italia difendesse e accrescesse il suotà: dalla propaganda sull’esercito nemi- ruolo nell’ambito di quel concerto di po-co attraverso fogli e stampati ai più noti tenze che dalla metà dell’800 regolavagiornali di trincea destinati alle truppe i rapporti internazionali. In tale logicaitaliane, da una capillare e coordinata la misura del ruolo internazionale era ilazione volta a pubblicizzare all’estero le riconoscimento delle pretese territoria-ragioni e gli sforzi del nostro paese fino li italiane. La questione principale era 121
Narrare il conflittoquella adriatica, ossia le rivendicazioni Albertini mostrava così di aver compresodell’Italia quali erano state definite dal non solo il valore ideale della politica del-Patto di Londra, che avrebbe dovuto le nazionalità, ma anche il cambiamentogarantire all’Italia, a guerra terminata, ormai irreversibile che questa prefigura-Trieste, tutta l’Istria, buona parte della va nei rapporti internazionali e, quindi,Dalmazia e una serie di isole della costa; l’insostenibilità delle rivendicazioni ter-rivendicazioni che confliggevano con ritoriali italiane così come erano state de-quelle dei popoli slavi, i cui esponenti in finite nel 1915 e a quel tempo da lui stessoesilio svolsero, durante la guerra, un’in- sostenute.tensa attività diplomatica e propagandi- La propaganda avviata dal «Corriere»,stica presso i governi dell’Intesa diretta soprattutto dalla primavera del 1918, di-alla costituzione di uno Stato iugoslavo. venne così anche una forte campagnaIl momento decisivo di questa attività contro la politica di Sonnino, ostile allofu il Patto di Corfù (20 luglio 1917), una smembramento dell’Austria e irrigidi-dichiarazione sottoscritta dai rappresen- to nella difesa delle clausole del Patto ditanti dei serbi, dei croati e degli sloveni Londra, una campagna che valse al «Cor-in cui si prefigurava la creazione di una riere» le critiche anche violente di buo-monarchia costituzionale. Questa propo- na parte della stampa, non solo di quellasta, che ebbe l’attivo sostegno di Francia nazionalista e sonniniana, ma anche deie Inghilterra, metteva in discussione il più autorevoli quotidiani, quali «La Stam-Patto di Londra e sollevò perciò l’ostilità pa», «La Perseveranza», «Il Tempo», «Il Re-non solo dei nazionalisti, ma anche del sto del Carlino» e altri ancora.ministro degli Esteri italiano, Sonnino, Quanto efficacemente hanno influitoche continuò a voler restare fedele agli effettivamente sull’opinione pubblicaaccordi sottoscritti nel 1915 attraverso italiana il Corriere, la Domenica del Cor-quella «diplomazia segreta» che fu poi riere e il Corriere dei Piccoli?uno degli aspetti condannati da Wilson Occorre distinguere l’anno della battaglianei suoi 14 punti. Viceversa Albertini e interventista da quelli del conflitto. Nelloalcuni suoi collaboratori iniziarono a va- scontro che oppose i neutralisti, che van-lutare positivamente la creazione di uno tavano la maggioranza in parlamentoStato iugoslavo fin dall’estate del 1917; si e nel paese, al variegato ed eterogeneotrattava non solo di una sincera adesione fronte interventista, che univa naziona-ai nuovi principi di emancipazione delle listi, sindacalisti rivoluzionari, esponentinazionalità oppresse, ma anche di valu- del mondo intellettuale e uomini del libe-tazioni di carattere geopolitico. Se il nuo- ralismo democratico, il «Corriere» svolsevo stato iugoslavo fosse nato con l’attivo indubbiamente un ruolo di primo pianoappoggio dell’Italia avrebbe potuto essere al punto che Salvemini arrivò a scrivereun utile alleato in funzione antiaustriaca che senza l’azione del giornale di Alber-e anche per arginare eventuali espansio- tini l’intervento non sarebbe stato possi-ni future della Germania verso i Balcani. bile. 122
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Narrare il conflittoCertamente il «Corriere» era già, nel raggiungere ceti più popolari. La comuni-1914, uno strumento capace di spostare cazione si articolava perciò in modi diffe-le opinioni, di influenzare il governo. Ma renti, sia all’interno del giornale, sia tra ilnon è da cercare solo nel quotidiano la quotidiano e i due settimanali, dove nonforza persuasiva messa in campo da Lui- solo il linguaggio era più semplice, ma ilgi Albertini. Fin dai primi anni del ‘900 la principale veicolo di informazione eramacchinaeditoriale rappresen-di via Sol- tato dalleferino si illustrazio-era mossa ni.in diverse Se si guar-direzioni: da ai modise il quoti- dell’azio-diano era ne propa-in grado di gandisticaraggiun- svolta neigere un mesi chepubblico precedet-relativa- tero l’in-mente più gresso ita-colto (ma liano neloccorre conflitto,sempre se si con-conside- siderano irare che linguaggiil giornale scelti e glioffriva al strumentisuo inter- adottati,no diversi si possonolivelli di allora in-lettura: dividuaredall’edito- tre diver-riale che si livelli,dettava una linea politica, alle riflessioni ciascunoculturali della terza pagina, dai repor- dei quali aveva destinatari differenti.tages fino alle cronache dalle capitali In primo luogo le cronache dai frontieuropee e dalle provincie italiane), rivi- europei e quindi il modo in cui venivaste come la «Domenica del Corriere» e il narrata una guerra che fin dalle prime«Corriere dei Piccoli» erano in grado di settimane apparve per quello che era: una carneficina come mai se ne erano 124
viste. La forma e le modalità con cui la particolarmente significativo nel casoviolenza della guerra veniva raccontata della «Domenica del Corriere», per suae rappresentata dal «Corriere» e soprat- la diffusione (quasi un milione di copie),tutto dai due settimanali popolari svolse per il pubblico popolare cui era diretta,un ruolo tanto importante quanto gli per il tipo di comunicazione incentra-editoriali e la battaglia culturale e, for- ta soprattutto su illustrazioni dal fortese, anche maggiore quanto a efficacia impatto emotivo, capaci di indirizzare inell’influenzare l’opinione pubblica ver- sentimenti dei lettori verso una precisaso l’interventismo. parte.Un secondo livello era rappresentato Già dall’agosto del 1914 le copertine del-dagli editoriali e dai commenti politici, la «Domenica» sono chiaramente schie-rivolti ad analizzare e influenzare la rate contro gli Imperi centrali. L’episodiopolitica del governo anche in relazione su cui maggiormente insistono è l’inva-all’evoluzione delle trattative diplomati- sione del Belgio neutrale da parte deiche, per quanto di esse emergeva pub- tedeschi, e i disegni intendono mostrareblicamente e per quanto lo stesso Al- l’eroismo della piccola nazione controbertini era al corrente attraverso le sue la potente e organizzata Germania. Larelazioni personali. presentazione del conflitto in chiaveInfine gli articoli di terza pagina, ossia antitedesca è ancora più evidente nel-il contributo che giornalisti, scrittori e le pagine interne della rivista perchéintellettuali vollero dare dalle colonne fatta in modo più sottile, meno diretto.del «Corriere» per delineare la cornice Si moltiplicano infatti le fotografie deiideale, gli scopi più elevati per cui l’Italia danni prodotti dalla guerra, soprattuttoavrebbe dovuto combattere. Si trattava degli edifici civili e religiosi distrutti, condi pezzi che si proponevano di analizza- didascalie che mettono bene in chiarore il significato del conflitto in corso non quale nazione si stia comportando insolo per quanto poteva concernere gli modo barbaro: sotto le immagini di caseequilibri geopolitici europei, ma anche e chiese annientate si possono leggereall’interno di quello scontro tra model- frasi come queste: «Casa distrutta dalleli politico-culturali che caratterizzò la truppe tedesche: dopo il bombardamen-Grande Guerra. to venne anche incendiata»; «Le stragiQuesti differenti livelli e mezzi di co- che fanno le granate tedesche: una casamunicazione convergevano nel comu- di Reims colpita»; «Le distruzioni vanda-ne obiettivo di sostenere e diffondere liche fatte dai tedeschi nel Belgio artisti-le tesi interventiste. Ciascuno lo faceva co e pittoresco». Significativa, per contro,nel modo suo proprio, con la narrazio- la descrizione delle immagini di localitàne, la riflessione o l’illustrazione, ma occupate dai russi, come nel caso dellatutti accomunati da una visione parzia- notizia della conquista di Lemberg, inle, anti tedesca, di quando stava acca- Austria, «espugnata dai russi»: l’avveni-dendo in Europa. Si tratta di un aspetto mento è illustrato da una serie di imma- 125
Narrare il conflittogini di maniera delle bellezze artistiche lizzò questa battaglia informativo-propa-della città, perfettamente integre. gandistica, quel che emerge è l’incapaci-Questa azione propagandistica sfocerà tà, o quanto meno la difficoltà, a trovarenelle radiose giornate di maggio, in un equilibrio tra verità e retorica.quell’occasione il «Corriere» perderà la Si potrebbe dire che Albertini, in questosua tradizionale attenzione per la sal- suo eccedere sia nella censura sia nellavaguardia dell’ordine sociale e appog- retorica, tradì anch’egli una sostanzialegerà con toni aspri le manifestazioni di sfiducia verso la sua opinione pubblica,intolleranza, le aggressioni, le violenze considerata non ancora sufficientemen-di quei giorni. È un «Corriere» intriso di te matura. Una sfiducia condivisa conuna parzialità sconcertante. Alle pole- molti esponenti del ceto liberale italianomiche accese, ma mantenute ancora sul e che la crisi del dopoguerra, con l’ir-filo dell’argomentazione, che avevano rompere dei partiti di massa sulla scenacaratterizzato i mesi precedenti fa ora politica, mise impietosamente e tragica-posto non solo e non tanto la prevedi- mente a nudo.bile, e in parte comprensibile, retoricaeroico-patriottica, quanto soprattutto ildileggio e l’insulto rivolti all’avversarioneutralista, personificato e identificatoin Giolitti e nel «giolittismo».Per valutare se questa complessa azionedi informazione e propaganda sia stataefficace in relazione agli obiettivi cheAlbertini si era dato, la risposta dovreb-be muovere dalla constatazione che peril direttore informazione e propagandarappresentavano due lati della stessamedaglia. Albertini era consapevole chel’informazione giornalistica non potevache svolgersi all’interno dei limiti che la NARRARE IL CONFLITTO.censura imponeva, ma mentre egli con- PROPAGANDA E CULTURAsiderava tale censura funzionale alla NELLA GRANDE GUERRApropaganda, ossia alla creazione di unforte spirito di coinvolgimento di tutta (1915-1918)la popolazione allo sforzo bellico, le au- A cura di Stefano Lucchini e Alessandrotorità politiche e militari faticarono non Santagata con un saggio introduttivo dipoco a comprendere l’importanza dell’in- Mario Isnenghi.formazione giornalistica in una guerra Editore: Rizzoli, RCS Libri Spamoderna. Ma si deve poi aggiungere che, Pagg.: 160se si va a vedere come il «Corriere» rea- Prezzo: € 14,00 126
Hanno contribuito:Jo Fox nei teatri operativi come foto e videoreporter. Dalè membro della Royal Society for the Encoura- 2007 al 2011 è stato il responsabile del laboratoriogement of Arts, Manufactures and Commerce fotografico della Presidenza della Repubblica. Nele della Royal Historical Society nel Regno Unito. 2015 ha vinto il terzo premio categoria Sport alInsegna Storia Moderna presso la Durham Uni- Festival Internazionale Orvieto Fotografia ed haversity ed è specializzata sulla storia della propa- partecipato al festival internazionale della foto-ganda e i conflitti bellici. Tra le sue pubblicazioni si grafia di Lishui in Cina.ricordano: Film Propaganda in Britain and NaziGermany: World War II Cinema (Berg, 2007) e Clara Salpietro(insieme a David Welch) Justifying War: Politi- Giornalista professionista, è laureata in Scienzecs, Propaganda and the Modern Age (Palgrave, della Comunicazione. Ha frequentato il Corso di2013). Ha ricevuto il riconoscimento quale Natio- perfezionamento post laurea in “Intelligence e si-nal Teaching Fellow nel 2007 ed è Direttore del- curezza nazionale” ed il Master in Comunicazionela Royal Historical Society. Jo Fox è attualmente e Media nelle Relazioni Internazionali. Ha effet-impegnata in una ricerca sulla “storia delle voci e tuato molteplici reportage in Iraq, Afghanistan,dicerie” nelle due guerre mondiali. Libano, Albania, Kosovo, Bosnia e in Giordania al confine con la Siria. Ha svolto attività di comuni-Mario Renna cazione presso il CASD. Docente e conferenziereTenente Colonnello del Genio Alpino, è il direttore presso Scuole, Università, Enti ed Istituzioni. Hadi Informazioni della Difesa. Ha ricoperto dal 1996 lavorato per quotidiani, settimanali, agenzie dial 2015 diversi incarichi di comando e di staff nella stampa, Tv e diverse testate online. È stata gior-Brigata Taurinense, di cui è stato portavoce in Ita- nalista parlamentare. Si occupa di Difesa, Geopo-lia e all’estero per nove anni. Laureatosi a Torino in litica, Intelligence, Terrorismo e Disinformazione,Ingegneria e in Scienze strategiche, ha conseguito ICT Security, Business Continuity e Crisis Ma-un master in giornalismo all’università di Ferrara nagement. Attualmente sta svolgendo uno stagee uno in Post-war recovery studies a York (Regno presso la sezione Mezzi di Informazione di SMD.Unito). È Dottore di ricerca in Scienze strategiche.Ha al suo attivo undici missioni internazionali, con Andrea Moronila NATO nei Balcani e in Afghanistan e con l’Unio- Nato a Milano nel 1957, si è perfezionato in Storiane Europea in Repubblica Centrafricana, durante Contemporanea presso la Scuola Normale Supe-la quale ha guidato il contingente italiano. riore di Pisa. Lavora presso la Fondazione Corriere della Sera dove segue l’attività editoriale e svolge at-Antonio Morlupi tività di ricerca. Ha pubblicato diversi articoli e mo-1° Maresciallo della Marina Militare, lavora presso nografie sulle vicende del ceto dirigente italiano tral’Ufficio Pubblica Informazione dello Stato Mag- 800 e 900 e sulla storia del giornalismo. Recente-giore della Difesa. È laureato in Scienze politiche mente ha pubblicato il saggio Il «Corriere della Sera»e relazioni internazionali. Fotografo navale dal alla guerra. Propaganda e informazione tra il 19141996 presso l’Ufficio Pubblica Informazione della e il 1918, in S. Lucchini e A. Santagata, Narrare ilMarina, è autore di numerosi filmati promoziona- conflitto. Propaganda e cultura nella Grande Guer-li per le Forze Armate italiane. È stato impiegato ra, Fondazione Corriere della Sera, Milano 2015. 127
Paolo Franceschini dello SME, ha poi comandato il Battaglione atletiPrimo Maresciallo dell’Aeronautica Militare, è in dell’Esercito e il Reparto Agonistico del Centroservizio al Comando Operazioni Aeree di Pog- Sportivo Olimpico. È membro del Comitato Ese-gio Renatico. Ha iniziato la sua carriera nel 1988 cutivo del Consiglio Internazionale dello Sportcome Specialista Armiere su velivoli F-104-G e Militare (CISM) e dal 2011 ne è anche PresidenteAMX del 3° Stormo di Villafranca, per poi essere della Commissione Sport. È Vice Presidente dellaimpiegato all’Ufficio Comando del Reparto Missi- Federazione Pugilistica Italiana.li di Villafranca e nell’ambito della Sala operativa Fabio Dezidel 6° Stormo di Ghedi. Dal 2012 è stato impiegato Tenente Colonnello dell’Aeronautica Militare inpresso il NATO Allied Command for Transfor- servizio presso lo Stato Maggiore della Difesa, èmation di Norfolk - Virginia (USA), svolgendo an-che l’incarico di Senior Enlisted Advisor. Laureato laureato in Management e Comunicazione d’im-in Scienze Organizzative e Gestionali presso l’Uni- presa presso l’Università di Teramo e in Scienzeversità di Viterbo, ha partecipato a diversi corsi di dello sviluppo e della cooperazione internazio-leadership dedicati ai Sottufficiali. Ha al suo attivo nale presso l’Università La Sapienza di Roma.due missioni NATO. Collabora quale tutor del Master in Geopolitics,Nicola Piasente Economic, Globalization and International Insti-Comandante del 3° reggimento Alpini della Bri- tutions dell’Università di Teramo.gata Taurinense, ha ricoperto numerosi incarichi Anna Maria Cervelleradi comando e di staff nei reparti delle Truppe Laureata con lode in Scienze della Comunicazio-Alpine e presso gli uffici del Capo e del Sottoca- ne presso l’Università di Teramo, con una tesi dalpo dello Stato Maggiore Esercito. Ha guidato la titolo “La sorveglianza: evoluzioni semantiche eTask Force Surobi e il battaglione ‘Saluzzo’ del sociali”, nel 2015 è stata relatrice al Roma Drone2° Alpini con la NATO in Afghanistan, per poi Conference con un intervento legato agli aspetticomandare il battaglione Alpini paracadutisti sociali e filosofici connessi con l’uso degli Aero-ranger Monte Cervino, prima di partecipare alla mobili a pilotaggio remoto nonché moderatrice dimissione UNIFIL in Libano. Paracadutista mili- una sessione dedicata a Donne e Droni nell’ambi-tare, ranger, istruttore di sci e combattimento in to della manifestazione Roma Drone-Urbe.montagna, è inoltre laureato in Scienze Politiche Maurizio Lannesa Torino e in Scienze Militari presso l’UniversitàNazionale della Difesa di Bucarest, ed è titolare Laureato in Giurisprudenza all’ Università di Baridi Master conseguiti presso l’ateneo piemontese - con una tesi sui profili giuridici della navigazio-e la LUISS. ne aerea degli aeromobili a pilotaggio remoto ne-Walter Borghino gli spazi aerei comuni, nazionali e comunitari – èTenente Colonnello in Cavalleria, ha frequentato in servizio dal 1986 nel Corpo di Commissariatoil 166° corso dell’Accademia Militare di Modena. dell’Aeronautica Militare. Qualificato Legal Advi- sor, ha svolto diversi incarichi in Italia e all’esteroLaureato in Scienze Strategiche con un master in con la NATO (in Albania, Kosovo e Afghanistan)comunicazione pubblica e istituzionale. Dal 1991 e l’Unione Europea (in Africa Orientale). Studio-al 2001 ha ricoperto molteplici incarichi di co- so di diritto della navigazione, ha pubblicato altrimando e di staff in alcuni dei più prestigiosi reg- articoli e saggi su riviste di settore.gimenti di Cavalleria. Addetto presso l’Ufficio PI 128
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