Árbol Corazón (Albero con Cuore) (Dettagli) 2015 Installazione Cemento e ferro zincato La monumentale installazione a forma di albero con un cuore ricoperto di cor- teccia, che Lidia León ha realizzato site-specific per il Centro Cardiovascular CEDIMAT di Santo Domingo, per la sua immediatezza formale, avrebbe potuto fare parte dell’operazione Difesa della Natura23 intrapresa dall’artista tedesco Joseph Beu- ys a partire dal 1972 in un paesino di montagna nella regione italiana d’Abruzzo. Una del- le azioni più ricorrenti che faceva Beuys, era quella di piantare alberi per aiutare gli uo- mini a comprendere, che ogni uomo è un artista quando crea la vita e non la distrugge. Questa azione culmina nel 1982 quando invitato a Kassel a partecipare a Documenta, pone davanti al Museo Federiciano, l’ installazione a forma di triangolo composta da 7000 pietre di basalto intitolata “7000 querce”. L’artista aveva previsto che dal ricavato della vendita di ogni singola pietra, avrebbe piantato una quercia. La magnifica opera d’arte “7000 quer- ce” si concluse felicemente qualche anno dopo, con la piantumazione dei settemila alberi, che tra trecento anni diventeranno quel bosco voluto dall’artista, che a sua volta sarà un polmone verde della Germania, capace di dare ossigeno alle generazioni che verranno. A questo stesso potere curativo della natura, è dedicato Árbol Corazón la grande opera di sei metri, che l’artista dominicana ha installato su un basamento, nella terrazza terapeutica che si trova nel Centro Cardiovascular CEDIMAT di Santo Domingo. Il rapporto diretto con la natura che caratterizza la poetica di molti artisti dominicani, sensibili verso le politiche ecologiche, si afferma in questa opera di Lidia León secondo una visione antropocentrica. Dare un cuore umano ad un albero, vuol dire non solo rico- noscere la fondamentale importanza che ha per l’uomo la natura, ma anche difendere l’individuo, educandolo al rispetto dell’ambiente nel quale vive. 23 Difesa della Natura - Joseph Beuys, Lucrezia de Domizio Durini, Le Frecce 2014 “I tesori naturali del mio paese (le sue coste, montagne e vegetazione) si riflettono nelle mie opere d’arte e poesie sulla musica”. Lidia León [LiLeón] 97
Árbol Corazón (Albero con Cuore) 2015 Installation Cemento e ferro zincato 5x6m Centro Cardiovascular CEDIMAT, in prestito dall’artista 98
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Come avviene nelle opere del ciclo Wabi Sabi, l’artista va definendo nel suo lavoro, un suo personale senso estetico che la porta sempre più ad attingere al repertorio della natura. León non potrebbe mai immaginare un albero, se non con le forme e i colori con i quali è stato creato. Ri-conoscere, apprezzare il valore di quello che esiste da sempre nell’imperituro presente affinché non vada distrutto dalla spietata macchina del modernismo, questa è la dimensio- ne eroica dell’azione artistica: contrarre il tempo in un eterno presente! Árbol Corazón taglia corto con la tradizione dell’allegoria dell’albero della vita, nella quale la forma stessa dell’albero caricandosi di molteplici significati metafisici, viene reinterpretata secondo cifre stilistiche diverse. L’albero con il cuore di Lidia, è un albero vero che concre- tamente ama ed è ri-amato poiché ha un cuore sincero. L’artista l’ha rappresentato con la stessa immediatezza con la quale un bambino avrebbe potuto raffigurare in un disegno il suo attaccamento per la natura. Questa è la forza espressiva del linguaggio artistico utiliz- zato da LiLeón che, senza troppi artifici intellettuali, arriva direttamente al cuore dello spet- tatore per curarlo con quella benefica energia che circola nell’arte. Ed era un albero umano quello di cui avevano bisogno, molto probabilmente, i pazienti del centro cardiovascolare per potersi immedesimare in esso in una sorta di rapporto simbiotico. Quando l’artista ideò l’opera, cautamente non pensò al legno poiché non si addiceva al luo- go, per le norme antincendio. Disegnò invece uno scheletro da realizzare in acciaio zincato in grado di resistere alle intemperie e ai venti forti. La forma dello scheletro le fu suggerita dalla tipica struttura dell’apparato circolatorio o vascolare, che attraverso l’aorta (la più grande arteria del corpo umano che ha origine nel ventricolo sinistro del cuore!) porta il sangue ai polmoni. Modellò poi la scultura in un bozzetto aggiungendole una protuberanza a forma di cuore umano. Chiamò infine la ditta californiana Nature Maker, specializzata in questo genere di lavori, a rivestire lo scheletro con il cuore, con una sorta di epidermide in cemento armato, inta- gliata e dipinta a mano come se fosse stata una corteccia di sughero. La complementarità tra la natura e l’uomo, è sottolineata dall’artista proprio nella funzione vitale della respirazione, poiché l’uomo respirando elimina l’anidride carbonica e assume l’ossigeno, mentre al contrario l’albero respirando prende anidride carbonica e rimette nell’aria ossigeno. 101
Tutta l’arte di Lidia León si aggira attorno alle scienze empiriche, di cui l’artista coglie nell’universo le infinite relazioni con quella sfera più impalpabile dell’anima, decodificando dai linguaggi della natura, significati e significanti che esprimono i valori assoluti dell’arte. Non a caso il mondo naturale è strutturato esattamente come il corpo umano, nel quale si ripetono le stesse forme e gli stessi sistemi di proporzione. Ne è un esempio l’uomo vitru- viano di Leonardo da Vinci, il grande maestro italiano che seppe meglio di tutti coniugare arte e scienza, suggellandole entrambe in opere sublimi. Le sembianze dell’albero con i suoi rami, ritornano nel nostro corpo sotto forma di appara- to circolario o cardiovascolare. Questo ci porta a riflettere non solo sul funzionamento del corpo umano che segue in linea di massima quello di tutti gli altri esseri viventi, ma anche su come proteggerlo e curarlo secondo le leggi che sono in natura. Ed in questo caso cre- ando una protuberanza a forma di cuore sul tronco del suo albero, Lidia León indica qual’è la strada della guarigione da seguire. L’azione di piantare un albero diventa così etica e morale poiché salvaguarda il mondo dall’estinzione della specie umana. Nel mito dell’isola di Pasqua, si narra che i primi abitanti presi dalla superbia di gareggiare tra loro, costruirono i moai24 (che sono delle grandi sculture monolitiche), depauperando i rigogliosi boschi dei loro alberi. Fu così che la terra divenne arsa; non potendo più nutrirsi con i prodotti della terra, costretti al cannibalismo finirono per estinguersi. La leggenda dei moai più che mai attuale nel mondo di oggi, esorta l’uomo a recuperare quel rapporto simbiotico con la natura inesauribile fonte di vita e d’ispirazione. Ed è per questo che Lida León pianta un albero dal cuore umano nel giardino della fantasia. 24 https://it.wikipedia.org/wiki/Moai “I miei genitori e l’educazione scolastica con le Suore Teresiane hanno stimolato l’integrazione come valore sociale e personale, generatore di salute mentale e spirituale. La mia formazione come architetto consolida avere altri che giochino il ruolo principale nei miei disegni”. Lidia León [LiLeón] 102
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LATITUDES Y LONGITUDES 104
Latitudes y Longitudes 2014 Installazione Interattiva Arte video 10 x 10 x 10 m Nell’installazione Latitudes y Longitudes presentata nel salone espositivo spazio di Autozama a Santo Domingo nell’ambito dell’edizione del 2014 di Photoima- gen, il Festival di fotografia e audiovisivi più importante dei Caraibi, e sempre nello stesso anno al Miami Mix Festival, Lidia León affronta temi socio-politici partendo da un’analisi strutturale di un frammento di vita quotidiana nelle grandi metropoli dell’éra tec- nologica in cui viviamo. L’ispirazione le arriva un giorno quasi per caso, mentre si trovava nel negozio della Apple sulla Fifth Avenue a New York. In un certo senso si può dire che l’installazione Latitudes y Longitudes le sia stata ispirata da due “mele”! Dalla prima mela, la Apple (il colosso americano del mercato tecnologico multimediale), l’artista prende lo spunto critico oltre probabilmente al mezzo utilizzato, e dalla seconda mela, New York (quella che si può dire la prima megalopoli assoluta della storia), il contesto per osservare attentamente la reazione più consueta alla tecnologia multimediale che si manifesta nel movimento caotico delle masse umane. León fu subito attratta dalle immagini delle persone che scendevano e salivano nello store della Apple, attraverso un ascensore in vetro e una scala con i gradini trasparenti. Si appostò a filmarli e fotografarli per qualche minuto, posizionandosi dove meglio poteva carpire queste immagini. L’effetto dei passi sui gradini trasparenti della scala ripresi dal basso, la incuriosì tanto da soffermarsi a filmarli più a lungo ed in verità questa danza nella quale le ombre nere si muovono quasi per impulso senza alcun ritmo, è il momento più suggestivo dell’opera video proiettata all’interno dell’installazione. Ma se, come affermava Marshall McLuhan25, è vero che“ il media è il messaggio”, ecco perché la tecnologia che si compone appunto di molti media o mezzi, genera continui mes- saggi che retroagiscono con quelli di altri media, destabilizzando le persone che si trovano così a perdere sempre i loro punti di orientamento bombardati da mille informazioni diver- se. Pertanto McLuhan sosteneva che è necessario valutare l’impatto dei media in termini di “implicazioni sociologiche, politiche e psicologiche”. 25 Il medium è il messaggio, Quentin Fiore, Marshall McLuhan, Corraini Editore, 2011 105
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Latitudes y Longitudes 2014 Frammenti dell’installazione video 107
Due viste dell’inaugurazione di Latitudes y Longitudes SOPRA: MIAMIMIX Wynwood Warehouse Proietto. Miami, Florida SOTTO: PHOTOIMAGEN 2014, AUTOZAMA SANTO DOMINGO Come aggravante poi, i media caldi esercitano sull’uomo una sorta di torpore in grado di fargli perdere di vista la realtà. Nelle immagini di Latitudes y Longitudes per il quale l’artista dominicana ha costruito la sua installazione interattiva, le persone quasi come se fossero degli automi colti nei loro mo- vimenti ripetitivi, hanno continuamente in mano i telefoni portatili per telefonare, leggere messaggi, fotografare. Il movimento del flusso di questa massa umana si svolge secondo due traiettorie che sono quelle della longitudine, quando le persone si spostano attraverso la scala e l’ascensore verso il basso per entrare ed uscire dal negozio, e quelle della latitudine quando il loro mo- vimento si espande sui diversi livelli delle aree calpestate. Lidia León che chiama all’appello tutte le sue conoscenze scientifiche, filmando si rende conto però che questo incessante movimento non è misurabile in termini scientifici in quanto disordinato, caotico e senza riferimenti. Infatti commentando la sua opera l’artista sottolinea: “Interagiamo con dei parametri che ci servono di riferimento, ma questi a loro volta sono in continuo cambiamento. Questi cambiamenti generano disorientamento, confusione, caos...”. Marshall McLuhan suggeriva alle nuove generazioni che erano nate dopo la grande rivolu- zione tecnologica, di cercare le spiegazioni di quella realtà che era cambiata, analizzando la struttura stessa dei media che adoperavano. I media ai quali costui si riferiva comprende- vano non solo i mezzi di comunicazione, ma più in generale tutto quello che determinava un cambiamento (movimento). “Molte delle mie proposte promuovono l’inclusione sociale attraverso il gioco, rilasciando tensioni, stimolando l’immaginazione. Invitare il pubblico ad interagire con i miei lavori, alimenta quel bisogno sociale degli umani, promuove uno spazio di rispetto per le nostre differenze, contrastando così le discriminazioni di ogni tipo”. Lidia León [LiLeón] 108
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Ed è questo che fa LiLeón nel suo video e che invita il pubblico a fare nella sua installazio- ne interattiva: estraniarsi per qualche minuto dal contesto reale, entrando scalzi in quella camera bianca, costruita proprio per permettere ai visitatori di osservare le immagini della loro vita quotidiana, comprendendo così che il nostro caotico movimento frenetico non è più misurabile in termini umani, ma è totalmente controllato dalla tecnologia. Su una grande pedana di legno cosparsa di morbida sabbia, l’artista costruisce la sua ca- mera bianca, che sembra quasi un rifugio. Le pareti sono di tessuto bianco perché il video venga proiettato all’interno. L’artista chiede ai visitatori di togliersi le scarpe e le calze prima di entrare, per poter im- mergersi meglio dalla cima dei capelli fino ai piedi, nella doccia di immagini e suoni che viene proiettata dall’alto sulle pareti della camera bianca. Il video si compone da una parte dalle immagini in bianco e nero dei piedi che camminano ripresi dal basso all’interno del negozio, e dall’altra dalle immagini a colori filmate nella strada davanti all’ingresso del negozio. Le due parti si alternano tra loro più volte tessendo la trama del filmato. Con la colonna sonora LiLeón rafforza la suggestione aggiungendo nella prima parte, una sorta di respiro metallico non umano, e nella seconda acuisce il senso caotico di spaesa- mento dato da questi individui in movimento, con suoni amplificati del traffico cittadino. Mentre nella prima parte il movimento dei piedi è sempre rallentato, nella seconda le per- sone si muovono prima lentamente e poi sempre più velocemente, proprio per svelare al pubblico le diverse angolazioni dalle quali l’artista le ha osservate, che sono quella interiore più riflessiva e quella esteriore (apparente). I continui cambiamenti di questo incedere caotico “provocano una lotta interna ed esterna per il controllo e il potere” afferma LiLeón. Per ritornare ad avere un equilibrio in una condizione di pace personale e collettiva, è necessario gestire il proprio corpo e la propria psiche, mettendo a tacere quegli impulsi violenti che ci portano a qualsiasi genere di lotta. Oggigiorno tutti sanno che l’eminenza grigia che controlla il mondo è il mercato globale, nel quale la tecnologia regna sovrana, ma pochi si soffermano a riflettere sui meccanismi 110
con i quali avviene questo controllo. E questo controllo avviene proprio nella vita quotidiana e soprattutto nelle grandi metropoli, dove le giornate sono strutturate secondo le regole dettate dal mercato, che condiziona persino i movimenti e le azioni degli uomini. Pertanto come insegna Lidia, diventa fondamentale costruirsi un rifugio dal quale entrare ed uscire, per poter meglio comprendere di che pasta è fatto il male di cui soffre questa nostra realtà. 111
ADN ARTE DE NACER ADN - Arte De Nacer (Arte di Nascere) 2013 Installazione 4x4x8m 27 Bienal Nacional de Artes Visuales Santo Domingo Museo de Arte Moderno 112
Presentata per la prima volta al pubblico alla 27 Bienal Nacional de Artes Visuales, che si è tenuta nel 2013 presso il Museo de Arte Moderno di Santo Domingo, ADN - Arte De Nacer si rivelò subito come un’opera geniale ricevendo il massi- mo gradimento del pubblico (premio del pubblico). In verità l’opera si chiamava inizialmente con il nome ADN - Arte De Nadar (arte di nuota- re) che le aveva dato l’artista, proprio perché ispirata al movimento degli spermatozoi che dotati di una coda (flagello), possono nuotare nel corpo della donna. Nel suo testo criti- co, Marianne Tolentino la direttrice della Galería Nacional de Bellas Artes, chiamò l’opera ADN - Arte De Nacer. Sicuramente Tolentino che è uno dei maggiori esperti di arte con- temporanea della Repubblica Dominicana, deve aver riconosciuto all’installazione e quindi a Lidia León, il merito di aver colto attraverso l’ arte, l’affascinante mistero del concepimento. L’installazione meticolosamente costruita, si compone di tre elementi principali che sono: la testa, lo scheletro e la base. Gli elementi che sono alla testa e alla base, due poligoni a otto lati in acciaio specchiante, sono sistemati in corrispondenza l’uno sull’altro affinché possano rimandarsi la luce. 113
Lo scheletro è dato da una rete di nylon, bordata da una sorta di sugheri colorati così come lo sono le reti da pesca, che s’innalza per più di otto metri tra la testa e la base. I sottili tubi di alluminio, che impongono alla rete un movimento elicoidale simile alla struttura del DNA, fanno da ossatura all’opera. Al centro del poligono che è alla base, si apre come uno sorta di ombelico cosmico (om- phalos), con un corpo luminoso centrale contornato da ciottoli di diverse dimensioni. A metà altezza tra la rete e l’elemento specchiante che è alla base, in corrispondenza della luce, è sospeso un prisma di cristallo. Il fascio di luce emanato dalla base, attraversa prima il prisma, poi la rete, infine si riflette sul poligono specchiante che è alla testa dell’installazione, che a sua volta lo rimanda indietro secondo la stessa traiettoria, disegnando attorno al poligono di base, una stella a otto punte. Questa installazione davvero ben congegnata, si fonda su importantissime nozioni scien- tifiche della genetica, che l’artista riprende persino nelle forme geometriche, come i po- ligoni che richiamano i polimeri organici dell’acido nucleico, e la rete che rappresenta la concatenazione dei polimeri tra loro. Ma non solo, con la sua forza visionaria, Lidia León riesce ad andare oltre la scienza, ricollegandosi ad un sapere più antico come quello delle filosofie esoteriche che credevano nella possibilità di generare la vita, unendo gli elementi complementari; maschio e femmina. Il femmineo nell’installazione dell’artista dominicana è rappresentato dal poligono di base che emana luce, non a caso una delle metafore più ricorrenti per dire che una donna ha messo al mondo un bambino, è: “ha dato alla luce”. La tipologia dei sassi che sono attorno al corpo luminoso, richiama l’acqua che in alchimia corrisponde all’elemento femmineo. Nel liquido amniotico si forma il feto. E ancora la sor- gente di acqua nell’iconografia, rappresenta la fonte di vita. La stella ad otto punte, uno dei simboli più ricorrenti nelle architetture delle chiese, è la stella polare in quanto il Polo è il centro del mondo. Questo simbolo è stato anticamente attribuito a molte divinità femminili e poi è trasmigrato nel cristianesimo come attributo mariano. Dall’elemento maschile, che Lidia León ha individuato nel poligono di testa, si diparte la rete tendendosi verticalmente verso l’elemento femmineo che è alla base. La rete da pesca, è una citazione dell’allegoria dell’evangelizzazione, dove Cristo e i Santi Apostoli appaiono come pescatori di anime. Ovviamente nell’opera di Lidia León, la rete è un’allusione al flusso di spermatozoi che vengono iniettati, al momento del concepimento, 114
nel corpo umano tra i quali viene miracolosamente “pescato”, lo spermatozoo felice che feconda l’uovo. Infine LiLeón, appende scaramanticamente sulla vita che nasce (la luce), un prisma di cristallo che ha il potere, grazie alla sua particolare forma sferica, di trasformare la luce in energia positiva. Come spiega l’artista nell’antichissima pratica del Feng Shui, molto segui- ta nell’architettura e nell’interior design, i cristalli sono usati per le loro specifiche energie che trasmettono allo spazio, proteggendo soprattutto quelle abitazioni che nascono in aree geografiche pericolose. Ma non solo, i cristalli sono utilizzati per riequilibrare l’energia nel corpo umano. Secondo la tecnica Reiki, i cristalli vengono posizionati sul corpo umano, proprio in corrispondenza dei suoi dischi di energia (Chakra). Nella scienza il prisma di cristallo, ebbe un’importanza fondamentale, poiché permise a Newton di scoprire la teoria corpuscolare della luce, ossia che la luce è fatta di nu- merosissime microscopiche particelle che vengono lanciate dalla sorgente luminosa ad altissima velocità. Ciascun colore di cui si compone la luce, corrisponde al suo indice di rifrazione sul cristallo. 115
ADN - Arte De Nacer Ma al di là della ricchezza di rimandi scientifici e simbolici, la particolarità di ADN è quella di (Arte Di Nascere) essere funzionale ai suoi molteplici e complessi significati, tanto da recepirli e visualizzarli 2014 tutti immediatamente. Installazione LiLeón con quella stessa inventiva che avevano i costruttivisti russi di ingegnarsi con nuovi 4x4x8m materiali e tecniche, per fabbricare strutture dove il corpo dell’opera equivaleva al suo Programma Artistico significato, ha dato alla luce ADN: una sorta di Avatar con il cuore umano, costruito con il Culturale DNA degli uomini. Ágora Mall La gigantesca ma slanciata scultura metallica luminosa, per il suo andamento a spirale, ricorda moltissimo il monumento alla Terza Internazionale disegnato e progettato da Vladi- 116 mir Tatlin26, ma mai realizzato. La torre di Tatlin composta da due eliche che s’innalzavano 26 https://it.wikipedia.org/wiki/Vladimir_Evgrafovi%C4%8D_Tatlin
su una base cubica per 400 metri di altezza, senza alcuna retorica avrebbe voluto essere l’edificio di San Pietroburgo che celebrava la modernità sfidando la Torre Eiffel che ne de- teneva il primato assoluto. Ma non solo, l’esoscheletro metallico di ADN richiama le sculture di un importante firmata- rio del manifesto realista le cui idee confluirono nel costruttivismo, lo scultore russo Naum Gabo27, il quale sosteneva che la principale missione dell’artista è quella di rendere visibili le forze nascoste in natura. L’arte di LiLeón si relaziona spesso con la natura e con le scienze, e in particolare con quelle scienze che svelano la struttura interna e l’organizzazione nel mondo della natura. Ed è per questo che le sue rigide forme geometriche, si flettono verso le forme organiche, trasformando i corpi in diagrammi di forze. ADN potrebbe essere una ballerina che avvitandosi sui suoi passi di danza, si libra leggera in volo. Ma in verità quest’opera rappresenta il luogo, il tempo e come avviene il concepi- mento, quando uno di quei milioni di spermatozoi che si fanno avanti nell’utero nuotando, feconda per magia l’ovulo femminile dando luce alla vita. Il pubblico partecipa così ai prin- cipi della cosmologia, secondo la quale l’universo stesso è cominciato con la sua nascita. Per i suoi profondi contenuti e poteri di suggestione, durante il periodo espositivo presso il Museo di Arte Moderna a Santo Domingo, venivano organizzate attorno all’opera, sessioni di meditazione alle quali i visitatori erano invitati a partecipare. L’aspetto cosmico dell’o- pera, venne amplificato dall’artista nel 2014, quando ADN fu esposta con l’aggiunta di un mandala, nello spazio espositivo dell’ Ágora Mall, nell’ambito di un Programma Artistico Culturale dedicato alle espressioni dell’energia creativa. LiLeón disegnò con motivi geome- trici, sul pavimento attorno al poligono di base, un grande mandala che fu colorato succes- sivamente. Sulla superficie del mandala tornarono a ripetersi le sessioni di meditazione, e fu organizzata anche una coreografia di danza moderna, dedicata al costante dialogo tra il corpo maschile e quello femminile. Il mandala è una parola sanscrita che indica uno spazio sacro circolare orientato attorno ad un centro sacrificale, dove all’origine dell’Universo avvenne quel sacrificio iniziale che ne determinò la sua nascita. Nelle filosofie orientali, il mandala è usato per la meditazio- ne, affinché l’uomo possa confluire con la sua energia in quella cosmica e liberare così il 27 http://www.filosofia.unimi.it/itinera/mat/saggi/simoncellis_bioarte.pdf 117
“ADN - Arte De Nacer ci ricorda che siamo il risultato dell’unione dell’energia femminile (rappresentata dall’albero di luce, pietre e specchi) e dell’energia maschile (simbolizzata dall’elemento verticale)”. Lidia León [LiLeón] 119
suo spirito. Come afferma LiLeón, fu il filosofo Carl Gustav Jung ad introdurre per primo nel pensiero occidentale, il mandala sul quale scrisse quattro saggi. Jung sosteneva che nell’individuo coesistono l’inconscio personale e l’inconscio collettivo, che si esprime at- traverso gli archetipi. Il mandala che è in sostanza un archetipo, sollecita l’uomo a cercare se stesso accogliendolo in un’area protetta e circoscritta di tranquillità, dalla quale sarà più facile per lui riconoscere nel punto centrale, la fonte di ogni energia, comprendendo così il significato della vita Nella sua forza visionaria, l’artista dominicana (dalla poliedrica personalità) si trasforma in una sciamana, che va disegnando un cerchio attorno alla vita per purificarla e guarirla da ogni male. Ed è per questi suoi straordinari poteri terapeutici quanto per l’incredibile energia che emana sul pubblico, che ADN - Arte de Nacer si può ritenere un’opera davvero unica. “L’installazione ADN - Arte De Nacer nasce dalla necessità di onorare il miracolo della vita, quella magia che si verifica al momento del concepimento quando lo sperma maschile penetra l’uovo della donna. ADN rivela il codice dell’ordine cosmico che fa le veci di ponte tra arte e scienza, tra natura e spiritualità”. Lidia León [LiLeón] 120
ADN - Arte De Nacer (Arte Di Nascere) (Dettagli) 2013 Installazione
JAULA BRILLANTE 122
Jaula Brillante (Gabbia Luminosa) 2015 Installazione Interattiva 12 x 12 x 12 pies 28 Bienal Nacional de Artes Visuales a Santo Domingo Museo de Arte Moderno Ipalloncini di plastica gonfiabili color argento di Jaula Brillante, non possono che ricondurre ai gonfiabili più famosi dell’arte contemporanea, quelli dell’artista ameri- cano Jeff Koons che ha invaso (letteralmente!) i musei e le gallerie del mondo con le sue gigantesche opere ludiche gonfiabili. Per spiegare l’installazione Jaula Brillante di Lidia León, che ha ricevuto il premio del pubblico nell’ambito della 28 Bienal Nacional de Artes Visuales della Repubblica Dominicana, partiremo dall’analisi dei gonfiabili di Koons, che si trovano esattamente agli antipodi del territorio delineato dal pensiero filosofico di Lidia León. Koons rappresenta meglio di tutti i suoi colleghi contemporanei the american way (lo stile di vita americano), che è direttamente correlato a the american dream (il sogno americano). Le sue opere pongono l’accento sulle disuguaglianze insite nella classe dei consumatori. Diffondere nell’arte il gusto kitsch della middle class (il popolo), vuol dire per lui, riportare l’upper class (l’élite nella quale si trovano appunto i consumatori di arte!) allo stesso livello della middle class. L’operazione culturale che si prefigge Koons ritenuto l’erede di Andy Warhol, icona assoluta della pop-art (popular art / arte popolare), è quello di banalizzare l’arte per abbattere le barriere sociali delle disuguaglianze. Incredibilmente l’operazione di Koons sembrerebbe molto ben riuscita, dato che Balloon Dog –orange (pallone arancio a forma di cane) è stata battuta a 58,4 milioni di dollari in un’asta del 2013 della Christie’s28! 28 http://www.filosofia.unimi.it/itinera/mat/saggi/simoncellis_bioarte.pdf “Jaula Brillante suggerisce l’espressione della libertà contrapposta alla reclusione. Dimostra che le limitazioni possono trasformarsi in una preziosa risorsa di ispirazione ed espansione. Non importa quanto una situazione possa sembrare difficile, c’è sempre una via d’uscita”. Lidia León [LiLeón] 123
Jaula Brillante (Gabbia Luminosa) Installazione Interattiva 12 x 12 x 12 piedi Centro León Santiago 124
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In parole semplici, quando i visitatori trovano esposto in un museo un grande coniglio o cane gonfiabile, si sentono rassicurati e riappacificati con il mondo, poiché l’opera d’arte non stimolando in loro alcun senso critico, non li costringe in una condizione d’inferiorità psicologica e intellettuale. Ecco tutto questo è esattamente il contrario di quello che fa Lidia León con le sue insta- llazioni d’arte interattive, che invitano invece il pubblico a riflettere per accrescere le sue facoltà cognitive e per affinare quelle percettive. Quando l’artista dominicana utilizza i pa- lloncini gonfiabili color argento, affinché il pubblico possa divertirsi giocando a farli volare più in alto della gabbia, pone i visitatori davanti ad un importante quesito: “C’è speranza di sentirsi ancora liberi quando in verità si è prigionieri delle proprie restrizio- ni personali e di quelle collettive?” Jaula Brillante, la gabbia di metallo che l’artista espose nel 2015 nel Museo de Arte Mo- derno a Santo Domingo e successivamente nel Centro Cultural Eduardo León Jimenes e all’Universidad Pedro Henríquez Ureña, inchiodava da subito il pubblico davanti ad una scelta, che era quella di entrare arbitrariamente nella gabbia affrontando così la propria condizione umana. Ma la gabbia che León aveva preparato per i suoi visitatori era invitante, poiché piena di festosi palloncini ad elio, che i visitatori giocando dovevano far volare il più in alto possibile, cercando di farli volare via dall’apertura che l’artista aveva lasciato sulla volta della gabbia. Nel movimento gioioso dei palloncini argentei, la gabbia prendeva luce, trasformandosi in una scena da sogno. LiLeón sorridendo benevolmente al suo pubblico, mostrava loro come i sogni possono diventare realtà, liberando l’immaginazione. La capacità di sognare ad occhi aperti, che appartiene più ai bambini che agli adulti appe- santiti dal loro vissuto, serve ad alimentare quella speranza di libertà che non andrebbe mai persa, sottolinea l’artista in questo suo lavoro. Stimolare l’immaginazione è uno dei compiti più delicati dell’arte, quanto lo è quello della ricerca della libertà. L’arte che per sua natura è uno dei linguaggi più liberi, dimostra però che ci sono dei limiti nel concetto stesso di libertà. Infatti non esiste una libertà oggettiva, poiché nel mondo gli esseri viventi e non viventi, sono strutturati in un sistema complesso di relazioni, correlazioni e interrelazioni, che li limita nel loro essere e agire. Nella vita concreta può realizzarsi solo la libertà sogge- ttiva, ed è proprio a quest’ultima che devono aspirare i singoli individui trovando sempre 127
una possibile via d’uscita. L’arte stessa è una dimostrazione di come il processo creativo, costringa l’artista a districarsi tra le imposizioni della materia e delle tecniche, prima di librarsi in volo con la sua immaginazione. La metafora della gabbia come allusione alla negazione della libertà in senso sociale, politico e culturale nell’éra dell’urbanesimo delle grandi metropoli, era già stata utilizzata dall’artista italiana di origine veneziana Federica Marangoni29 classe ‘40, che aveva partecipato al Nou- veau Realisme 30, movimento artistico e culturale teorizzato dal critico d’arte Pierre Restany. Le Nouveau Realisme diffusosi in Europa negli anni ‘60, quasi contemporaneamente al New DADA negli Stati Uniti e subito prima della Pop Art, voleva trovare una linea comune tra le tendenze di quegli artisti che andavano recuperando subito dopo l’astrattismo, un nuovo rapporto con la realtà che si stava trasformando sotto l’impulso del settore indus- triale in continuo sviluppo. Le gabbie metalliche di diverse dimensioni nelle quali Marangoni imprigionava le sue fragili sculture di vetro di Murano, che rappresentavano gli archetipi del suo linguaggio artistico, (quali le farfalle, le mani, i monitor, ecc.) culminano nel 2006 nella grande gabbia di ferro a forma di cubo di più di un metro, dal titolo “Il Colore del Cuore”, dove l’artista presenta un cumolo di cuori in vetro soffiato illuminati da una luce rossa. Tornando a Jaula Brillante di Lidia León, oltre alla gigantesca gabbia di 12x12x12 pie- di, l’artista dominicana utilizza nella sua installazione interattiva, un’altra metafora per esortare il pubblico a superare le difficoltà liberandosi da qualsiasi tipo di vincolo, che è appunto quella del palloncino che vola via oltre i confini della gabbia. L’uso della metafora nel linguaggio artistico ha lo scopo di stimolare nel pubblico, una reazione intellettuale 29 Federica Marangoni –I luoghi dell’utopia, Edizioni Gabriele Mazzotta, 2007 30 https://it.wikipedia.org/wiki/Nouveau_R%C3%A9alisme “Jaula Brillante incoraggia le persone ad entrare nella propria prigione attraverso il gioco e la curiosità. Con coraggio, cautela e determinazione, coloro che si sentono motivati possono scivolare attraverso le sbarre per entrare volontariamente”. Lidia León [LiLeón] 128
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attraverso la suggestione che si prova davanti ad un’immagine fortemente emotiva. Nel caso di Jaula Brillante, l’esperienza fisica di calarsi con il proprio corpo dentro un’im- magine affettiva che riporta immediatamente all’infanzia, va a rafforzare ulteriormente il significato della metafora. Ma al di là dell’analisi del linguaggio artistico utilizzato in questa installazione, rimane esemplare che Marangoni prima e dopo Lidia León, che sono due donne artiste di ge- nerazioni diverse (oltre che di Paesi molto lontani!), e che provengono da esperienze e culture differenti, abbiano entrambe sentito l’esigenza di dedicare attenzione e spazio nel loro lavoro, ad un tema così importante come quello della libertà riesumando persino le stesse metafore. Molto probabilmente questa è la dimostrazione di come nonostante il progresso e il cambiamento generazionale, siano ancora le donne in particolare, a so- ffrire maggiormente i limiti di una società ottusa che non ha ancora compreso il valore profondo della libertà. “Jaula Brillante è costruita sulla base del processo interattivo. Ogni persona contribuisce con la sua singolarità, generando così una vitalità collettiva che dà a l’opera d’arte una vita propria”. Lidia León [LiLeón] 132
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RiCACA RiCACA (Dettagli) 2018 In quest’opera che provoca il pubblico sin dal titolo (che non richiede nessuna spiega- Installazione Interattiva zione!), Lidia León si è inventata una sorta di ambiente domestico, che risulta essere Servizi sanitari consolle un ibrido tra la toilette e la sala da pranzo. di legno, tessuto e Penetrando in questo ambiente, si ha la sensazione di essere in una delle finte case IKEA, cioccolato esposte negli show room del colosso mondiale del readymade. La enigmatica toilette/sala da pranzo proposta dall’artista, è costruita in bancali di legno naturale. Su una delle quattro 134 pareti, vi è una sorta di consolle di legno utilizzata come tavolo da pranzo, corredato dai tre servizi igienici, nei colori verde, celeste e marrone che fungono da sedie. Il tavolo da pranzo è apparecchiato con semplici piattini bianchi, di cui quello centrale, contiene un pezzo di cioccolato a forma di escremento. E ancora sulla parete di fronte al tavolo, sono sistemati ben in vista, due portarotoli a parete, con tanto di carta scottex, e un cestino portacarta appoggiato sul pavimento. Le altre due pareti sono rese dalle tendine bianche, che assomigliano molto a quelle delle docce. Durante la performance le tendine vengono chiuse per rendere più intimo l’ambiente. L’artista/architetto si reinventa così scenografa e regista, mettendo in scena due delle comuni azioni fisiologiche che si ripetono quotidiana- mente: mangiare e defecare. A prima vista RiCACA per l’irriverenza del tema, ricorda l’opera Merda d’artista di Piero Manzoni che sigillò 90 barattoli di latta con tanto di etichette che dichiaravano: “merda d’artista. Contenuto netto gr 30. Conservata al naturale. Prodotta ed inscatolata nel mag- gio 1961”.31 Sulla parte superiore del barattolo, Manzoni appose un numero progressivo da 1 a 90 con la sua firma. Quest’opera presentava due diverse chiavi di lettura; una più poetica che riconosceva nelle feci, la reliquia dell’autore, e una più ironica che mirava a colpire il mercato dell’arte nel quale si vende qualsiasi cosa purché in edizione numerata, firmata dall’artista e garantita nella sua autenticità ed esclusività. Ma superata la provocazione iniziale, Lidia León trasforma il conviviale momento di degus- tazione del cioccolato, in un’originalissima performance, dove i visitatori prendendo pos- to sui servizi sanitari, mangiano in silenzio il cioccolato. La pièce intende così descrivere 31 https://it.wikipedia.org/wiki/Merda_d%27artista
Il pubblico è invitato ad entrare nell’installazione. Lidia Leon suggerisce: Le persone che desiderano sperimentare RiCACA, avranno l’opportunità di sentire i sanitari come un trono. attraverso la partecipazione del pubblico, le relazioni esistenti tra l’apparato digestivo e le funzioni celebrali ed emotive negli individui. Non a caso l’oggetto della performance è il cioccolato. Il cacao contiene infatti un aminoa- cido, la teobromina, capace di stimolare la produzione dell’ormone del buonumore, e gra- zie alle vitamine, ai sali minerali e agli antiossidanti il cioccolato è consigliato per risollevarsi dalla stanchezza e dai cali d’umore. Lidia León che come artista dominicana sente un imprescindibile attaccamento alla sua terra di origine, tanto da immergersi nel suo ambiente naturale ritrovando in quest’ultimo sempre nuovi spunti di riflessione, è fortemente impressionata dai poteri del cacao che le antiche popolazioni dei Maya chiamavano “cibo degli dei” poiché riservato esclusivamente a pochi eletti. Cristoforo Colombo fu il primo ad assaggiare il cacao e successivamente gli spagnoli, preferirono assumere il termine “chocolate”, piuttosto che quello azteco di “ca- cahuate” a causa dell’assonanza con la parola “caca” che indica le feci. 135
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Tornando a Piero Manzoni se le feci si possono considerare una parte fondamentale del corpo dell’artista, così il cioccolato nell’opera di LiLeón, si può ritenere una risorsa delle viscere della terra caraibica (la Repubblica Dominicana è uno dei maggiori esportatori di cacao nel mondo!). Nel suo invito al pubblico ad entrare nell’installazione, León suggerisce: “Le persone che desiderano avere un’esperienza personale con RiCACA, hanno l’opportunità di sedersi su un servizio igienico, “trono”. Tenendo conto delle seguenti linee guida: 1. Prima di tutto, sii totalmente spontaneo, sii di nuovo bambino. 2. Consentire, senza pregiudizio, le manifestazioni naturali dell’apparato digerente: erutta- zione, flatulenza... 3. Si raccomanda di tacere durante l’esperienza. Infine il suo augurio sempre ai visitatori, è quello di mantenere un buon rapporto con il pro- prio sistema digestivo, tenendo presente che l’ormone stesso della felicità è prodotto dall’in- testino. Con un salto indietro nel tempo, León riavvolge il nastro della memoria ancestrale, riportandoci alle antiche usanze dei nostri progenitori che leggevano il destino degli uomini nello sterco degli animali, come avveniva con la scatomanzia che era appunto una pratica di divinazione. E sempre viaggiando a ritroso nella storia, non bisogna dimenticare che i medici prima di avvalersi dell’ausilio delle scoperte scientifiche, erano costretti ad assaggiare le uri- ne dei pazienti per controllare il loro stato di salute. Non a caso Lidia León spiegando questa sua installazione, cita una frase dello psicologo Junghiano James Hillman: “L’escremento è probabilmente la sostanza più ricca di informazioni che abbiamo, pieno di miliardi di batteri e microrganismi. E per questo motivo, alcune persone vengono a ese- guire trapianti fecali per ristabilire il loro microbiota o flora intestinale. Si alcune persone mangiano la materia fecale per guarire“. Nell’agricoltura le feci sono utilizzate come fertilizzanti della terra, e ancora un recente stu- dio sulla presenza delle popolazioni dei Maori in Nuova Zelanda nel XIII secolo, condotto dall’Università Ca’ Foscari di Venezia e dall’Istituto per la dinamica dei processi ambientali del Consiglio nazionale delle ricerche, è stata possibile grazie all’analisi di sedimenti di steroli fecali.32 32 http://www.telegalileo.com/2018/10/09/la-storia-delluomo-raccontata-dagli-steroli-fecali-nuove-scoperte 139
RiCACA 2018 Installazione Interattiva Servizi sanitari consolle di legno, tessuto e cioccolato 2 x 2.30 x 2.30 m 140
E se “Fontana” il ready-made realizzato nel 1917 da Marcel Duchamp e mai esposto al pubblico poiché ritenuto dissacratorio, è stato considerato l’opera più importante del ven- tesimo secolo, sicuramente RiCACA composto da altrettanti vasi sanitari, si può ritenere un importante operazione culturale. Lidia León che non utilizza mai la formula scandalistica nel suo lavoro, sfida per la prima volta ogni tabù, trasformando un’oscenità apotropaica, come l’analogia di mangiare e defecare, in un avvertimento a fin di bene. Fontana il ready-made a forma di orinatoio che l’artista francese avrebbe voluto presen- tare al pubblico di NY, sfidando la morale borghese e che firmò con il nome sibillino di R. Mutt (Richard Mutt), negò tutti i valori di una società che stava per entrare a sua insaputa in un periodo molto buio della storia, come quello delle guerre mondiali. RiCACA al contrario seppur richiamando il più famoso ready-made della storia dell’arte con- temporanea, intende promuovere maggiori valori nella società contemporanea, invitando gli individui ad agire responsabilmente nei confronti del proprio corpo senza vergognarsi delle sue funzioni. L’aspetto ludico di RiCACA, riconduce il visitatore all’infanzia; poiché quando si è seduti sui servizi sanitari a mangiare la cioccolata, sembra di tornare ad essere bambini! Ma la reazione incredibile che si ha subito dopo aver partecipato alla performan- ce, è quella di uno spontaneo sorriso di buonumore, per aver superato la prova dei freni inibitori, e per essersi liberati dal peso dei preconcetti. Ed è questo il talento nell’arte con il quale Lidia León ammicca al suo pubblico, restituendo l’immagine viva dell’antico proverbio spagnolo che dice:“Barriga llena, corazón contento” (pancia piena, cuore felice). “RiCACA cerca di scoprire la ricchezza nascosta nella cacca. Attraverso questa performance collettiva voglio stabilire un rapporto più stretto e più sano con il mio sistema digestivo fondendo il cioccolato (qualcosa che identifichiamo come gustoso, piacevole o squisito) con la cacca (qualcosa che rifiutiamo come sporco, vile e disgustoso)”. Lidia León [LiLeón] 142
RiCACA (Dettagli) 2018 Installazione Interattiva Servizi sanitari consolle di legno, tessuto e cioccolato
CHI E’ LILEÓN CAPÍTOLO III
DI C H I ARAZ IONE DE L L’ A RTISTA “Scoprire la correlazione tra scienza, natura e spiritualità, rivelando il legame tra l’intangibile e il visibile”. Lidia León [LiLeón] 146
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