Getty Images IMAL TORNO A CASA A Whitehorse, in Canada, la volpe rossa si è ambientata molto bene, come testimonia questa immagine di Peter Mather, premiata al Siena Awards 2022. Focus | 51
SONNI BEATI Un procione si è addormentato sul condizionatore di una casa, nel Nord degli Stati Uniti. Sotto, una poiana di Harris intenta a scrutare le strade alla ricerca di una preda (con ogni probabilità un roditore) in pieno centro a Lima, in Perù. I rapaci sono uccelli molto diffusi in tutte le città del mondo. Shutterstock/Elliotte Rusty Harold Getty Images Una giungla d’asfalto: i naturalisti conside- rano la città proprio come la protagonista Secondo Giuseppe Bogliani, uno dei più noti ornitologi italia- di un vecchissimo film di John Huston. Si ni: «Per esempio, a Milano quarant’anni fa cornacchie grigie tratta del resto di un ambiente quasi total- e gazze non c’erano. Adesso sì. Ma attenzione, questo non è mente innaturale, visto che è costruita solo per l’uomo. Ani- un segno di degrado. Semplicemente questi animali vengo- mali e piante che la abitano sono al massimo ospiti invisibili, no tollerati dagli umani». Del resto, nel mondo esistono città quando non totalmente sgraditi. L’ecologo urbano Herbert molto grandi dove non mancano specie decisamente partico- Sukopp ha affermato che molti dei primi ecologi non conside- lari, come i tacchini di boscaglia a Sydney, le volpi a Londra e ravano le città degne di studio. Eppure, anche nei centri abita- i leopardi a Mumbai (che catturano i cani che dormono fuori ti più grandi e popolosi tutte le dinamiche tipiche degli am- di casa). bienti naturali si possono svolgere senza problemi. LA ZANZARA DEL TUBE PALAZZI? NO, CANYON Ciò che avviene nelle città non è però solo l’arrivo di nuove forme di vita: l’incontro (o lo scontro) tra animali o piante che Visto con gli occhi di un animale, l’ecosistema della città può non si erano mai visti prima, in condizioni particolari, rende (anche se a volte solo lontanamente) assomigliare a un pae- possibile vedere all’opera il motore dei cambiamenti in natura, saggio montano formato da vette altissime e caratterizzato da ovvero l’evoluzione. I biologi hanno quindi iniziato a studiare un susseguirsi di lunghi e stretti canyon: le facciate dei palaz- come, oltre a influenzare l’ecologia delle specie, l’urbanizza- zi che ne costituiscono le pareti. Per questo le prime specie zione agisca sulla loro evoluzione. Molti fattori ambientali che vengono in mente quando si parla delle città sono animali abituati ad ambienti rocciosi e ricchi di anfratti, dove posso- no rifugiarsi e nidificare: piccioni, lucertole, rondoni, passeri. Mentre, nei sotterranei, ratti e topi sono comuni. Nelle città costiere sono diffusi i gabbiani (comuni e mediterranei). Ma non mancano anche i predatori, che sono costanti minacce per le altre specie: in molti contesti urbani si sono ambientati falchi pellegrini e gufi comuni, civette e gheppi. Un esempio straordinario della simbiosi tra città e uccelli da preda è Mate- ra, i cui cieli sono solcati da innumerevoli voli di grillai, piccoli e agili falchi alla ricerca di grossi insetti e rettili. E una famosa coppia di rondoni ha nidificato, a Milano, in un impianto di condizionamento di un grattacielo di piazza Cavour fino agli anni Novanta. E come in tanti altri ambienti naturali, anche in città i rapporti tra specie sono cambiati negli ultimi decenni. 52 | Focus
PRIMA NON C’ERA Science Photo Library/AGF L’IMPORTANZA Un esemplare di D(AENLCLH’EEVOINLUCZITIOTNÀ)E “zanzara del Tube”, una specie che si è Come funziona il meccanismo dominante della vita non è differenziata proprio soltanto un curioso oggetto di studio degli evoluzionisti. adattandosi alla vita Studiare come e perché si modificano le specie ha lo nel metrò di Londra. scopo di determinare quali siano i fattori che spingono questi cambiamenti. Che possono essere sociali, evolutivi Nick Upton/Ipa o ecologici. Nel caso delle zanzare, per esempio, queste interazioni sono importanti a causa della capacità di questi insetti di trasportare agenti patogeni pericolosi come il parassita della malaria e i virus che causano la malattia di Zika e del Nilo occidentale. I quartieri più poveri delle città tendono ad avere temperature più elevate, una maggiore esposizione agli agenti inquinanti e altri svantaggi ambientali. Ottimi terreni di coltura per parassiti portatori di malattie come zanzare e ratti che, sfortunatamente, ci vivono accanto. La fauna di città è cambiata negli anni, perché l’uomo tollera di più gli animali SI VOLA! Shutterstock C’È NULLA Un rondone sta per PER ME? Shutterstock Uno scoiattolo si spiegare le ali allontana dal emergendo da una cestino dei rifiuti con un pezzo di mangiatoia su un carne. Sotto, le tetto di Hilperton, nel formiche Tapinoma Regno Unito. sessile, che in città hanno sono simili in migliaia di città: temperature più elevate o più cambiato il loro basse rispetto agli ambienti circostanti, inquinamento e habi- modo di vivere e tat frammentati da edifici e strade sono caratteristiche comu- si radunano in ni a Londra e Lagos. Ma le città differiscono per età, quantità supercolonie con di spazio verde, clima e altro. I risultati, sugli animali, di questo molte regine. intreccio di fattori sono sorprendenti: uno degli esempi più noti, e da certi punti di vista inaspettato, è quello della zanzara Focus | 53 della metropolitana di Londra. La vita nel buio quasi peren- ne del Tube (così i londinesi chiamano la metropolitana) ha trasformato una comune zanzara del genere Culex – non si è sicuri quale – in una specie talmente diversa, nell’aspetto e nel comportamento, da meritare un’altra classificazione. Gli en- tomologi la chiamano Culex molestus: si riproduce tutto l’an- no, vive in un ambiente caldo e dunque non tollera più il clima fresco autunnale esterno e morde ratti, topi e umani, a diffe- renza delle sue cugine che mordono di preferenza gli uccelli e sono più adattate agli abbassamenti di temperatura. Anche se la si chiama “zanzara della metropolitana di Londra”, è stata
MI PIACE IL TUO COLORE A destra, una iena fotografata in una delle strade che entrano ad Harar, in Etiopia. L’immagine, scattata da Sam Rowley, è stata premiata al Wildlife Photographer of the Year. Sotto, due piccioni di colori diversi: hanno pochi nemici e ciò fa variare molto il piumaggio. iStockphoto Sam Rowley/Wildlife Photographer of The Year/Natural History Museum London La città è rumorosa, perciò alcuni uccelli cantano a una frequenza un po’ più alta PROGETTI ITALIANI trovata nei sotterranei e nelle cantine di decine di città in tutto PUERRBALNAABIODIVERSITÀ il mondo, tanto che si sospetta si sia diffusa dall’Egitto. Esistono diversi progetti italiani per tutelare e studiare la Un altro esempio più recente di queste trasformazioni sono biodiversità urbana. Tra i più attivi in questo campo è il le formiche della specie Tapinoma sessile. Negli ambienti natu- Fai (Fondo ambiente italiano), l’ente noto per la rali costruiscono piccoli nidi sotto le foglie, con una sola regina salvaguardia di ville e giardini ma che si occupa, nei e poche operaie. In città invece i nidi sono collegati tra loro Beni del Fai, anche di proteggere valori naturalistici. in una “supercolonia” con tante regine e migliaia e migliaia di Come la folta colonia di tassi nei Giardini di Palazzo operaie. Moroni a Bergamo, in città: il progetto “Tassi a Palazzo” ha l’obiettivo di tutelarli e di approfondire la conoscenza I (TANTI) COLORI DEI PICCIONI di questi “abitanti” dei giardini dell’edificio seicentesco. Un altro progetto è volto alla salvaguardia dei rondoni: Nei piccioni torraioli (Columba livia), forse gli abitanti più cacciati dalle ristrutturazioni edili e a volte dagli storni sfacciati ed evidenti delle città, l’evoluzione ha agito, se si po- (con cui sono in competizione per il nido), abitano tre tesse dire, al contrario. Visto che hanno pochi predatori che Beni del Fai, con 14 gruppi di nidi (le rondonaie) per un possano minacciarli, non esiste più la “pressione evolutiva” totale di 400 nidi artificiali. Un ultimo progetto riguarda che porterebbe questi uccelli ad assumere un piumaggio grigio un animale in pericolo, almeno in Italia: lo scoiattolo e quasi mimetico, con alcune macchie bianche per ingannare i rosso, studiato nei giardini di Villa Panza, a Varese. falchi. Attualmente invece il piumaggio dei piccioni può assu- mere le sfumature più diverse, dal bianco al grigio al marrone al nero quasi totale. Anche se alcune ricerche hanno dimostra- to che i piccioni hanno altri nemici in grado di influenzare il piumaggio, cioè i metalli pesanti come lo zinco e il piombo. Come racconta il biologo evoluzionista olandese Menno Schil- thuizen nel libro Darwin va in città (Raffaello Cortina edito- re, 2021), alcune ricercatrici francesi hanno scoperto che le penne nere dei piccioni scuri sono più efficaci nell’accumulare metalli pesanti. Le penne una volta l’anno cadono, e i piccioni più scuri possono quindi scartare anche i velenosi metalli. Poi- ché le penne dei piccioni chiari al contrario sono meno efficaci nell’accumulare i metalli pesanti, questi ultimi rimangono nel corpo dell’uccello (che quando muta le penne quindi non se ne libera), con conseguenze sulla sua salute. Perciò i piccioni 54 | Focus
VISITATORI OCCASIONALI In cerca di cibo, sono tante le specie che invadono le zone urbanizzate, come l’orso bianco sorpreso a Vancouver (a sinistra) o la lince fotografata poco lontano da Los Angeles (sotto). Sono presenze occasionali, ma gli avvistamenti sono in aumento. iStockphoto iStockphoto scuri sopravvivono meglio, si riproducono di più e in molti am- roditori, hanno nasi più lunghi e file di molari superiori più bienti urbani sono più diffusi. corte. Il primo è un tratto adattativo per gli ambienti più freddi di quelli in cui si è originata la specie, il secondo dipende da Un altro ostacolo che gli uccelli che abitano in città devono diete di qualità superiore o più morbide. Gli autori dello studio affrontare è il rumore: completamente circondati da traffico, hanno preso in esame un ampio periodo di tempo (parecchi urla, lavori stradali e altro, gli uccelli devono cambiare “tono di decenni) che ha visto cambiamenti nell’intensità dell’illumi- voce” per farsi sentire. Cince, pettirossi, usignoli e altri hanno nazione artificiale, nella densità della popolazione e nella die- dovuto urlare più forte o emettere canti su frequenze più alte. ta umana, e ciò ha alterato vari aspetti dell’ecologia dei ratti Una ricerca statunitense durata trent’anni ha dimostrato che il finendo per cambiare la forma del loro cranio. rumore urbano, che è più forte alle basse frequenze, è aumen- tato durante il periodo di studio. Ha quindi creato una pressio- Ma non sono solo gli animali a cambiare aspetto e/o modo ne di selezione per i canti con frequenze più alte e ha fatto au- di vivere dopo il trasloco in città. Uno studio su 110.019 piante mentare la frequenza minima dei canti di alcuni passeriformi di trifoglio bianco (Trifolium repens) provenienti da 6.169 po- americani. Non solo: poiché alcuni uccelli usano per cantare polazioni in 160 città in tutto il mondo ha rilevato che la loro “dialetti” diversi, i dialetti con la frequenza minima più alta produzione di acido cianidrico, un meccanismo di difesa tipico stanno sostituendo quelli che usano frequenze più basse. di questa specie, è molto più bassa in centro città. Forse perché la sostanza, che protegge dagli erbivori, rende anche la pianta RATTI E TRIFOGLI più sensibile al freddo. Altri fattori ambientali importanti che finiscono per cambiare Nelle città infatti, dove la neve è meno presente, in alcuni pe- il modo di vivere delle specie che abitano le città sono la pre- riodi può fare paradossalmente più freddo che in campagna. E senza di un elevato inquinamento, la temperatura più bassa in città gli erbivori golosi di trifoglio sono meno presenti. Di o più alta dei dintorni (molte zone urbane si trasformano in conseguenza la pianta si è adattata e riesce a prosperare anche “isole di calore”) e l’abbondanza di cibo lasciato in giro dal do- senza (o quasi) acido cianidrico. Questo cambiamento, secon- minatore delle città stesse, l’uomo. Alcuni evoluzionisti statu- do gli studiosi, ha una base genetica e ciò significa che l’evolu- nitensi hanno scoperto che i ratti di città, e anche altri piccoli zione – ancora una volta – è al lavoro. Focus | 55
PG tecnologia Cronaca di una giornata nel Global Security Operation Centre di Leonardo, dove si contrastano i cyber criminali. Ogni secondo si intercettano e setacciano 115mila azioni sospette. di Marco Consoli CONTRAT 56 | Focus
RETI GLOBALI Getty Images Oggi tutto è connesso in rete. I cybercriminali possono quindi infiltrarsi nei computer e negli smartphone, ma anche in antenne, cavi sottomarini che portano dati, satelliti. THACKER Focus | 57
L a disperata richiesta d’aiuto arriva alle quat tro e trentacinque del mattino. Un gruppo di hacker malevoli ha bloccato una grande azienda manifatturiera: le macchine, collega te alla rete, non funzionano più e i criminali chiedono un riscat to per far ripartire la produzione. Prima che il blocco provochi ingenti danni economici, il team di esperti informatici inviato per risolvere il problema individua la causa: un dipendente dell’amministrazione ha ricevuto via email una fattura, e per leggere il file ha attivato involontariamente un programma nascosto che ha scaricato sul suo pc un software in grado di “infettare” la rete aziendale. Mentre i soccorritori attraverso copie di backup (v. riquadro nell’ultima pagina) riavviano l’im pianto, l’investigazione identifica come evitare il ripetersi di situazioni simili: formare gli impiegati e stabilire accessi limi tati a pochissime persone ai sistemi critici. MILIONI DI MINACCE ALL’ANNO informatici privati. «Gli attaccanti possono sottrarre dati per conto di governi», spiega Sebastiani, «tentare di ottenere un ri Questa è solo una delle crisi affrontate dal Global Security scatto, come con i cosiddetti attacchi ransomware, o in alcuni Operation Centre (Soc) di Leonardo, che dal 2014 opera not casi agire da hacktivist, cioè attivisti, magari per contrastare te e giorno a Chieti per difendere istituzioni, aziende private Stati dittatoriali o aziende che attuano pratiche illegali». e infrastrutture strategiche: 7.000 reti e 100.000 utenti cyber in 130 Paesi del mondo. «Qui monitoriamo e analizziamo ogni ATTACCHI IN AUMENTO anno 4,7 milioni di minacce», spiega Aldo Sebastiani, respon Il recente rapporto del Clusit, l’Associazione Italiana per la sabile del Soc di Leonardo, dove siamo venuti per capire come Sicurezza Informatica, ha registrato nel primo semestre dello si garantisce la sicurezza del cyberspazio. scorso anno 1.141 attacchi gravi a livello globale (+8,4% rispetto al primo semestre 2021). Il 78,4% sono azioni di cybercrimine, Per comprendere cosa vuol dire questo termine, abbiamo il 13,5% di spionaggio e sabotaggio, il 5% ha carattere bellico, il chiesto aiuto a Luigi Martino, tra i massimi esperti in Italia e 3,1% è attivismo. 190 attacchi al mese possono sembrare pochi, professore di cybersecurity dell’Università di Firenze con nu ma le conseguenze sono spesso disastrose: «Basti ricordare nel merose esperienze all’estero: «Si pensa che il cyberspazio sia limitato al suo livello logicosintattico cioè a Internet, ma ne è solo una sua parte, perché bisogna considerare anche le in frastrutture fisiche come antenne, satelliti, cavi sottomarini, router, oltre allo spettro elettromagnetico, perché anche il wi fi o la rete 5G della telefonia possono essere usati per veicolare le informazioni». In tutta la rete, «esiste un livello sociale, fatto da persone che utilizzando varie identità interagiscono con le macchine». E dato che ormai da anni individui, aziende, nazio ni hanno affidato alla rete tutte le informazioni di ogni aspetto della vita del genere umano, quei dati hanno acquisito un va lore tale da far gola a esperti in grado di penetrare nei sistemi SU TUTTI I FRONTI Le antenne per le telecomunicazioni sono un possibile obiettivo per gli hacker. A destra, una pompa a secco in Virginia (Usa) dopo un attacco informatico al colosso del gas Colonial Pipeline verificatosi nel maggio del 2021. Getty Images AFP via Getty Images
IL FATTORE UMANO Se la tecnologia protegge dagli attacchi malevoli, spesso a essere fallace è il fattore umano: basta un clic sbagliato per trovarsi il pc o l’infrastruttura tecnologica di un’intera società invasa da malware. È per questo che Leonardo ha creato la Cyber & Security Academy, un polo di eccellenza per la formazione del personale, oltre che per il costante aggiornamento degli stessi addetti interni alla sicurezza. Il cuore di questo centro è costituito da due piattaforme, chiamate Cyber Range e Cyber Trainer, che simulano scenari operativi di minaccia e crisi attuati su gemelli digitali (i cosiddetti digital twin) di migliaia di nodi e centinaia di reti, sistemi e applicazioni da proteggere, e sfruttano come strumento didattico i principi della gamification, che consente di affrontare operazioni complesse utilizzando dinamiche di gioco a squadre a team multipli con decine di utenti per squadra. SALA OPERATIVA Qui e a destra, due immagini del Global Security Operation Centre di Leonardo, a Chieti. La struttura monitora oltre 7.000 reti in 130 Paesi del mondo. Viste le tante implicazioni, Leonardo S.p.A. and subsidiaries.(2) oltre agli informatici ci sono criminologi, psicologi ed esperti di geopolitica 2021 il caso del ransomware che ha mandato in tilt il sistema sa- Per capire come funziona il Soc, siamo venuti nella sala ope- nitario e l’hub nazionale dei vaccini Covid della regione Lazio», rativa dove, di fronte a enormi videowall, gli esperti lavorano dice Martino, «oppure l’attacco simile che ha tenuto in scacco alle varie fasi del processo di sicurezza: nella prima fase, chia- per cinque giorni il colosso americano dei gasdotti e oleodotti mata Identify, da remoto si mappano la rete e le infrastrutture Colonial Pipeline». fisiche del soggetto da difendere, verificando che siano tutti funzionanti, poi in quella di Protect si opera per aumentare la «I danni possono essere non solo economici», precisa Seba- sicurezza dei firewall, le barriere di protezione della rete stes- stiani. «L’anno scorso, in Florida, alcuni hacker hanno tentato sa; nella fase di Detect poi vengono evidenziate potenziali mi- di aumentare il livello di idrossido di sodio (solitamente usato nacce, per esempio quando un server non risponde e potrebbe per bilanciare il pH dell’acqua, ndr) nell’acquedotto di Oldsmar, essere sotto attacco oppure si è collegato a un sito in cui si tro- minacciando di avvelenarne i cittadini. Il problema è che una vano programmi malevoli: se i software del Soc reputano che volta per sabotare un impianto bisognava andare di persona, non è un falso allarme, il problema è seguito da un analista. Se ma la costante digitalizzazione dei sistemi fisici, che li rende è confermata l’offensiva cyber, l’incidente viene gestito nelle più efficienti, li espone anche alla minaccia cyber». fasi di Respond & Recovery: qui bisogna caratterizzare il tipo di attacco, capire da dove è entrato, quanto a fondo è penetrato LE DIVERSE FASI DELLA PROTEZIONE nella rete, se sono stati sottratti dati, bloccati sistemi, e così via. A seconda della gravità della situazione, e se la rete di chi è Per questo, in tutto il mondo strutture come il Soc di Leonardo sotto attacco è conosciuta o meno da Leonardo, il problema si operano per contrastare queste azioni: «Analizziamo 115mila può risolvere da remoto o richiedere l’invio di un team in loco. eventi al secondo», spiega Sebastiani, «grazie all’utilizzo di tec- A questo punto nella cosiddetta “War Room” si cerca di argina- nologie come il SIEM, un correlatore di eventi automatici che re e porre fine all’attacco il prima possibile, ripristinando fun- evidenzia anomalie, per esempio ripetuti tentativi di accesso zionalità e infrastrutture, gestendo la crisi verso investitori e a un sistema informatico da un luogo geografico inusuale (un media e ricostruendo l’evento criminoso per attuare pratiche po’ come quando Google ci avverte che qualcuno ha avuto ac- di difesa più efficaci e, a volte, permettere indagini di polizia. cesso alla nostra email da Chicago e noi siamo a Milano, ndr), attivando in alcuni casi la supervisione di un essere umano». Focus | 59
Shutterstock/Christopher Halloran I TERMINI TECNICI 1 Backup: copia di sicurezza di un sistema di archiviazione di dati. 2 Ransomware: software malevolo che chiede un riscatto per far funzionare le infrastrutture aziendali. 3 Videowall: enorme display video su cui sono disponibili varie informazioni. 4 Cavallo di Troia: software malevolo nascosto in un altro che sembra utile e innocuo. 5 Quantum computing: disciplina che si occupa dei computer quantistici, molto più veloci perché basati sulle proprietà quantistiche della materia. 6 Malware: software malevolo, in generale. 7 Gamification: utilizzo di meccaniche tipiche del gioco per rendere più divertente e semplice la spiegazione di sistemi complessi. ATTACCHI AI SERVIZI Sopra: nel 2022, anche i siti web di 14 aeroporti statunitensi sono stati attaccati. Così come un ospedale belga (a destra). «Individuare i responsabili, nascosti da tecni- che di anonimizzazione, è molto difficile», spiega Martino, «ed è per questo che ormai all’attribu- zione tecnica si è sostituita quella strategica, che individua quale gruppo può essere il più interes- sato a compiere un determinato attacco». ATTENZIONE AI SOFTWARE DIFFUSI Shutterstock A margine e in via preliminare rispetto a queste attività si svolge quella importantissima di Cyber Threat Intelligence: «Si raccolgono informazioni I computer quantistici potranno pubbliche o private degli attacchi e si analizzano mettere in crisi la crittografia dal punto di vista dello scenario», dice Sebastiani. Il team di esperti di Leonardo scandaglia nella rete circa 40 milioni di elementi unici al mese, su cui si basa la cybersecuritypercapirepossibiliminacceperisoggettiprotet- ti. «Per esempio è molto più redditizio per i cri- minali sfruttare la falla di un software utilizzato da migliaia di permetterà capacità di calcolo oggi inimmaginabili, metterà in aziende, come un server commerciale di posta elettronica, e crisi i sistemi di crittografia odierni su cui si basa la cybersicu- usarlo come cavallo di Troia per inserire software malevoli rezza e obbligherà a proteggersi con sistemi adeguati», afferma nelle aziende stesse, piuttosto che penetrare nei sistemi infor- Martino. «Il cyberspazio oggi non è più solo uno spazio per la matici uno alla volta», spiega Sebastiani. Questa attività si ri- democratizzazione delle informazioni, detenute ormai da at- collega a quella di analisi del rischio, che non riguarda solo l’e- tori privati, ma è un ambiente piegato alle dinamiche politico- ventuale fragilità della rete di un’azienda o di un’istituzione, militari. In questa chiave, l’utilizzo sempre maggiore del- ma valuta anche quanto un particolare dominio (energetico, l’Intelligenza Artificiale permetterà risposte più veloci agli governativo, militare, relativo ai trasporti ecc.) può essere più attacchi, ma nel contesto militare porrà il problema di stabilire esposto in base agli eventi politici, come il recente conflitto tra se una reazione che può provocare un’escalation possa essere Russia e Ucraina. Per questo, tra i 165 esperti al lavoro nel Soc presa da un software o debba essere presa dagli esseri umani. di Leonardo, non si trovano solo laureati in discipline scienti- Di recente, infine, abbiamo visto un assaggio del nuovo scena- fiche, ma anche esperti di geopolitica, criminologia, psicologia. rio bellico, con l’intersezione tra cyberspazio e spazio extra PROSPETTIVE FUTURE atmosferico: la Russia prima di invadere l’Ucraina ha accecato i sistemi di Viasat, che funge da provider dei sistemi satellitari Se il cyberspazio è già un ambiente così complesso e alla mercé ucraini. Questo ci annuncia quale sarà il nuovo campo di batta- di possibili attacchi che riguardano i governi del mondo ma an- glia: lo spazio e i relativi asset, ovvero i satelliti e tutti i sistemi che tutti noi, quali sono le maggiori criticità e cosa accadrà in di controllo a terra». Tutte sfide per cui il Global Security Ope- futuro? «Di sicuro l’avvento del quantum computing, che ration Centre di Leonardo si sta preparando. 60 | Focus
per Uppenuolaòtaesmcnezoidginailaicnoderreaonartellromaleseztnipaotrteneoseedtraigzboioennonimesicsaere DIMMI S e sempre più aziende si occupano del COME benessere dei dipendenti, è perché il ri- TI SIEDI torno è importante anche per le presta- E TI DIRÒ zioni lavorative. Accade in particolare con una se- COME duta realmente ergonomica come HÅG Capisco, LAVORI che attiva un leggero costante movimento di mu- scoli e spina dorsale, così da prevenire il mal di schiena, migliorare circolazione e ossigenazione. Secondo il design funzionale scandinavo, ogni dettaglio ha un vero perché. L’esclusivo sedile a sella invita alla postura naturalmente eretta, le ali dello schienale a T servono per appoggiare i gomi- ti, il range di regolazione flessibile raggiunge pro- prio l’altezza ideale per ogni persona. Progettata dal designer Peter Opsvik nel 1984, HÅG Capisco nasce per permettere al corpo di cambiare sempre posizione pur rimanendo seduti, aggiungendo energia e vitalità alla giornata lavo- rativa. Per questo è una delle sedie da lavoro più famose d’Europa, ideale anche nel nostro home office per migliorare il benessere e lo stile, grazie a due famiglie di sedie, tutte garantite 10 anni. HÅG Capisco è completamente imbottita e HÅG Capisco Puls ha scocca in plastica e cuscinetto centrale. Scopri tutti i modelli sul sito del distribu- tore esclusivo per l’Italia dei prodotti HÅG by Flokk scandinaviadesign.it ERGONOMIA DINAMICA DI HÅG CAPISCO: il movimento come antidoto ai dolori muscolo scheletrici Oscillazione bilanciata Attivazione dei muscoli Sedile a sella Postura naturalmente eretta Movimento continuo Migliore flusso di ossigeno
archeologia CCR Venaria La Bella ela MUM La storia, ricostruita con N on sappiamo il suo nome: della scritta sul analisi e ricerche, di una telo dipinto che la avvolge, si legge il gero- donna vissuta in Egitto glifico nefer, che significa bello. «Per que- quasi 2.000 anni fa. E sto ci piace chiamarla “la Bella”, oltre che portata a Bologna nell’800. per la bellezza del sudario», racconta Daniela Picchi, responsa- bile della sezione egiziana del Museo Civico Archeologico di di Giovanna Camardo Bologna. Visse quasi duemila anni fa in Egitto e quando morì il suo corpo fu imbalsamato con cura, avvolto in bende e in un grande telo su cui era stato realizzato un suo ritratto idealizza- to. Per questo viene chiamata “la mummia con il sudario dipin- 62 | Focus
MULTIMEDIA ANIMAZIONE L’analisi della mummia in una grafica interattiva. INQUADRA IL QR CODE Oppure vai su www.focus.it/ cultura/storia/mummia- sudario-dipinto MIA RITRATTI A sinistra, il volto raffigurato sulla “mummia con il sudario dipinto”. Qui, la ricostruzione del viso della donna. Viviana Conti e Lucrezia Rodella to”. Ora sappiamo però molte altre cose di lei, grazie alle anali- imbalsamati per resistere al tempo (come quello di un uomo di si guidate dal Museo Civico Archeologico di Bologna e circa 4.300 anni fa, v. riquadro alla pag. seguente), vi raccontia- dall’Istituto per lo studio delle mummie di Eurac Research di mo la storia del recupero di questa mummia molto particolare, Bolzano, in collaborazione con altre istituzioni. Dopo lo studio che viaggiò da Tebe, dalle rive del Nilo, a Bologna... e il restauro – e dopo i decenni che aveva passato in una cassa – a febbraio è tornata in una sala del museo bolognese. PROVINCIA ROMANA La sua rarità, innanzitutto, sta nel fatto che «è una delle sole due Qui sopra possiamo cominciare a vedere il suo volto: quello mummie femminili del suo periodo con ancora un sudario di- ritratto sul sudario, ma anche quello ricostruito sulla base di pinto sul corpo: i sudari erano teli posti a chiudere e contenere un modello 3D digitale del cranio. Cosa abbiamo scoperto sulla i bendaggi delle mummie e in passato sono stati spesso stac- Bella, dunque? Mentre l’Egitto continua a restituire altri corpi Focus | 63
LA RICOSTRUZIONE DEL VOLTO Viviana Conti e Lucrezia Rodella (4) Sul modello 3D digitale del cranio (vista frontale e sinistra) sono stati stimati i lineamenti del volto. La ricostruzione è di Viviana Conti e Lucrezia Rodella. cati per essere esposti separatamente», dice Picchi. Il periodo è quello del I-II secolo dopo Cristo. «Abbiamo datato il sudario e le bende interne con il metodo del carbonio-14, confermando ciò che pensavamo date le caratteristiche stilistiche». A quel tempo il lungo regno dei faraoni era già concluso. La dinastia di origine greca dei Tolomei era finita con Cleopatra VII e il Paese era passato ai Romani nel 30 a.C. (dopo la sconfit- ta e morte della celebre regina). L’Egitto in cui viveva la Bella era dunque «una provincia romana, nella quale persistevano la cultura e le tradizioni faraoniche, in associazione a elementi di novità introdotti dai dominatori greci e romani», spiega Picchi. «A quanto si vede dal sudario (v. nella pag. accanto), la donna era ancora legata alla religione egiziana: troviamo per esempio i simboli di due divinità importanti, Osiride, signore dell’oltre- tomba, e sua sorella e moglie Iside. E apparteneva a Conserva ancora un sudario un ceto sociale elevato, vista la qualità del sudario e dipinto straordinario con il suo la raffinata tecnica di imbalsamazione, i cui costi non erano certo alla portata di molti». IN UNA CASSA, FINO AL RECUPERO ritratto, che è stato restauratoLasuamummiaèarrivatainItalianell’800,comprata dall’artista bolognese Pelagio Palagi (1775-1860) e poi lasciata al museo. «Fu esposta dall’inaugurazione del museo spiega Marco Samadelli, responsabile del laboratorio di con- nel 1881 sino alla fine degli anni ’70 del ’900, quando fu ritirata servazione dell’Istituto per lo studio delle mummie di Eurac nei magazzini a causa del precario stato conservativo. Si è de- Research. «Per la Bella è stato poi preparato un contenitore ciso di aprire la cassa che la conteneva solo quando le moderne sigillato ideato all’Eurac Research (Conservation Soft Box): è tecniche di conservazione e il supporto scientifico dell’Istituto una camera di protezione, con un supporto e un “sacco” sta- per lo studio delle mummie ne hanno reso possibile il recupero gno in cui si può eliminare l’ossigeno, sostituendolo con azoto, in sicurezza», dice Daniela Picchi. Il primo passo è stato valu- mentre alcune sostanze assorbono composti nocivi e umidità. tare le sue condizioni. «Abbiamo dovuto capire se si trovava in Al suo interno, la mummia ha potuto essere trasportata e sot- un ambiente troppo umido o troppo secco, cosa che avrebbe toposta alla Tac, la tomografia computerizzata». richiesto un’azione urgente. Ma era in situazione di sicurezza», “SBENDAGGIO” VIRTUALE Questa tecnica, che consente di ricostruire immagini tridi- PURE I COCCODRILLI mensionali dei tessuti, permette di “sbendare” virtualmente una mummia analizzando tutti gli strati: dalle bende, alla pelle In Egitto emergono nuovi tesori. A Saqqara è stata e ai muscoli, allo scheletro. La Bella è stata così trasferita in scoperta la mummia di un uomo di 4.300 anni fa: per ospedale, al Dipartimento di Radiologia dell’Irccs Azienda i suoi scopritori, forse la più antica trovata in Egitto. Ospedaliero-Universitaria di Bologna. «L’abbiamo portata in Recuperati anche 10 coccodrilli mummificati (foto) ospedale di notte, quando il reparto era chiuso, e in collabo- – come accadeva per diversi animali – 2.500 anni fa razione con il dipartimento di radiologia l’abbiamo sottoposta in onore del dio Sobek. Per conservarli furono a Tac», racconta Alice Paladin, responsabile del laboratorio di lasciati nella sabbia, poi bendati e sepolti. antropologia dell’Istituto per lo studio delle mummie di Eurac Research. Senza svolgere le bende, il corpo è stato analizzato. Patricia Mora Riudavets «Ho stimato un’età al momento della morte di 35-45 anni. Ne- gli adulti la possiamo ricostruire da particolari dello scheletro che cambiano con l’invecchiamento: le suture del cranio, che tendono a scomparire, e la sinfisi pubica, un’articolazione del bacino», spiega l’antropologa. «Ho poi calcolato la statura: era alta circa 153 cm, nella media per le donne egiziane dell’epo- ca. Si notano abbondanti pieghe di tessuto su fianchi, cosce e glutei, che suggeriscono una rotondità delle forme. Essendo ri- masto poco del tessuto adiposo, muscoli e pelle hanno formato le pieghe». Che cosa sappiamo sulle malattie che in vita la affliggevano? «Aveva artrosi alla spina dorsale e alle articolazioni delle gi- nocchia, in bocca aveva perso alcuni denti e aveva ascessi
CCR Venaria Eurac Research Rosa Prefiche Diadema Serpenti Acconciatura Rosso aranciato Bianco Pilastrino Decorazione Djed sulla tunica Nero Blu Tiet Rosso scuro Pendente (nodo di Iside) e collane Bracciali DALL’ALTO Fiori Anelli Il sudario di loto Piumaggio I colori: dipinto e, a I disegni: Iscrizione tratti da destra, un gioielli, Stelle e pianeti minerali e divinità, piante disegno che amuleti mostra i simboli raffigurati (anche ai lati del corpo, non visibili nella foto). Giallo Il dipinto sul sudario raffigura il volto idealizzato della I simboli raffigurati sono riconducibili alla religione egiziana. defunta e la parte superiore del corpo, mentre quella Prefiche: «Ai lati del capo sono raffigurate due lamentatrici inferiore è coperta da un “piumaggio” con al centro funebri, che vegliano il corpo della defunta così come Iside e una iscrizione non leggibile: si riconoscono solo pochi Nefti (sorelle, e la prima anche sposa, di Osiride) vegliarono il geroglifici, tra cui nefer, che significa bello. Lo studio corpo di Osiride dopo averlo ricomposto perché fatto a pezzi dei colori ha permesso di identificare i pigmenti usati. dal fratello Seth», spiega l’egittologa Daniela Picchi. Bianco: è carbonato di calcio, pigmento naturale Serpenti urei: l’ureo è il cobra, animale sacro della dea Uadjet, ottenuto da rocce carbonatiche e gusci di molluschi. noto come simbolo di regalità. «In questo caso è associato al Blu: il “blu egizio” è silicato basico di rame e calcio, un disco solare, a protezione della defunta nella prospettiva di una pigmento minerale fatto riscaldando in fornace una sua ciclica rinascita assieme al sole», continua Picchi. mistura di sabbia, carbonato di calcio, un minerale di Pilastrino Djed e Tiet (nodo di Iside): «Il primo è interpretato rame (malachite) o rame puro, sodio. come vertebra o colonna vertebrale di Osiride e garantisce Rosso scuro: ricavato da ocre (ossidi di ferro con stabilità, posizione eretta al defunto. Il secondo rappresenta un impurità argillose). panno annodato di colore rosso, a evocare il sangue della dea, Rosso aranciato: minio (ossido di piombo), usato simbolo della sua protezione». nella pittura egizia dall’epoca romana. Fiori di loto: offerti ai defunti, propiziatori per la rinascita. Nero: pigmento a base carboniosa, ottenuto dalla Stelle e pianeti: «Si riferiscono al percorso celeste che il combustione di resina o carbone di legna, o anche dal defunto compie, in associazione alla dea del cielo Nut». fumo di una fiamma. Piume: «Diverse dee vengono raffigurate con ali piumate: il Giallo: dalle analisi sembra un colore di natura piumaggio è una sorta di abbraccio alla defunta». organica, come lo zafferano. Gioielli: sono raffigurate diverse collane, bracciali, anelli a ogni Rosa: combina carbonato di calcio e gesso (bianco) e dito, orecchini, un diadema a fermare l’acconciatura, una un colore rosso organico (lacca rossa). decorazione della tunica.
LO STUDIO Una delle indagini diagnostiche condotte al Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale, per verificare lo stato di conservazione, analizzare i materiali e i filati usati, individuare gli strati di pittura. Aveva più o meno 40 anni ed era alta circa 153 cm. A parte infezioni ai denti e artrosi, era in buona salute (infezioni alla radice di un dente, ndr). Si nota anche una cal- cificazione tiroidea, ma su questo stiamo ancora indagando. Comunque nel complesso godeva di buona salute, considerata l’età matura. Non possiamo dire di cosa è morta. Ma anche un ascesso, a quell’epoca, avrebbe potuto portare al decesso». PER L’ETERNITÀ La Tac ha anche permesso di ricostruire come avvenne l’im- balsamazione. «Il corpo, steso sulla schiena con le braccia Dalle immagini Tac è stato creato anche un modello 3D digi- lungo i fianchi, è stato coperto con una colata di resina e dopo tale del cranio: la base per ricostruire il viso. «Sappiamo come avvolto nelle bende. Tutto è chiuso dal sudario dipinto», spiega la struttura ossea sottostante influenza l’aspetto del volto: per Paladin. Prima di questa fase, gli imbalsamatori avevano però esempio la forma delle orbite si riflette in quella degli occhi. E dovuto eliminare le parti che si sarebbero decomposte più ra- che i tessuti sull’osso hanno uno spessore medio (che varia nel- pidamente. «Il cervello è stato quasi totalmente rimosso, da le diverse popolazioni) in determinati punti», racconta Viviana una narice, e gli altri organi sono stati estratti da un’incisione Conti, artista forense che con la collega Lucrezia Rodella ha sul fianco. Il corpo è stato poi imbottito con bende arrotolate e realizzato la ricostruzione cranio-facciale. «Sulla base di questi imbevute di resina». Così, la donna fu consegnata all’eternità: calcoli, abbiamo creato un’immagine composita prendendo gli la sopravvivenza del corpo era essenziale per quella dell’anima. elementi (narice, sopracciglio...) da diverse foto, modificandoli e rielaborando il tutto». Ma qual era il colore di occhi e capelli? Dove fu sepolta? Non lo sappiamo, ma probabilmente a Tebe: Non lo sappiamo, non avendo potuto prelevare campioni per la città che fu capitale dell’Egitto e che sorgeva sulle rive del le analisi genetiche. «Però avevamo i dati genetici ottenuti da Nilo, dove oggi c’è Luxor. Sulla sponda occidentale, opposta alla mummie della stessa epoca, qui all’Eurac Research: guidati città, si allargava la necropoli. Qui per secoli avevano trovato dalla Tac, grazie a “passaggi” nel bendaggio, in quei casi ave- sepoltura dignitari, nobili, reali: si trova qui per esempio la Val- vamo raggiunto i corpi e prelevato campioni. Partendo da quei dati dunque abbiamo dato alla nostra Bella capelli scuri, occhi castani scuri e pelle chiara», dice Paladin. CCR Venaria (2) UN FILO PER VOLTA Accanto, la mummia (col sudario dipinto, un secondo sudario sottostante non dipinto, le bende) prima e dopo il restauro. «Abbiamo ricomposto le lacerazioni del sudario dipinto, ricollegando i singoli fili rotti con un materiale sperimentale: cellulosa nanocristallina», dice Paola Buscaglia, Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale. «I bendaggi di lino esposti sono stati riordinati e consolidati con crepeline di seta». 66 | Focus
CCR Venaria (2) IL RESTAURO E LA TAC Mediterraneo Antico Nelle foto sopra, il lavoro alla Venaria Reale: a sinistra Anna Piccirillo durante la fase di analisi; a destra Roberta Genta nella pulitura per recuperare colori e dettagli del sudario. A destra, la Tac alla mummia. Sotto, gli strati visualizzati: si notano i pomelli delle gote e dettagli (orecchie) fatti con colori che contengono ossidi di ferro e inibiscono il passaggio dei raggi X della Tac. Eurac Research le dei Re, con decine di tombe di faraoni (tra queste la celebre van Oudheden a Leida, Paesi Bassi). Il contesto di sepoltura è KV62, quella di Tutankhamon). Dalle analisi è emerso un dato inoltre paragonabile a quello dei membri della famiglia di So- importante. «Sul retro della mummia abbiamo trovato residui ter. Tutto ciò ha rafforzato l’ipotesi di una provenienza teba- di fango: dalla composizione mineralogica, sembra provenire na della mummia, caratterizzata da un nuovo tipo di sudario appunto da Tebe», dice Daniela Picchi. A questo, l’egittologa ha femminile del I-II secolo, che ha nel piumaggio dipinto nella collegato il poco che si sa del ritrovamento. «L’attestazione più parte inferiore del corpo il principale elemento di distinzione». antica della nostra mummia è del 1827 a firma di Giuseppe Niz- zoli, cancelliere del Consolato d’Austria in Egitto. Nel catalogo Oltre agli studi c’è stata una fase importantissima: il restauro , di una delle sue raccolte di antichità egiziane, che poi vendette condotto al Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale a Pelagio Palagi, scrive che era stata trovata in una tomba in (Torino). «È stato supportato da una approfondita campagna fila insieme ad altre, senza sarcofago. Forse si trattava di una di analisi scientifiche, che hanno permesso una completa com- sepoltura familiare», dice Picchi. prensione dei materiali, e ha previsto fasi operative calibrate alle reali esigenze conservative della mummia, dalla pulitura al VENUTA DA TEBE consolidamento del sudario e dei bendaggi interni (v. riquadro a sinistra)», dice la restauratrice Paola Buscaglia. Un altro pezzo del puzzle viene dalla somiglianza con un grup- po di mummie della stessa epoca, del I-II secolo d.C. «Sono i Poi la mummia ha fatto tappa a Bolzano, per la mostra Mum- corpi dei membri della famiglia di Soter, l’arconte di Tebe, la mies. Il passato svelato all’Eurac Research (eurac.edu/it/exhi- più alta carica in città nell’epoca romana. Si pensa che la mag- bition/mummies-il-passato-svelato). «È stata esposta in una gior parte di queste mummie provenga da una tomba della speciale vetrina isolata, creata da noi, che mantiene all’interno necropoli di Tebe, la TT32, dove nel 1820-21 sarebbero stati un’atmosfera senza ossigeno», dice Samadelli. trovati 14 sarcofagi e varie mummie senza cassa», dice Picchi. «La nostra mummia mostra puntuali somiglianze, ma anche Ed è infine ripartita per la sua sistemazione definitiva nelle elementi di distinzione nello stile di esecuzione del sudario e sale del museo bolognese. Sulla storia della Bella e sui restauri nelle tecniche di imbalsamazione, rispetto alle mummie di due – questo e quello di una mummia medievale di fanciullo, con- figlie di Soter: Cleopatra I (al British Museum di Londra, l’uni- servatasi però con un processo naturale – ci saranno tre confe- ca altra mummia dell’epoca con il sudario dipinto ancora sul renze degli esperti coinvolti, il 18 marzo, il 25 marzo e il 1° apri- corpo) e Sensaos II (mummia e sudario sono al Rijksmuseum le alle ore 17:00 al Museo Civico Archeologico di Bologna (museibologna.it/archeologico). Intanto gli studi continuano: la Bella avrà ancora qualcosa da dirci. Focus | 67
medicina A MESI ALTERNI Il ciclo dei virus stagionali è molto regolare: alcuni si diffondono maggiormente in inverno mentre altri preferiscono l’estate. 68 | Focus Getty Images Shutterstock
Il clima, i fattori biologici e i nostri comportamenti fanno sì che tanti malanni spariscano in primavera e tornino puntuali in autunno. di Margherita Fronte INIlFvLirUuEsNcoZnA il calendario
C ome ogni anno la primavera si lascia alle Getty Images spalle la febbre e i malesseri dell’influenza. Ma se per la maggior parte di noi se ne ripar- In Italia, il monitoraggio è affidato al sistema di sorveglianza lerà a novembre, altrettanto non si può dire Influnet, che fa capo all’Istituto Superiore di Sanità. «Da metà per chi, per lavoro, si occupa di prevenire la malattia e di deci- novembre a fine aprile i laboratori caratterizzano i virus in dere quali strategie adottare nella prossima stagione, quando circolazione e tutti questi dati sono condivisi con il ministero il virus tornerà a colpire nel nostro emisfero. della Salute e con gli organismi di riferimento internazionali. Proprio in queste settimane, infatti, gli esperti dell’Organiz- In questo modo è possibile seguire l’evoluzione degli agenti in- zazione Mondiale della Sanità si riuniscono per decidere la fettivi e individuare tempestivamente eventuali nuove varianti formulazione del vaccino antinfluenzale che sarà in farmacia caratterizzate da mutazioni che possono alterare l’efficacia dei a partire dall’autunno. E la scelta non è di poco conto, se si con- vaccini», spiega Simona Puzelli, responsabile della sorveglian- sidera che ogni anno nel mondo si registrano da 3 a 5 milioni za virologica di Influnet. «Sulla base dei dati e dei ceppi virali di casi gravi di influenza, con 250.000-500.000 decessi. In Ita- raccolti in tutto il mondo dalla rete Gisrs, si stabilisce quali lia, la malattia colpisce dal quattro all’11% della popolazione, sono le varianti dominanti e si aggiorna la composizione del con un rischio di complicanze gravi soprattutto fra gli over 65, vaccino. La decisione viene presa alla fine di febbraio, per dar i bambini fra i 6 mesi e i 5 anni e le donne in gravidanza (ca- tempo alle aziende di produrre il farmaco. Durante l’estate i tegorie per le quali, non a caso, il vaccino è fortemente racco- virus influenzali circolano in genere a bassi livelli alle nostre mandato). latitudini, ed è quindi molto improbabile che si verifichino mu- tazioni che rendano inefficaci i vaccini». CACCIA ALL’ULTIMA VARIANTE La decisione su come formulare il vaccino si basa sui dati e sui campioni raccolti da 148 laboratori di riferimento nazionali distribuiti in 124 Paesi, che fanno parte del sistema di sorve- glianza Gisrs (Global Influenza Surveillance and Response System), istituito in seno all’Oms nel 1952. Ogni anno questi centri monitorano gli aspetti epidemiologici della malattia (ovvero, il numero dei contagi e le caratteristiche) e quelli re- lativi alle varianti virali in circolazione e alla loro evoluzione. Infatti, come tanti altri virus, anche quelli dell’influenza mu- tano e si modificano di mese in mese. Così, affinché il vaccino sia efficace, è necessario aggiornarlo. Le variazioni stagionali di umidità e temperatura influenzano la biologia dei virus e la loro contagiosità PRIMA DIFESA Getty Images Cellule delle vie aeree producono muco per proteggersi dai virus. L’umidità dell’aria esterna condiziona il fenomeno. 70 | Focus
MESE CHE VAI, VIRUS CHE TROVI Nella pagina accanto: analisi al microscopio di cellule infettate. A sinistra: produzione di vaccini. Sotto: la stagionalità delle malattie. Mese Giu. Lug. Ago. Set. Ott. Nov. Dic. Gen. Feb. Mar. Apr. Mag. Inverno Influenza stagionale Tutto l’anno Raffreddori da Coronavirus Primavera/estate Primavera Virus respiratorio sinciziale Primavera/autunno Estate Malattie respiratorie da Adenovirus e Bocavirus Mondadori Portfolio Parainfluenza Parainfluenza Malattie respiratorie da Metapneumovirus Raffreddori da Rhinovirus Gastroenteriti da Enterovirus VIRUS MOLTO PUNTUALI pulsiva di malattie nuove, che contagiano una popolazione il cui sistema immunitario è totalmente impreparato ad affron- Già, ma che fine fanno i virus influenzali durante la bella sta- tarle, non avendole mai incontrate in precedenza. gione? Perché improvvisamente spariscono per tornare a col- pire in autunno, come se tenessero d’occhio il calendario? Il UN INVERNO NORMALE fenomeno è noto fin dall’antichità e fu descritto dal medico La stagionalità delle malattie riguarda per lo più quelle de- greco Ippocrate già nel VI secolo a.C, nel Libro delle epidemie. terminate da virus respiratori e dipende essenzialmente da La scienza tuttavia lo studia ancora, avendo scoperto molto ma tre insiemi di fattori: i nostri comportamenti, la biologia de- non ancora tutto ciò che c’è da sapere. L’influenza, peraltro, gli agenti infettivi e quella del sistema immunitario, che ha il non è la sola malattia a sparire in estate. Molti virus respiratori compito di difenderci dagli attacchi esterni. L’importanza dei seguono lo stesso andamento, mentre altri hanno il compor- primi è emersa in modo lampante durante la pandemia, quan- tamento opposto: colpiscono di più quando fa caldo (a volte, do mascherine, distanziamento e igiene delle mani non hanno purtroppo, rovinando le vacanze) e tornano a dormire durante fermato il Covid, ma hanno messo ko l’influenza, che nella sta- l’inverno (vedi schema in alto). gione 2021-2022 non ha quasi circolato. Non guardano invece il calendario i virus pandemici, come Negli anni “normali”, tuttavia, i nostri comportamenti sono SARS-CoV-2. Infatti, tutti i fattori che contribuiscono a fre- molto diversi. Senza curarci di distanziamento e assembra- nare la diffusione dei malanni stagionali – e che vedremo nei menti, e senza mascherine sul viso, in inverno trascorriamo prossimi paragrafi – non riescono a contrastare la forza pro- Fattori stagionali Ambiente indoor Fattori biologici BSIP/Universal Images Group via Getty Images Temperatura Temperatura Efficienza del Umidità dell’aria Umidità dell’aria processo di Ore di Tasso di ricambio d’aria espulsione di corpi illuminazione estranei nelle vie respiratorie Contagiosità Sintesi di sostanze Vitalità del virus antivirali Dinamica delle goccioline Interferenza virale (aerosol) Dimensioni dei droplet Aerosol INTERAZIONI Individuo Contatto diretto Individuo Numerosi fattori condizionano la infetto con un infetto suscettibile contagiosità e la vitalità dei virus e ne determinano l’andamento stagionale. Oggetti contaminati Alcuni di essi variano alle diverse latitudini e questo spiega perché nelle Vie del contagio regioni tropicali l’influenza (sopra, uno Comportamento umano dei virus che la provocano) non ha Tempo trascorso nei luoghi chiusi • Vacanze e aperture scolastiche andamento stagionale, ma è presente • Comportamento sociale • Pratiche igieniche tutto l’anno. Focus | 71
COVID IN VISTA? TEMPO DA VIRUS La giungla del SARS-CoV-2 non ha (ancora) un andamento Costarica. L’umidità stagionale e, anche se la fase più critica della e le temperature pandemia sembra ormai dietro le spalle, la capacità nelle zone tropicali di prevedere nuove ondate può essere ancora sono costanti e cruciale per un virus che continua a mietere vittime. sempre favorevoli Va proprio in questa direzione uno studio pubblicato alla sopravvivenza su Science Advance e coordinato dalla Harvard dei virus influenzali. Medical School di Boston (Usa), che ha messo a punto un sistema capace di analizzare molteplici informazioni ricavate dalla rete, e metterle assieme al fine di identificare i segnali precoci di un’ondata in arrivo. Il sistema prende in esame i termini più cercati su Google, i post dei social media (soprattutto Twitter) e i dati sulla mobilità dei cittadini. Sperimentato per diversi mesi nell’arco del 2020, è stato in grado di predire con diverse settimane di anticipo i picchi pandemici negli Stati del Massachusetts, di New York e della California. Mondadori Portfolio Durante l’inverno le prime Mondadori Portfolio scrivono i ricercatori. I due elementi chiave sono la tempera- nei luoghi chiusi circa il 90% del tempo, spesso in compagnia tura e l’umidità dell’aria. È infatti ben documentato che i virus di conoscenti o di sconosciuti. Studi epidemiologici dimostra- influenzali sono più stabili quando la temperatura e l’umidità no che le scuole e i luoghi di lavoro sono i principali fulcri del sono basse. Sotto i 5 °C e con un tasso di umidità fra il 10 e il contagio. Per questo, pur non volendo applicare le norme anti 40% (condizioni tipiche dei nostri inverni) l’influenza è più che Covid ogni inverno, restano valide e non costano nulla alcune mai vigorosa e si trasmette per via aerea con grande facilità. In delle raccomandazioni che tante volte abbiamo sentito duran- primavera, quando la colonnina di mercurio sale e anche l’aria te la pandemia, come quella di lavarsi spesso le mani e aprire diventa meno secca, la maggior parte dei virus respiratori ral- le finestre per favorire il ricambio d’aria. lenta la sua corsa. LE CONDIZIONI IDEALI Tutti questi agenti infettivi, infine, sono estremamente vivaci In primavera le abitudini cambiano e si inizia a stare di più anche in condizioni di temperatura e umidità molto elevate, all’aperto. Tuttavia, in questi mesi, a determinare la scompar- che nelle regioni tropicali si registrano tutto l’anno. Attenzione sa di molti virus respiratori sono principalmente le condizioni quindi ai viaggi verso destinazioni esotiche... Il clima caldo e ambientali, come spiega un articolo molto dettagliato, pub- umido di queste zone fa sì che qui l’influenza non segua un an- blicato su Annual Review of Virology da un gruppo di esperti damento stagionale, ma sia presente sempre, nell’arco di tutti capitanati da Akiko Iwasaki, immunologa dell’Università di i 12 mesi. Yale (Usa). «Molti studi documentano l’effetto dei fattori am- bientali sulla vitalità e la trasmissibilità dei virus respiratori», UNA POLTRONA PER DUE? Esistono tuttavia virus che hanno un andamento opposto a quello dell’influenza, essendo più attivi in estate e meno fre- quenti in inverno. Quando in agosto pensiamo di esserci presi l’influenza, quasi certamente abbiano invece contratto un vi- rus parainfluenzale, che dà sintomi simili, ma un po’ meno in- tensi, e si cura e si previene allo stesso modo (ma non esistono vaccini). L’alternarsi fra influenza e parainfluenze è legata al fenome- no dell’interferenza virale, che impedisce a certi patogeni di infettare una cellula se questa è già infettata da altri. Il feno- 72 | Focus
ETCÌ! SALUTE Una condizione molto comune in inverno. Le “influenze” estive sono in realtà parainfluenze e sono causate da virus diversi. difese delle vie aeree funzionano peggio Mondadori Portfolio meno è più frequente quando gli agenti infettivi sono simili: vard (Usa). Alcuni anni fa, questi stessi studiosi avevano scoper- per esempio, se due virus penetrano nelle cellule utilizzando to che le cellule delle mucose nasali producono microscopiche le stesse “porte di ingresso” (ovvero, le stesse proteine sulla vescicole che distruggono i virus prima che questi attacchino le superficie esterna della cellula), la presenza di uno impedisce cellule. Analizzando il comportamento di campioni di tessuti in l’ingresso all’altro. In modo simile, se una volta penetrati nella diverse condizioni di umidità e temperatura, Bleier e colleghi cellula, due agenti infettivi sfruttano per replicarsi gli stessi hanno ora osservato che, quando si passa da un ambiente caldo meccanismi, la presenza di uno impedirà all’altro di moltipli- a una temperatura inferiore ai 5 °C, la produzione di queste ve- carsi e diffondersi. scicole si riduce del 42%, e anche gli enzimi presenti al loro in- terno, che normalmente distruggono i virus, risultano alterati. Ma anche la reazione dell’organismo invaso può avere un Quando fa freddo, insomma, la nostra primissima linea di difesa ruolo nel fermare l’avanzata a nuovi virus. L’infezione, infatti, appare un po’ compromessa, e questo si verifica anche per una stimola la produzione di interferone (una sostanza con attivi- serie di altri fenomeni identificati negli anni. tà antivirale) e di anticorpi contro l’ospite indesiderato. L’in- terferone non è efficace contro tutti i virus, ma può tenerne Per esempio, è stato dimostrato che l’aria secca rende più alla larga alcuni. Gli anticorpi invece, sebbene siano specifici sottile lo strato di muco che ricopre le pareti delle vie respira- contro il patogeno che ha colpito per primo, possono a volte torie superiori. Questo rende più difficile il compito delle cel- ostacolare l’avanzata anche di virus che gli assomigliano. lule superficiali che, con il movimento dei loro prolungamenti, dovrebbero creare un flusso di muco rivolto verso l’esterno e “NON PRENDERE FREDDO...” capace di cacciare fuori gli agenti infettivi. Studi su animali suggeriscono inoltre che, in generale, il sistema immunitario Ci sono poi altri aspetti della nostra risposta alle infezioni che funzioni meno bene quando le ore di luce sono ridotte: cioè, contribuiscono a determinare la stagionalità di certi malanni. in inverno. In anni recenti, infatti, un numero sempre maggiore di studi sta confermando la validità di un adagio delle nonne, che la me- Più in generale, «le variazioni stagionali di temperatura e dicina ha snobbato fino a non molto tempo fa. La raccomanda- umidità influenzano i primi meccanismi di difesa delle vie ae- zione “non prendere freddo che poi ti ammali” nasconde infatti ree in molti modi», sottolinea Akiko Iwasaki; «le condizioni più di una sorprendente verità. ambientali hanno un effetto rilevantissimo su molti meccani- smi che le vie respiratorie mettono in atto per reagire alla pre- L’ultima è stata svelata alla fine del 2022 e pubblicata su senza di patogeni, contribuendo così alla stagionalità delle Journal of Allergy and Clinical Immunology dal gruppo di ricer- malattie virali». catori coordinati da Benjamin Bleier, dell’Università di Har- Focus | 73
tecnologia CA CHE VOLO! Tre cadute attutite dagli airbag indossabili: da cavallo, dalla moto (il pilota Remy Gardner durante una gara di MotoGP, sopra) e sulla neve, a destra). The New York Times/Contrasto Getty Images
DOTORNOe Franziska Gilli/Laif/Contrasto L’airbag indossabile è un prodotto hi-tech progettato ormai per tanti sport a rischio caduta. Attutisce l’impatto e riduce (o annulla) i danni. Ecco come si costruisce e come funziona. di Simone Valtieri Focus | 75
CADUTE Un giubbotto gonfiabile per ciclisti su un manichino durante una dimostrazione in Germania. Nel 2021 in Italia gli incidenti stradali con biciclette sono stati 15.771, con 220 morti (dati Aci-Istat). Getty Images secoSnidgooenfciraenaonionumnernigoodnif2ia5mmeniltloesdiim5 ci mdihissà se 70 anni fa l’in- gegnere statunitense John W. Hetrick avreb- Cbe immaginato le mille correrà attendere diverse decadi, ma nel collegato a un Gps che riesce a capire se frattempo, prima che gli airbag fossero il pilota è ancora sul tracciato o sta finen- incorporati in tute come quelle dei piloti do fuori pista. della MotoGP, che si espandono proteg- declinazioni che la sua invenzione avreb- gendo petto, spalle e colonna vertebrale COME FUNZIONANO be assunto nel tempo. Forse no, perché dai violenti urti con il terreno, la Honda Semplificando, esistono due tipi di air- quando il 18 agosto 1953 depositò il bre- ne brevettò uno poco fortunato su un bag per i motociclisti: quello meccanico vetto del primo “pallone ad aria”, precisò modello di motocicletta, la GoldWing e quello elettronico. Il primo riprende che fosse “destinato agli autoveicoli” an- del 2007. Il funzionamento era del tutto l’idea di Straub: la giacca o il gilet di chi che se la prima auto a dotarsene apparirà simile a quello automobilistico, ma pres- guida sono connessi alla moto da un cavo solo venti anni più tardi, a causa della ri- soché inutile dato che spesso in caso di che si sgancia in caso di caduta, azionan- trosia degli automobilisti e degli alti costi incidente il centauro viene sbalzato in do una o più bombolette. Queste riescono di realizzazione. Oggi, invece, non soltan- aria o scivola sull’asfalto. a gonfiare la sacca d’aria interna in meno to tutti i costruttori sono obbligati a in- Qualche anno prima, nel 2003, l’im- di due decimi di secondo. Vi sono però stallarli sulle loro macchine (inventan- prenditore italiano Lino Dainese, presi- alcune controindicazioni: se si perde l’e- done sempre di nuovi e maggiormente dente e fondatore dell’omonima azien- quilibrio a basse velocità, il cavo potrebbe efficaci, vedi pagine seguenti), ma gli da vicentina, aveva iniziato a lavorare restare attaccato; oppure, se si dimenti- airbag vengono utilizzati in una moltitu- assieme al suo team a un moderno pro- ca di sganciarlo prima di scendere dalla dine di ambiti, dalle missioni aerospazia- totipo di equipaggiamento di sicurezza, moto, l’impianto si attiverebbe di colpo. li al ciclismo, dalla subacquea allo sci, arrivando a effettuare i primi test nel Più efficace e sofisticato è il secondo dall’ippica al motorsport. Tra questi di- 2006. Ne nascerà il marchio “D-Air” sistema, progettato e realizzato soprat- spositivi i più utili sono quelli indossabili, evoluto in brevissimo tempo grazie alle tutto da aziende italiane all’avanguardia che quotidianamente salvano la vita a esigenze dei piloti da corsa, per i quali (Alpinestars, per esempio, è una di esse) migliaia di persone. l’airbag è obbligatorio dal 2018. e in uso anche nella MotoGP e in altre INVENZIONE UNGHERESE Le sue primissime versioni si gonfia- competizioni. Grazie a una serie di ac- vano all’esterno della tuta, soprattutto celerometri e giroscopi (tre ciascuno in La storia delle protezioni inserite nei intorno alla zona del collo e delle spalle, MotoGP) che rilevano decelerazione e capi d’abbigliamento è recente: il primo mentre oggi il rigonfiamento avviene movimenti oscillatori in tempo reale, una brevetto risale al 1977 e appartiene a un esclusivamente all’interno della stessa centralina elettronica con una memoria ingegnere ungherese di nome Tamas e protegge praticamente tutto il busto. di 2 GB riesce – sfruttando specifici algo- Straub che descrive un giubbotto gon- Il sistema è innescato da una serie di ritmi di intelligenza artificiale – a capire fiabile tramite una valvola collegata a sensori che rilevano in tempo reale ogni che tipo di incidente si sta verificando e un cavo. Per la commercializzazione oc- minima variazione di movimento, ed è a inviare l’input a due bombolette di gas 76 | Focus
Cristiano Bendinelli/The New YorK Times/ContrastoANCHE PER CHI LAVORA Cristiano Bendinelli/The New YorK Times/ContrastoSotto e a lato, la realizzazione di alcuni prototipi di airbag indossabili nei laboratori di Dainese, l’azienda italiana che prima al mondo li ha realizzati e che oggi offre anche protezioni gonfiabili per gli operai nei cantieri o per chi lavorando a diverse altezze possa farsi male cadendo. che provvedono a gonfiare le protezioni DOPPIO STRATO HI-TECH in meno di un decimo di secondo (dai 15 ai 25 millesimi per la MotoGP). In que- Nell’infografica sotto, un airbag indossabile prodotto dall’azienda sto caso, però, non parliamo di “sempli- italiana Alpinestars è diviso a metà. A sinistra la parte visibile, sotto ci” palloncini: le due stoffe laminate del cui si nascondono i sensori (giroscopi e accelerometri), la capo di vestiario, infatti, sono collegate centralina elettronica e le camere d’aria di protezione (a destra). internamente da migliaia di microfila- menti che al passaggio dell’aria limitano 1 5 l’espansione dello stesso a una lunghezza 4 omogenea (attorno ai 5 centimetri), ren- dendo il rigonfiamento fedele alle fattez- 2 ze del corpo. Questo fa sì che la tuta, una volta gonfiata, mantenga la sua nuova 3 forma e non venga alterata da un impatto, 6 assorbendo fino all’85% in più di energia rispetto al paraschiena. 1 Sensori. Vanno da 6 a 12, 4 Camera d’aria interna. nelle versioni da gara. 5 Protezione estesa della TEST SEVERI 2 Centralina elettronica. spalla. Per essere omologato, l’abbigliamento 3 Cartucce (2) di gas argon 6 Copertura organi vitali: tecnico di sicurezza deve rispondere a rigorosissimi canoni di certificazione per gonfiare l’airbag. schiena, spalle, reni, petto. e dimostrare di proteggere efficiente- mente la colonna vertebrale e la cassa toracica. I test sono condotti negli stes- si laboratori dei crash test e prevedono prove di impatto frontale, posteriore e laterale. Grazie all’utilizzo di riprese in slow motion ad alta definizione, inoltre, vengono verificati i tempi di reazione della centralina a ogni tipologia di im- patto, controllando che il rigonfiamento avvenga entro gli standard e che preceda con un margine di sicurezza l’eventuale urto. Le giacche dilatate dall’esplosione, infine, vengono sottoposte a prove di compressione e devono resistere a cari- chi diretti superiori a una tonnellata. Focus | 77
IL CONTROVERSO Q-COLLAR AP/Lapresse E sulle Ultimo nato tra i sistemi di protezione Le ultime novità indossabili è il cosiddetto Q-Collar. sono gli airbag Questo dispositivo a forma di U, apparso per i seggiolini al collo di alcuni giocatori professionisti dei bambini e per di football americano, servirebbe a i pedoni. proteggere il cervello degli atleti, ma non mancano dubbi circa la sua efficacia. A ll’inizio ci fu la Oldsmobile To- Inventato dal dottor David Smith della ronado del 1973, la prima vet- NorthShore University e prodotto tura al mondo dotata di airbag di serie, dall’azienda statunitense Q30 lato guidatore e passeggero. All’epoca, Innovations, consiste in un collare in silicone che basa il suo funzionamento su però, si guardava con scetticismo alla no- un principio molto semplice: premendo quel tanto che basta il collo di un atleta, vità: non sembrava sicuro viaggiare con diminuisce il flusso di sangue apportato dalla vena giugulare alla testa, un esplosivo a bordo dell’auto, peraltro a riducendo così il rischio di danni derivanti dai traumi subconcussivi, ossia da pochi centimetri dal volto, e così, dal 1977, quegli urti più lievi e ripetuti tipici degli sport di contatto. Il pericolo, però, i gonfiabili salvavita scomparvero, salvo sembrerebbe soprattutto psicologico: gli atleti, sentendosi protetti dal collare, ripresentarsi oltreoceano nel 1981 sulla sarebbero spinti a prendersi maggiori rischi, accrescendo così la possibilità di Mercedes Serie S. impatti più violenti che potrebbero provocare gravi traumi cranici. Se dunque in sport come rugby, lacrosse e football occorre ancora stabilirne l’utilità, il Nell’Unione Europea, invece, diven- Q-Collar sembrerebbe invece efficace in discipline come il bob, visti i ripetuti nero obbligatori su ogni macchina im- micro-urti che le teste degli atleti subiscono a ogni curva picchiando a destra e matricolata a partire dal 2002. Tale nor- a sinistra sui bordi della loro slitta. ma, unita a quelle sempre più severe sui crash test, produsse una “esplosione” di PER SCIATORI E FANTINI essere l’airbag per la testa. Indossabile modelli speciali, che si sono aggiunti a come un collare, tale dispositivo è sta- quelli tradizionali. Per una questione di similitudine nel- to brevettato e sviluppato dall’azienda la tipologia di urto e nelle dinamiche di svedese Hövding, che ne detiene i dirit- SOPRA, DIETRO, A FIANCO impatto, gli accessori per gli sciatori sono ti vendendolo a circa 300 euro il pezzo. analoghi a quelli dei motociclisti. Anche Consiste in un avvolgente cuscinetto Oggi una macchina può essere equipag- in questo caso, infatti, gli airbag sono dotato di un sensore che si attiva alla giata con airbag laterali e superiori (che inglobati nelle tute e nelle giacche tec- chiusura della sicura e che monitora 200 escono dai vani e dai montanti delle por- niche, con un funzionamento identico: volte al secondo i movimenti del ciclista. tiere), per i passeggeri posteriori (con- i compressori sono attivati da un siste- In caso di caduta, l’accelerometro inne- tenuti negli schienali dei sedili anterio- ma di giroscopi e sensori che comunica- sca l’airbag che si gonfia in un decimo ri), per le ginocchia (peraltro avversati no con un chip in grado di capire se si è di secondo, proteggendo tutta la testa. da alcuni studi, che li ritengono perico- perso l’equilibrio. In tal caso, un decimo Uno studio dell’Università di Stanford losi per le articolazioni) e non solo. di secondo è sufficiente per riempire le ha definito tale dispositivo otto volte più sacche con una decina di litri d’aria, in- sicuro di un tradizionale caschetto, sug- L’ultima novità in ordine di tempo è dispensabili per proteggere soprattutto gerendo alla casa scandinava il motto per installata sulla Honda Jazz, l’utilitaria collo, schiena e bacino del malcapitato. la campagna pubblicitaria: “il miglior el- che detiene il record di airbag per la Tutti i più recenti equipaggiamenti fun- metto per ciclisti che non è un elmetto”. categoria (ben dieci): si tratta di un cu- zionano con batterie al litio ricaricabili scinetto centrale posizionato tra i sedili e sono dotati di un sistema Gps di loca- Sempre a proposito di sicurezza per la anteriori, utile a non far picchiare tra lizzazione, salvifico soprattutto in caso testa, ma tornando alle moto, all’Eicma loro le teste e le spalle dei passeggeri. di valanghe. A tal proposito, per escur- 2022, l’annuale salone del ciclo e motoci- sionisti e alpinisti esistono particolari clo che si tiene a Milano, è stato presen- Oltre al posizionamento, si sta evol- zainetti con all’interno degli airbag rossi tato il primo casco con airbag incorpora- vendo anche la morfologia di questi (facilmente individuabili nel bianco del- to. A realizzare quello che per ora è solo dispositivi di sicurezza, che presentano la neve) da attivare manualmente o elet- un prototipo, è stata la giovane ingegnera forme sempre più ergonomiche e avvol- tronicamente, pensati per mantenere Roberta Descrovi per i marchi Airoh e genti, in particolare quelli laterali e per i “a galla” l’escursionista impedendo che Autoliv. Il casco contiene, in un vano so- passeggeri posteriori, che sono in grado venga sommerso dalla slavina. pra la visiera, un cuscinetto gonfiabile di tutelare un’area maggiore del corpo. che si avvale di una tecnologia simile a Della medesima tipologia fanno par- quella utilizzata dagli airbag automobili- La coreana Kia sta anche studiando una te anche i gilet per i fantini e i ciclisti, stici e che, in caso di impatto, sarebbe in nuova tipologia di protezione seconda- tant’è vero che in commercio si trovano grado di diminuire i valori di accelerazio- ria – il Multi Collision Airbag System prodotti multiuso utilizzabili sugli sci, a ne lineare della testa e preservarla dun- – utile in caso di un tamponamento a cavallo o in bici. Un altro accessorio sal- que da pericolose lesioni. vifico per chi va in bicicletta si è rivelato 78 | Focus
automobili? PALLONI OVUNQUE A sinistra, un recente modello Hyundai con gli airbag gonfiati. AIRBAG POSIZIONE DI RIPOSO GONFIATORE SENSORE D’URTO DURANTE AIRBAG LA COLLISIONE GONFIATORE Getty Images United States Department of Transportation (2)SENSORE D’URTO catena e concepita per proteggere i pas- tali. Sul tema sta lavorando da anni l’a- GAS seggeri dagli impatti successivi. Questi zienda tedesca ZF che ha messo a punto airbag di riserva vengono allertati dal un accessorio da integrare nelle fianca- COME FUNZIONA PG primo urto, gonfiandosi solo all’appros- te di svariati modelli di autovettura. simarsi di un secondo scontro e solo se L’airbag da auto è un cuscino realizzato il posizionamento dei passeggeri non è Il prototipo esiste già e il “cuscinone” in materiale sintetico che si riempie stato nel frattempo compromesso. (tra i 280 e i 400 litri a seconda del mo- d’aria in circa 3 centesimi di secondo dello) è in grado di gonfiarsi in meno di grazie a una piccola carica esplosiva. Un’altra interessante novità riguarda 15 centesimi di secondo, resistendo a La detonazione è controllata da un chip lo studio di un prezioso accessorio, il pressioni elevatissime. La parte compli- collegato ai sensori di movimento. seggiolino per bambini con airbag in- cata, però, riguarda il tempismo, perché L’uso di un piccolo ordigno a base di corporato. Messo in vendita per la pri- la centralina, prima di dare il via all’in- azoturo di sodio (un propellente solido) ma volta nel 2021 dall’azienda tedesca nesco, deve essere certa che l’incidente è necessario in quanto è il modo più Cybex, è riservato ai bimbi da un anno non sia più evitabile, studiando in una rapido per dilatare l’aria e gonfiare in su, quelli che per legge possono viag- frazione di secondo decine di parametri quasi istantaneamente l’airbag. In fase giare nel senso di marcia. tra cui: angolo di sterzo, velocità, varia- di montaggio, i cuscini ripiegati sono zione della stessa durante l’impatto, di- cosparsi di talco in modo che i tessuti Il pallone a forma di C è contenuto nel rezione principale della forza, pressio- non si incollino tra loro: per questo fascione centrale di sicurezza del seg- ne sul pedale del freno, presenza degli motivo, quando l’airbag esplode, giolino e si apre in meno di un centesi- occupanti, utilizzo delle cinture, entità produce una nuvola biancastra. mo di secondo con un sistema del tutto delle decelerazioni e dell’accelerazione autonomo da quello dell’auto, in grado pre-urto, ordine degli impatti e, persi- di riconoscere la differenza tra una bru- no, giri motore e marcia inserita. sca frenata e un impatto, e che, una volta attivato, avvolge il piccolo. QUANTE NE SAI? PROTEZIONI ESTERNE Mettiti alla prova Per trovare innovazioni, però, non biso- EnFigOmCiUstSica gna guardare solo all’interno della mac- In edicola il china. Se per prima, nel 2012, è stata la 28 febbraio svedese Volvo V40 a montare una prote- Anche con alcuni giochi zione esterna che si espande tra cofano proprio su auto e airbag e parabrezza al fine di tutelare eventuali pedoni o ciclisti investiti, oggi sono pa- recchie le auto ad averne montata una analoga, e la prossima frontiera è rap- presentata dagli airbag laterali e fron- Focus | 79
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Seambiente Oggi è un’ipotesi non da fantascienza, che avrebbe conseguenze su tutto il resto del Pianeta. di Gabriele Ferrari sparisse la foresta CONFINE Una regione dell’Amazzonia disboscata e in fiamme nella zona di Labrea (Brasile), dove gli incendi sono in aumento. 82 | Focus
amazzonica... AFP/Getty Images ... ci sarebbero conseguenze a cascata dal cielo alla terra, dal mare fino ai ghiacciai
In Amazzonia vivono 2,5 milioni di specie di insetti, 3.000 di pesci d’acqua dolce e 1.800 specie tra uccelli e mammiferi I mmaginate di osservare la Terra dallo spazio. Siete tissima luce solare e quindi sono costantemente in condizioni proprio sopra il Sud America, dove spicca l’enorme fotosintetiche molto attive. Questo porta a una notevole evapo- savana che occupa il Nord del Brasile e parte di altri traspirazione (il passaggio di acqua in atmosfera sia attraverso 8 Paesi. Una prateria erbosa punteggiata da arbusti l’evaporazione dal suolo sia con la traspirazione delle piante, e alberi, secca se non durante la stagione delle piogge. Si trova con cui l’acqua evapora da foglie e altre parti, ndr), che butta proprio lì, dove prima c’era una foresta di 5 milioni e mezzo di in atmosfera grandi quantità di vapore acqueo che si addensa chilometri quadrati, innervata dal Rio delle Amazzoni e dai sotto forma di nubi e produce nuove piogge». In altre parole, suoi affluenti... Immaginate, insomma, di osservare un Sud gli alberi dell’Amazzonia producono le nuvole che servono poi America senza più la foresta amazzonica. Ma che cosa avrem- ad alimentarli. Ma, come sottolinea Scotti, «questo processo mo perso per sempre, insieme a questo “polmone verde”? Qua- necessita di una massa critica, sotto la quale il meccanismo non li sarebbero le conseguenze per il continente americano e per funziona più». In questo senso, non servirà disboscare l’intera il Pianeta? Insomma, che cosa succederebbe se la foresta Amazzonia per farla scomparire. amazzonica scomparisse improvvisamente? Prima di iniziare a rispondere, va detto che la possibilità che LA STRAGE DELLA BIODIVERSITÀ essa scompaia potrebbe non essere così remota. La chiave è un’espressione inglese che nei prossimi anni rischia di diven- E poi? Immaginiamo di non riuscire a invertire la tendenza e tare sempre più protagonista: “tipping point”. Traducibile in di ritrovarci quindi tra venti, trenta o cinquant’anni su un Pia- “punto di non ritorno”, è la soglia superata la quale un sistema neta senza Amazzonia. È superfluo dire che i danni sarebbero non si può più recuperare. Molti sistemi terrestri, avvertono incalcolabili e si sentirebbero ai quattro angoli della Terra. gli scienziati, stanno andando incontro a tipping point: i ghiac- Iniziamo da quella che sarebbe la perdita più evidente. «Senza ci groenlandesi, le barriere coralline… e la foresta amazzonica. la foresta amazzonica perderemmo una quota rilevante della Ivan Scotti, direttore di ricerca all’Inrae di Avignone (l’istituto biodiversità del Pianeta», dice Scotti. Nella foresta vivono 2,5 francese per l’agricoltura, il cibo e l’ambiente), che ha lavora- milioni di specie di insetti (molti ancora da descrivere), 3.000 to per anni nella foresta amazzonica della Guyana Francese, di pesci d’acqua dolce e circa 1.800 tra uccelli e mammiferi. E inizia appunto a parlare di questo: «Non c’è bisogno di imma- molte specie sono presenti solo qui, quindi le perderemmo per ginarsi una cosa estrema tipo “mi sveglio una mattina e non sempre. Il vero tesoro della foresta sono poi tutte le specie che c’è più un albero”. Basta aspettare il tipping point: una volta non abbiamo ancora scoperto, e che sono particolarmente a ri- superato quello, l’Amazzonia non sarà più autosostenibile. A schio di estinzione, proprio perché non sappiamo che esistono. quel punto, è comunque destinata a scomparire». «Ogni volta che perdiamo un singolo ettaro di foresta amazzo- nica, il dramma immediato è che lì dentro c’era sicuramente IL “RICICLO” DELL’ACQUA qualcosa che nessuno ha mai visto prima, e che nessuno vedrà più. Quando perdi una specie come il rinoceronte è evidente. Gli scienziati temono che il punto in cui l’Amazzonia potreb- Ma se passi con il bulldozer sopra un pezzo di foresta rischi di be “seccarsi” non sia lontano, viste le minacce della deforesta- portare all’estinzione chissà quante specie di animali, piante e zione, degli incendi e del cambiamento climatico. Negli ultimi funghi, per non parlare dei microbi». 50 anni abbiamo perso circa il 17% della superficie forestale. Secondo Carlos Nobre dell’Università di San Paolo (Brasile), «Il bello della foresta amazzonica», prosegue Scotti, «è che se si arriverà a perdere tra il 20 e il 25% si rischia di raggiun- quello che c’è in un chilometro quadrato non c’è nel chilometro gere un tipping point per cui l’Amazzonia Centrale, Orientale quadrato di fianco. Significa che ogni volta che si abbatte la fo- e Meridionale si trasformerebbero in una grande savana. Al- resta per aprire una strada o spianare il terreno per coltivare si tri scienziati non sono sicuri che si possa definire una precisa stanno estinguendo specie che non descriveremo mai, e la cui soglia critica, ma sottolineano che la deforestazione e le altre scomparsa è irreversibile. In sintesi, l’Europa per esempio ha minacce stanno mettendo il sistema a rischio. Il motivo? «Il tante specie di albero nell’intero continente quante ce ne sono problema dell’Amazzonia», spiega Scotti, «è quello tipico di in un ettaro di Amazzonia». Inoltre, le piante delle foreste tro- tutti i grandi biomi forestali tropicali: si automantiene, anche picali vengono spesso definite “oro verde”, perché potrebbero dal punto di vista climatico, per cui una volta superato il punto contenere molecole che ancora non conosciamo e che potreb- di non ritorno l’intero ecosistema correrà rapidamente verso bero avere applicazioni mediche: per dirla con uno slogan, la la scomparsa. Le piante nella foresta amazzonica ricevono tan- cura contro il cancro potrebbe nascondersi in un cespuglio che vive solo in un angolo remoto della foresta amazzonica. 84 | Focus
LightRocket/Getty Images (3) Shutterstock/Harvepino A TERRA E DALLO SPAZIO Sopra, in un villaggio si cuoce la tapioca, che si ricava dalla radice della manioca (Manihot esculenta), importante fonte di sostentamento. Sotto, la parte settentrionale del Sud America ripresa in una foto satellitare. NELLA FORESTA In alto a sinistra, la foresta pluviale del Rio Napo, affluente del Rio delle Amazzoni. Qui sopra, un bradipo su un albero.
I NUMERI DELLA FORESTA 1985 in Mha 2021 376 331 La foresta amazzonica si estende in 9 Paesi; la maggior FORESTA parte, circa il 60%, in Brasile. I dati di queste pagine sono 18 55 riferiti proprio all’Amazzonia brasiliana. Qui a destra un 0,12 PASCOLI 7 grafico sull’andamento della superficie coperta da foresta, CAMPI COLTIVATI in diminuzione, mentre aumentano campi e pascoli. Nella 0 pagina accanto, invece, alcuni numeri sugli ambienti presenti e sui diversi utilizzi del suolo. Le superfici sono espresse in milioni di ettari (Mha). A FUOCO Già oggi, la foresta Un’area bruciata emette più CO₂ di vicino a Porto quella che assorbe. Velho, nello Le cause sono gli Stato brasiliano incendi e l’elevata di Rondônia, mortalità degli nei pressi del alberi nelle sue confine con la zone più stressate Bolivia. AFP/Getty Images UN CONTRIBUTO AL RISCALDAMENTO assorbita. Per gli incendi (la combustione degli alberi rilascia CO₂), ma anche per l’aumento della mortalità degli alberi nelle Se la strage della biodiversità sarebbe la conseguenza più evi- zone più orientali della foresta “stressata” da deforestazione, dente della scomparsa dell’Amazzonia, quella più catastrofica riscaldamento, intensificazione della stagione secca. si avrebbe sul clima, locale e globale. Partiamo da un dato: «La biomassa vegetale dell’Amazzonia contiene circa 80 miliardi di Tuttavia, la perdita dell’Amazzonia non avrebbe conseguenze metri cubi di carbonio. L’attività umana ne libera in atmosfera sull’ossigeno della nostra atmosfera: il sistema forestale produce circa 10 miliardi l’anno. Se domani l’intera foresta andasse in e consuma ossigeno, nei suoi processi, e alla fine il contributo è fiamme, produrrebbe l’equivalente di otto anni di emissioni a praticamente nullo, anche se a volte viene detto, in modo errato, livello globale: il nostro obiettivo di ridurre le emissioni entro chel’Amazzoniaproduceil 20% dell’ossigenoterrestre. L’ossige- il 2030 diventerebbe “ridurre le emissioni entro l’altroieri”», no che respiriamo si è invece accumulato nel tempo, prodotto da chiarisce Scotti. Stephen Pacala ed Elena Shevliakova, della vari organismi fotosintetici, come il fitoplancton negli oceani. Princeton University (Usa), in una simulazione hanno visto che la trasformazione della foresta pluviale in un grande pa- SE I FIUMI VOLANTI SI SECCANO... scolo porterebbe a un aumento della temperatura globale me- dia di 0,25 °C (per avere un’idea: lo sforzo oggi è restare sotto Come detto, poi, l’Amazzonia diventerebbe una savana arida. l’aumento di 1,5 °C dall’epoca preindustriale, e siamo già a circa L’intera area, hanno visto gli scienziati della Princeton Uni- 1,1 °C in più rispetto alla media del periodo 1850-1900). versity nella loro simulazione, perderebbe il 25% delle sue precipitazioni e si scalderebbe di almeno 4 °C. Le conseguenze Peraltro, anche senza arrivare a tale scenario estremo, alcu- si sentirebbero anche a distanza. Per capirlo meglio, torniamo ni studi hanno già rilevato segnali preoccupanti. Una foresta al “riciclaggio” dell’acqua con cui l’Amazzonia si autosostenta. pluviale sana di questo tipo dovrebbe “intrappolare” anidride Come hanno scritto nel 2019 Carlos Nobre e Thomas Lovejoy carbonica, perché le piante crescendo la assorbono dall’atmo- (scomparso nel 2021) in un editoriale su Science Advances, sfera e la trasformano nei tessuti di cui sono costituite. Eppure “quando piove sulla foresta dell’Amazzonia, almeno il 75% uno studio del 2021 di Luciana Vanni Gatti, del brasiliano Isti- dell’umidità ritorna alla massa d’aria che si muove verso ovest. tuto Nazionale per la Ricerca Spaziale (Inpe), ha fatto suona- La foresta pluviale ricicla l’umidità 5 o 6 volte prima che giri re un campanello d’allarme: nel bilancio tra assorbimento ed verso sud, in prossimità dell’alto muro delle Ande... L’umidità emissioni, ha calcolato che la CO₂ emessa ha superato quella dell’Amazzonia non è confinata al bacino, ma è parte integran- 86 | Focus
L BRASILE 421 su 851 Mha 78,7% COPERTU 82,6% E NATIVA 49,5% FORESTA RA DI VEGETAZION DELLA SUPERFICIE DE MapBiomas 2,7% SUPERFICI VENEZUELA D’ACQUA 0,1% AREA NON GUYANA VEGETALE 3,7% AMBIENTE NATURALE COLOMBIA SURINAME NON DI FORESTA 14,8% GUYANA FATTORIE E FRANCESE ALLEVAMENTI ECUADOR 2/3 PERÙ BRASILE DELLE FORESTE NATURALI DEL BRASILE SI TROVANO IN AMAZZONIA BOLIVIA te del sistema climatico continentale con specifici benefici per A destra, le nove nazioni nelle quali l’agricoltura nel Sud del Brasile. In effetti, ogni Paese del Sud si estende la foresta amazzonica. America a parte il Cile (isolato da questa umidità dalle Ande) beneficia dell’umidità amazzonica”. Queste nuvole – definite ceano verrebbe interessato. «Il Rio delle Amazzoni, passando “fiumi volanti” – circolano sul continente e quindi l’impatto si attraverso la foresta, cattura un’enorme quantità di biomassa, sentirebbe ben oltre l’Amazzonia. materiale che poi viene riversato nell’oceano: la corrente del fiume si spinge fino a 200 km dalla costa, e tutta questa materia Per esempio, potrebbero diminuire le precipitazioni in Cali- organica viene poi portata in giro per gli oceani dalle correnti fornia: secondo una simulazione effettuata da David Medvigy marine, e percorre anche migliaia di chilometri lungo le coste della University of Notre Dame (Usa), senza il riciclaggio dell’u- dell’America. Senza questo apporto costante e abbondante di midità, l’aria secca si sposterebbe verso nord. Questo potrebbe materia organica, come cambierebbero gli oceani? È un impat- ridurre la neve sulla Sierra Nevada, una catena montuosa che to difficile da immaginare», conclude Ivan Scotti. si trova per la maggior parte in California, intaccando dunque una preziosa riserva d’acqua in quest’area già a rischio siccità. “Inimmaginabile” è una delle parole che ricorrono più spesso nella nostra conversazione, ed è facile capire perché: la scom- DALL’HIMALAYA ALLE ANDE? parsa della foresta amazzonica avrebbe conseguenze così glo- Più difficile è immaginare quali possano essere gli impatti sul bali e devastanti che è impossibile identificarle tutte. Per esem- resto del Pianeta, a migliaia di chilometri di distanza. Un re- pio, va considerato anche il fatto che nell’area vivono milioni di cente studio cinese ha persino identificato alcune “teleconnes- persone che dipendono da essa. Eppure, per quanto possa sem- sioni”, correlazioni tra temperature e precipitazioni nel bacino brare fantascientifico, lo scenario di una Terra senza Amazzo- amazzonico e aree distanti: la conclusione è che la trasforma- nia è sempre più vicino. zione della foresta in savana potrebbe avere influenze fino in Tibet, sull’Himalaya, e in parte dell’Antartide. Ma anche l’o- Focus | 87
cifrario economico MAPPA DEGLI EVENTIIlcambiamentoclimaticohareso ESTREMI più frequenti e distruttivi i fenomeni atmosferici più violenti. Gli eventi più dannosi negli ultimi 12 anni in Italia Sicilia 16 78 29 3 36 73 Lombardia 27 45 19 9 46 9 Lazio 3 59 19 4 42 2 5 Puglia 2 42 2 10 7 45 2 Emilia-Romagna 12 38 19 10 28 1 5 Toscana 11 34 3 15 3 33 4 Campania 4 39 4 16 29 4 5 Veneto 8 29 2 10 14 20 5 8 282 Piemonte 12 27 46 11 22 5 Calabria 3 33 2 14 18 83 Liguria 12 17 1 9 3 11 10 4 247 Marche 8 29 37 16 1 2 Sardegna 7 28 33 12 2 Friuli-Venezia Giulia 1 16 12 7 Trentino-Alto Adige 6 6 3 85 2 L'andamento 195 200 negli anni 183 Basilicata 1 6 2 6 71 Abruzzo 1 6 3 4 3 32 Agli eventi del grafico a fianco, Umbria 8 1 1 4 si aggiungono i casi di danni Molise 2 2 3 da siccità prolungata e temperature estreme in città. Valle d’Aosta 1 1 2 Fonte: Legambiente; Dati: 2010-2022 95 Esondazioni fluviali Danni da grandinate 68 77 Allagamenti da piogge intense Danni da trombe d’aria 59 Danni al patrimonio storico Frane da piogge intense da piogge intense Mareggiate 41 42 Danni alle infrastrutture da piogge intense 18 25 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 2021 2022 Fonte: Legambiente; dati: 2010-2022 I danni in Europa in 40 anni 1983 Alluvione del medio Reno (Germania) 1987 Alluvione della Valtellina Perdite per eventi meteorologici, idrologici e climatologici dal 1980 al 2020. 1994 Alluvione del Piemonte 1999 Cicloni Martin e Lothar con tempeste Milioni Eventi meteorologici Eventi idrologici di euro di vento in Europa Occidentale, soprattutto in Francia 30.000 2000 Alluvioni in Europa Occidentale 2002 Alluvioni in Europa Centrale (Danubio 25.000 ed Elba) 20.000 15.000 10.000 5.000 0 1980 1981 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 88 | Focus
Dove le alluvioni sono più pericolose 10 11 Quanto 4 ci costano Con l'espressione \"pericolosità idraulica\" si definisce la 2 probabilità che piogge molto forti o abbondanti, I danni da alluvioni e frane combinandosi con la conformazione del territorio, possano 9 per regione dal 2013 contribuire a provocare un’alluvione. Ispra, sulla base degli 8 eventi passati e delle analisi del suolo, ha calcolato al 2019 (in milioni di euro). l’estensione del territorio caratterizzato da alluvioni ogni 20-50 anni (pericolosità elevata), quella del territorio 5 1 Emilia-Romagna 2.424 inondato ogni 100-200 anni (pericolosità media) e quella del 12 Campania 1.808 territorio inondato ogni 200 anni o più (pericolosità bassa). Toscana 1.802 Abruzzo 1.772 Pericolosità km2 % del territorio italiano Abitanti 7 Liguria 1.712 Elevata 16.244 5,4% 2.431.847 Veneto 1.696 Media 30.196 10,0% 6.818.375 6 3 Marche 1.485 Bassa 42.736 14,0% 12.257.427 Puglia 1.482 Le alluvioni Piemonte 1.274 Fonte: Ispra, 2020 più gravi dal 1990 Calabria Lazio 977 Le province Anno Morti Sicilia 890 più a rischio Sardegna 733 Gorizia 22,0% 1 Valle del Sarno 1998 160 Basilicata 683 Percentuale del Venezia 23,3% Lombardia 481 territorio interessato Padova 13,8% 2 Valle del Tanaro e parte 1994 70 Molise 422 da pericolosità Ferrara 23,9% del Po Umbria 413 idraulica elevata Ravenna 22,2% 213 nelle 10 province 3 Messinese ionico 2009 36 Valle d’Aosta 23 più colpite. Totale Italia 20.290 4 Alto Piemonte 2000 34 5 Sardegna Nord-orientale 2013 18 6 Giarre, Acireale, Riposto 1995 18 Fonte: Ispra, 2020 7 Soverato 2000 14 8 Versilia 1996 13 Cosenza 15,4% 9 Spezzino e Lunigiana 2011 13 Crotone 23,6% Catanzaro 16,8% 10 Alto Tanaro e Piemonte 2020 12 Vibo Valentia 14,0% Settentrionale Reggio Calabria 18,5% 11 Province di Pesaro, 2022 12 Urbino e Ancona 12 Ischia 2022 12 Fonte: Greenpeance, su dati Protezione Civile Fonti: varie Dove le frane sono più pericolose L’arte a rischio Per determinare il livello di pericolosità delle frane in un Beni culturali interessati da pericolosità da frana specifico territorio, Ispra valuta e pesa diversi parametri: la elevata e molto elevata. velocità degli smottamenti, le dimensioni e lo spessore delle frane, la frequenza di eventi nel tempo. Valle d’Aosta 115 Totale Italia Campania 1.513 12.533 Pericolosità km2 % del territorio italiano Abitanti Molto elevata 9.495 3,1% 499.749 Molise 791 Fonte: Ispra, 2020 Elevata 16.891 5,6% 803.917 Basilicata 265 Media 14.551 4,8% 1.720.208 Moderata 12.556 4,2% 2.006.643 Abruzzo 503 Trentino-Alto Adige 192 Fonte: Ispra, 2020 Aosta 81,9% Trento 20,6% Calabria 500 Le province Forlì-Cesena 30,9% Sicilia 637 più a rischio Rimini 21,8% Lazio 867 Percentuale del Toscana 1.490 territorio interessato Marche 1.296 da pericolosità da frana elevata e molto Liguria 738 elevata nelle 10 Sardegna 324 province più colpite. Puglia 513 Fonte: Ispra, 2020 Umbria 320 Piemonte 764 Genova 24,9% Emilia-Romagna 1.097 Lucca 26,4% Lombardia 397 Friuli-Venezia Giulia 104 Firenze 20,9% Veneto 107 Chieti 22,4% Avellino 23,3% Salerno 22,1% Focus | 89
il fattore C Mscai ppa claura P rendereste una pillola di cacca? Non storcete Se vi state chiedendo il naso: in un prossimo futuro potrebbe essere che cosa sia il materiale una cura per le malattie croniche intestinali, marrone in queste la sclerosi multipla, l’autismo, perfino i tumo- siringhe, la risposta è: ri. Per quanto possa sembrare strano, la cacca può essere un’ot- cacca. E c’è poco da tima medicina grazie ai batteri che contiene, se a farla è stata storcere il naso, perché una persona in ottima salute: permette di concimare – letteral- il trapianto fecale è mente – con microbi buoni l’intestino di chi ha una malattia in una cura per infezioni cui invece batteri cattivi hanno preso il sopravvento. Sarà sem- intestinali difficili da pre più spesso una terapia risolutiva. E, mentre i ricercatori trattare. E servirà anche studiano come mettere la cacca in una capsula da inghiottire, contro altre malattie. già oggi il trapianto fecale guarisce molte persone. di Elena Meli Tutto dipende dal fatto che abbiamo un mondo intero nella pancia: il microbiota, ovvero la massa di microbi che popolano l’intestino, è composto da centinaia di specie batteriche per miliardi di microrganismi che tutti assieme rendono conto di circa uno-due chili del nostro peso. Nei nostri circa sette metri di intestino, però, possiamo avere giardini rigogliosi di batteri buoni, che producono molecole benefiche mantenendo in salu- te corpo e mente (gran parte della serotonina, la molecola della felicità, viene sintetizzata proprio qui), o campi di sterpaglie se a prendere il sopravvento sono germi cattivi che aumentano l’infiammazione e producono sostanze dannose. La cacca di chi è sano contiene “microrganismi-semi” che possono pren- dere il sopravvento sulle erbacce. La flora batterica “ricresce” e l’intestino torna un giardino in salute, condizionando in po- 90 | Focus
100MILA MILIARDI: MARRONE Afp/Getty Images IL NUMERO DI Le siringhe con il MICRORGANISMI materiale da usare CHE VIVONO NEL NOSTRO per il trapianto di TRATTO GASTROINTESTINALE. microbiota, al Centro Ospedaliero Universitario di Clermont-Ferrand, in Francia. Si parte da feci raccolte da donatori, poi mescolate con soluzione salina e trattate. Focus | 91
PIÙ PRATICHE Shutterstock/TopMicrobialStock tempo fa BiomeBank, una biotech australiana, ha ottenuto la Il passaggio del prima approvazione per un farmaco basato sul microbiota Shutterstock/Pepermpron per combattere C. difficile: oggi è in siringhe e somministrato microbiota nell’intestino, ma prossimamente si potrà assumere in capsu- ottenuto dalle le. Già sperimentate in diversi studi: alla University of Minne- sota hanno usato capsule liofilizzate o trasferimento nel colon feci di un in 269 pazienti, verificando che l’efficacia è uguale. donatore potrà UN PICCOLO GESTO, MA NON DA TUTTI avvenire con una capsula: ci «Il trasferimento di materiale fecale dal donatore al ricevente non è complesso, ma ha costi non irrilevanti dovuti all’organiz- sono già test. zazione necessaria e soprattutto allo screening dei donatori», sottolinea Antonio Gasbarrini, direttore dell’Area Medicina sitivo lo stato di tutto l’organismo. Perché il microbiota è l’ago Interna, Gastroenterologia e Oncologia medica della Fonda- della bilancia del nostro benessere: durante l’ultimo convegno zione Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma. dell’International Society of Microbiota è stato sottolineato «L’unico rischio del trapianto è la possibilità di trasferire germi che la flora batterica intestinale è decisiva nel funzionamento patogeni o profili microbici sfavorevoli nel lungo periodo. Per- di cervello, polmoni, reni, fegato, cuore e che una disbiosi, ov- ciò il processo di selezione del donatore è molto rigoroso, tanto vero un’alterazione delle specie presenti nel nostro giardino che meno del 3-5 per cento dei potenziali candidati diventano intestinale, è connessa allo sviluppo di innumerevoli malattie. donatori». Donare la cacca è insomma un gesto semplice, ba- sta non tirare l’acqua del water. È tutta l’analisi prima e dopo DOVE GLI ANTIBIOTICI NON FUNZIONANO... che complica le cose. «Abbiamo tante richieste per donare, ma Secondo il rapporto emerso dal convegno, il microbiota sarà la la procedura è lunga», precisa Barbara. «Sottoponiamo i vo- prossima rivoluzione della medicina. Come conferma Giovan- lontari a vari passaggi con questionari per capire la loro storia ni Barbara, docente di medicina interna del Dipartimento di clinica e le loro abitudini: devono esser persone giovani, sane, Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Bologna, «la con un’alimentazione corretta e senza disturbi come ansia o flora batterica intestinale non è decisiva solo per la probabilità depressione, devono essere nati da parto naturale e allattati al di malattie del tratto gastrointestinale, ma sappiamo che inci- seno. Poi sulle feci raccolte eseguiamo analisi per capire i ceppi de sul rischio cardiovascolare, di tumori, di disturbi dell’umo- batterici presenti ed escludere chi è portatore di germi patoge- re, di malattie neurologiche. Modificare il microbiota, quindi, ni: il ministero della Salute ha stilato una lista di microrganismi sarà sempre più un obiettivo nella cura di tante condizioni». che rendono inutilizzabile il materiale, continuamente aggior- nata in caso emergano nuove conoscenze. Oggi per esempio Da qui l’idea del trapianto fecale, anche se sarebbe meglio facciamo lo screening anche per SARS-CoV-2». E si cercano chiamarlo trapianto di microbiota. Che è emerso anni fa come come l’oro i “superdonatori” che danno risultati particolar- cura dell’infezione da Clostridioides difficile (prima chiamato mente buoni (v. riquadro nella pag. accanto). Clostridium difficile), un batterio che può prendere il soprav- vento quando la flora intestinale è indebolita, per esempio da Il trapianto è stato regolamentato ed esiste un Programma antibiotici. Può dare infezioni ricorrenti, con complicazioni Nazionale sul Trapianto di Microbiota Fecale Umano, gestito anche mortali, che resistono alle cure antibiotiche. Il procedi- dal Centro Nazionale Trapianti, che, oltre a indicare le proce- mento? Da un donatore sano si prende il “materiale di scarto”, dure, identifica le strutture dove farlo e i candidati alla terapia. lo si analizza, lo si tratta (centrifugandolo e filtrandolo) e poi L’Italia è stata fra i primi Paesi al mondo a eseguire il trapianto si trasferisce nel ricevente con un colonscopio o come clistere fecale, al Policlinico Gemelli nel 2013, e da allora si sono ag- (v. infografica qui sotto). Ma in un prossimo futuro basterà in- giunti alcuni centri autorizzati fra cui Bologna, Pisa, Firenze. ghiottire una pillola. Per cani e gatti esiste già ed è stata messa a punto in Italia (v. riquadro alla pag. seguente). Per l’uomo poco Trasferimento di materiale Sotto, la preparazione del materiale per il trapianto di microbiota fecale umano: il trasferimento avviene poi con colonscopio o come clistere. Il donatore è sottoposto a controlli e il campione da usare è testato per escludere la presenza di patogeni. Da un donatore, Il campione è diluito La sospensione è Il liquido è pronto per il viene raccolto un e mescolato con filtrata per trattenere trapianto. Può anche essere campione di feci. soluzione salina. i residui solidi. congelato e usato in seguito. 92 | Focus
INQUILINI INTERNI Lactobacillus Salmonella Nell’intestino (come sulla pelle Escherichia coli e in altre parti) vive una Lactococcus comunità di microbi, il Staphylococcus microbiota. Qui accanto Streptococcus Clostridium Shutterstock/Macrovector vediamo generi e specie thermophilus perfringens innocui (sulla sinistra) e Propionibacterium patogeni (destra), che Campylobacter possono provocare disturbi in Bifidobacterium alcune condizioni o per alcuni ceppi e specie. Il microbiota influenza il funzionamento del corpo. Ecco alcuni esempi: Obesità La composizione del microbiota è stata legata all’obesità e alle malattie a essa correlate. Cervello Gli studi hanno mostrato che il microbiota può avere un’influenza su autismo, malattie neurodegenerative, umore. Cuore L’influsso si sente anche su problemi cardiaci, ipertensione, arteriosclerosi. Il microbiota, la comunità di microbi nella pancia, è vitale per la nostra salute. E questo metodo lo “restaura” «A oggi l’unica indicazione approvata in clinica è l’infezione Shutterstock/New Africa LA LORO È SUPER recidivante da C. difficile, tra le prime cause di mortalità du- rante il ricovero negli anziani», spiega Gasbarrini. «Al Gemelli Alla BiomeBank australiana, che ha messo a punto il abbiamo eseguito più di 600 trapianti con la guarigione dell’in- primo farmaco approvato per il trapianto fecale, li fezione nella maggioranza dei casi, dati confermati da studi su chiamano “Su-Poo-Hero”: un gioco di parole con le popolazioni ampie che mostrano come il trapianto fecale sia la parole inglesi poo (cacca) e superhero (supereroe). migliore opzione terapeutica in chi non risponde a una prima Sono i superdonatori di feci, persone con un linea di antibiotici». microbiota che per motivi ancora non del tutto chiari è particolarmente buono. «Dentro ci sono batteri, ma In questi casi bastano una o due infusioni di materiale fecale anche funghi e virus con potenzialità benefiche che per arrivare a percentuali di successo del 90%, contro un mas- rendono questi superdonatori capaci di garantire simo del 30% con gli antibiotici di seconda linea: una risposte cliniche al trapianto superiori a quelle di chi ricerca del Policlinico Gemelli ha mostrato che è “soltanto” sano», dice il gastroenterologo Giovanni la sopravvivenza aumenta di oltre un terzo e Barbara. «Ancora non sappiamo definire il profilo i giorni di degenza si dimezzano. Uno studio preciso del microbiota di un superdonatore, ma ci condotto all’Università di Aarhus in Dani- troviamo sempre popolazioni abbondanti di marca è stato interrotto perché i risultati lattobacilli, bifidobatteri e il Faecalibacterium prausnitzii». CONTROLLI La parte difficile del trapianto fecale del resto è Donare la cacca proprio la caratterizzazione del microbiota utilizzato, pare semplice, ma perché l’ideale sarebbe “passarne” uno perfetto, ma bisogna sottoporsi tuttora le conoscenze sono in continua evoluzione. È a esami e letteralmente un mondo nuovo da scoprire, fatto di questionari su migliaia di organismi di cui comprendere le relazioni salute e stile di vita, fra loro e con noi. A volte però non importa andare per evitare il rischio così per il sottile perché, come conclude Barbara, di trasmissione di «nel caso di un’infezione intestinale grave come malattie e perché il quella da C. difficile qualunque donatore sano può microbiota donato fare la differenza e va bene». (influenzato da fattori come il parto naturale) sia il più possibile benefico. DONATORE SANO Focus | 93
PICCOLO NEMICO INTERNO Il batterio Clostridioides difficile: alcuni ceppi rilasciano tossine che danneggiano il colon. La competizione con altri batteri ne controlla la proliferazione, di norma. nei pazienti con C. difficile che avevano ri- cevuto il trapianto erano troppo superiori rispetto a quelli di chi era stato trattato con cure standard, perciò «sarebbe stato poco eti- Shutterstock/danieleorsi Axel Kock/Ipaco non offrire il trapianto a tutti», ha spiegato l’autore, Simon Mark Dahl Baunwall. E le indicazioni per il trapianto fecale sono destinate ad aumentare, vista la mole di ri- cerche che dimostrano quanto modificare in Si usa da anni per combattere un senso “buono” il microbiota faccia bene alla batterio che dà infezioni salute e in quante situazioni ci sia una disbio- si (troppe specie con effetti negativi, insuf- ficiente diversità microbica, pochi batteri di ricorrenti e resiste agli antibioticispeciebenefiche).Inmolticasisistaindagan- do l’efficacia del trapianto. Che, per esempio, di recente ha dimostrato di poter aiutare persone con allergie pido per tante applicazioni. Ci sono prove, per esempio, che il gravi alle arachidi, che reagiscono anche a tracce di esse nei trapianto fecale possa essere utile in pazienti con tumori come cibi: Rima Rachid del Food Allergy Program Boston Children’s il melanoma che non rispondono all’immunoterapia, perché il Hospital (Usa) ha usato materiale congelato, in capsule da in- microbiota sembra fondamentale nelle risposte ad alcuni trat- gerire. Risultato: pazienti che non tolleravano neppure mezza tamenti antitumorali. A Bologna stiamo iniziando uno studio arachide potevano mangiarne un paio senza problemi. per valutare se possa ridurre il rischio di complicanze infettive SEMPRE PIÙ APPLICAZIONI nei trapianti di fegato. I campi di applicazione sono tanti, anche perché ormai non si può più prescindere, in nessuna malattia, Le sperimentazioni sono in corso per malattie come l’artrite dalla valutazione del ruolo del microbiota». reumatoide, la sclerosi laterale amiotrofica, la sclerosi multipla Al punto che forse useremo il metodo anche come elisir di e l’autismo, oltre che per patologie intestinali come la sindro- giovinezza: al Quadram Institute dell’East Anglia University me dell’intestino irritabile, il morbo di Crohn o la colite ulcero- (Uk) hanno dimostrato che il trapianto di microbiota da un gio- sa. «I dati raccolti sulle malattie infiammatorie intestinali sono vane a un anziano può far regredire vari segni dell’invecchia- promettenti, se si selezionano bene riceventi e donatori», dice mento in organi come intestino, occhi, cervello. È successo nei Barbara. «I risultati che si stanno ottenendo sono così buoni topi, ma chissà che in futuro non troveremo in farmacia pillole che il percorso per arrivare alla clinica sarà verosimilmente ra- di cacca per ringiovanire. LA PILLOLA VA GIÙ, ANCHE PER CANI E GATTI Il trapianto fecale può essere microbiota di animali sani e può essere veterinario sono scarsissime». A oggi un’opportunità anche per cani e gatti, somministrata per bocca a pet con sono stati trattati oltre cento cani e come si sta scoprendo grazie alla un’enteropatia cronica. «Qualche gatti, con percentuali di guarigione ricerca italiana. All’Università di veterinario esegue il trapianto fecale dell’80% per una malattia, Padova, dove già il gastroenterologo con materiale fresco, in liquido, ma l’enteropatia cronica, per cui non c’era Edoardo Savarino esegue trapianti non è semplice gestirlo», racconta finora una cura e che ha una mortalità nell’uomo, è nata infatti la spin-off Barbara Simionati di Eubiome. «Per del 30%. Eubiome, che per prima in Europa ha dare la possibilità di intervenire in «In veterinaria siamo agli inizi, stiamo realizzato una pillola che contiene il maniera semplice e quindi curare più cercando di replicare quanto è stato animali, nel 2020 abbiamo avviato il fatto nell’uomo; non sappiamo se progetto di ricerca Pet FMT, grazie al esistono superdonatori, per il quale è stata realizzata una pillola che momento abbiamo identificato un è più assimilabile a un farmaco: il nucleo di specie batteriche che primo pet a essere curato fu il mio devono essere presenti nel materiale cane. Nel kit, in produzione dal 2021, da trapiantare», aggiunge Simionati. Il oltre alle pillole che il proprietario può 95% dei possibili donatori viene dare da solo all’animale, ci sono i test scartato anche nel caso degli animali. da fare prima e dopo l’intervento per Chi volesse donare cacca o conoscere raccogliere dati sul microbiota, utili per il progetto, che ha anche l’obiettivo di il caso singolo, ma anche per fornire trapianti gratuiti ai canili, può proseguire le ricerche, che nel settore farlo sul sito www.eubiome.it. 94 | Focus
il fattore C npioenptòe di meno Di cetaceo, di pinguino o di elefante, la cacca nel ciclo naturale svolge tante funzioni vitali. E, in fondo, serve anche a noi. Ecco alcuni esempi. di Giovanna Camardo 96 | Focus
G li scarabei stercorari ci dio svedese, sull’isola di Stora Karlsö le che, e il successivo rilascio con le feci fanno di tutto. La man- larve di chironomidi (insetti d’aspetto (o rigurgiti). Così i semi sono, oltre che giano, vi depongono le simile a zanzare) si alimentano di ciò ben concimati, portati a distanza. Gli uova – così le larve saranno circonda- che arriva da una colonia di uccelli ma- elefanti africani di savana per esempio te dal cibo – e la usano come dono per rini; da adulti gli insetti diventano cibo li possono trasportare per 65 km prima convincere una femmina a fidanzarsi per altri uccelli, i balestrucci, che nidifi- che la digestione abbia il suo epilogo; gli con loro: in fondo è più utile di quella cano in gran numero sul faro dell’isola. uccelli anche più lontano. Il brasiliano sterile (seppur bellissima) forma di Stef Bockhorst della Vrije Universiteit Óscar M. Chaves e i suoi colleghi si sono carbonio che usiamo noi umani e che di Amsterdam ha visto che vaste zone presi la briga di analizzare i semi espul- chiamiamo diamante. Ma questi in- attorno alle colonie di pinguini e foche si – in maggioranza intatti – dalle scim- setti non sono i soli, perché la cacca in elefante, nella Penisola Antartica, sono mie urlatrici Alouatta guariba clami- natura (e pure per noi) è una risorsa hotspot di biodiversità: abbondano mu- tans: hanno contato oltre 315mila semi fondamentale. schi e licheni, grazie all’apporto di azoto, di 98 specie di piante. Alcuni vegetali e di conseguenza gli invertebrati. E Can- poi hanno bisogno di particolari “taxi”. Gourmet dida Savage della neozelandese Univer- I semi della Cerbera floribunda germo- degli scarti sity of Otago ha visto che vicino alle co- gliano solo passando attraverso l’appa- lonie di uccelli marini i coralli crescono rato digerente dei casuari australiani: i Gli scarabei stercorari (circa 6.000 di più: l’azoto infatti serve alle alghe che frutti sono velenosi per tutti tranne che specie) sono forse i più noti tra gli or- vivono in simbiosi nei coralli. per questi grandi uccelli non volatori, ganismi che si cibano delle fibre e dei che li digeriscono grazie a particolari nutrienti di cui le feci sono ricche. Al- La pompa enzimi, espellendo i semi intatti. cune specie formano palline di sterco delle balene che fanno rotolare via e seppelliscono, Le lumache, nel per poi deporvi le uova o consumarle Rimanendo in mare, c’è un altro gran- loro piccolo... con calma: per gli Egizi, il dio-scarabeo de trasporto di nutrienti. È stato chia- Khepri muoveva il Sole appena sorto mato dai biologi Usa Joe Roman e Ja- La cacca fa viaggiare anche le spore dei nel cielo così come questi insetti spin- mes McCarthy la “pompa delle balene” funghi. Nobuko Tuno dell’Università gono le loro meno celesti sfere. e parte dalle profondità, dove i grandi di Kanazawa, in Giappone, ha identifi- cetacei si nutrono, per arrivare nelle cato le spore di varie specie di funghi Fa bene pure acque più superficiali, dove i mammi- nelle feci delle lumache Meghimatium ai coralli feri spesso si liberano. I pennacchi fe- fruhstorferi, che si nutrono di funghi. cali di balene e altri cetacei, ricchi per Molte spore addirittura iniziano a ger- Nelle colonie costiere dove gli uccel- esempio di ferro, sono una manna per minare mentre attraversano l’intesti- li marini si riproducono c’è una cosa le alghe microscopiche che poi alimen- no delle lumache, che le disperdono che abbonda: il guano. E le sostanze tano tutta la catena alimentare. poi tra foglie e legno morti, ambiente che contiene finiscono sulla terra (per ideale per lo sviluppo dei funghi. esempio l’azoto, estratto dall’azione dei Dall’ippopotamo batteri, va nel suolo in forme assorbibili alle alghe Le verdure dei dalle piante), in aria (l’azoto si disperde Neanderthal in atmosfera, in forma di ammoniaca) Gli ippopotami invece sono formida- e in mare. Di fatto questi uccelli con le bili pompe di silicio: lo assumono sulla Pure noi umani sfruttiamo la cacca. loro deiezioni – un mix di feci e pasta terra mangiando vegetali e lo rilascia- Pensiamo al letame o al guano degli uc- di acido urico che sostituisce la pipì no nei fiumi africani con i loro bisogni, celli marini, che nell’800 fu alla base di – sono il motore di un colossale tra- come ha visto Jonas Schoelynck dell’U- un florido commercio dal Sud Ameri- sferimento di nutrienti. Tiago Osorio niversità di Anversa (Belgio). Il silicio è ca, usati come concime. E gli scienziati Ferreira dell’Università di San Paolo usato dalle diatomee, alghe unicellula- sanno quanto le feci fresche o fossili (Brasile) e colleghi hanno fatto qualche ri alla base della catena alimentare. (chiamate coproliti) ci possano rac- conto: hanno stimato una popolazione contare sulla dieta di animali viventi, di 840 milioni di uccelli marini di 320 Semi trasportati di dinosauri estinti o di umani del pas- specie distribuiti in 3.000 colonie e sti- e concimati sato. Per esempio in Spagna è stata tro- mato che producano all’anno 591mila vata una cacca umana di 50mila anni tonnellate di azoto e 99mila di fosforo. Sono diverse le piante che praticano la fa, la più antica identificata. La fece un Il guano quindi costituisce fertilizzan- “endozoocoria”: disperdono i propri Neanderthal e, dal suo esame nel 2014, te per piante terrestri e alghe, nonché semi attraverso l’ingestione da parte si è confermato che nella dieta dei cu- cibo per molti altri organismi. Qualche degli animali, attirati da frutti e bac- gini estinti predominava la carne, ma esempio? Come ha descritto uno stu- c’erano anche molte verdure. Focus | 97
testo e disegni di Federico Gemma TIPI Le schede illustrate degli animali ITALIANI che possiamo incontrare IL PICCHIO VERDE (Picusviridis) È uno dei picchi più comuni, diffuso soprattutto nei boschi di latifoglie in zone di pianura e collinari. Spesso frequenta anche parchi e giardini. A causa del suo comportamento diffidente e schivo non è facile osservarlo, ma lo si può notare quando passa con il classico volo molto ondulato. Era l’animale totem dei Piceni, popolo che abitava le attuali Marche e parte dell’Abruzzo, e ora è il simbolo della Regione Marche. Coppia fissa. È una specie territoriale e monogama e il legame di coppia viene rinsaldato a marzo con i primi corteggiamenti. Nidifica in buchi scavati nel tronco di alberi morti o vivi. Un nido può essere riutilizzato per anni. Depone in genere da cinque a otto uova, che vengono covate da entrambi i genitori per circa 20 giorni. I piccoli rimangono nel nido fino alla quarta settimana di vita. DIFFERENZE DI GENERE La femmina si riconosce per il mustacchio completamente nero (sopra), mentre il maschio ha il centro rosso (a sinistra). Entrambi hanno una vistosa corona rossa. MULTIMEDIA L’ABITO DEI RAGAZZI INQUADRA IL QR CODE Il piumaggio striato e punteggiato rende facilmente distinguibili TIMELAPSE i giovani dagli adulti. Guarda come è stato realizzato il disegno. Oppure vai su www.focus.it/ambiente/animali/tipi-italiani-il-picchio-verde 98 | Focus
ARRIVA LA PAPPA Il cibo viene immagazzinato nel gozzo e successivamente rigurgitato per nutrire i pulcini nel nido (che può essere profondo fino a 40 cm ed è scavato spesso dal maschio). COLOR PRATO LA “RISATA” TIPICA Mentre si nutre nei prati, fa Il suo verso, simile a una risata affidamento sul criptismo del sghignazzante, è inconfondibile piumaggio per non esser visto. e ne rivela la presenza. A Se disturbato però si invola differenza degli altri picchi, all’improvviso, esibendo la invece, raramente tambureggia vistosa groppa gialla. con il becco sui tronchi. LINGUA LUNGA Si nutre principalmente sul terreno, soprattutto di formiche, adulte e larve, che cattura estroflettendo la lunga lingua (10 cm). Col becco scava buchi nel suolo e sposta muschio, neve, foglie che coprono il terreno. Focus | 99
Mondadori Portfolio scienza SCORCIATOIE I wormhole, scorciatoie nello spazio-tempo previste dalla Relatività di Einstein, hanno stimolato molti autori di fantascienza, come in questo disegno. 100 | Focus
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